La Rabbia di Pasolini
PPP sul maxischermo, ancora una volta
È arrivato nelle sale cinematografiche italiane uno dei lavori di Pier Paolo Pasolini, da lui scritto e diretto nel 1963. Trattasi de “La Rabbia” un film-documentario che pronto a ricostruire un’immagine dell’Italia, senza tralasciare le situazioni socio-politiche di paesi come Russia, Inghilterra, Francia, Africa, a partire dall’uccisione di De Gasperi fino al boom economico dei primi anni 60’.
All’epoca Pasolini riuscì ad entrare in possesso di certi cinegiornali di Mondo Libero di Gastone Ferranti, con il quale decise di dar vita al succitato film-documentario.
A lavoro ormai completato, però, Ferranti decise di trasformare il tutto in un’opera a quattro mani affidando la prima parte al giornalista di destra Giovannino Guareschi, secondo lo schema giornalistico “visto da sinistra visto da destra”. Pasolini, stizzito da questo cambiamento di rotta, accetta mal volentieri e taglia la prima parte del suo film per far posto allo spezzone del collega.
Oggi, Giuseppe Bertolucci, in coproduzione con “Istituto Luce”, “Minerva Rarovideo” e “Cineteca di Bologna”, ha provato a ricostruire quella prima parte tagliata, a mo di risarcimento del poeta. Il risultato è stato quello di una simulazione di quella parte basandosi sugli stessi cinegiornali di Mondo Libero e sulla poesia di Pasolini.
“La Rabbia” è un connubio di immagini dal mondo commentate e una poesia tanto arrabbiata quanto stigmatizzante. Allo stesso modo, però, sono le immagini stesse a formare le didascalie dei versi pasoliniani.
Il risultato è una descrizione dell’inizio del secondo 900’ che vede il proletariato e il sotto proletariato perdere gradatamente la propria identità, la propria semplicità e naturalezza, schiacciati da una borghesia tutta intessuta di perbenismo e pregiudizio.
Violenta l’accusa che il poeta scaglia contro la televisione, strumento principale di quella rivoluzione culturale in continuo crescendo, accusandola di trasmettere una falsa immagine del mondo, della società, imponendo modelli che non possono essere raggiunti.
Mentre sullo schermo passano immagini di feste sfarzose, divertimenti, e pettegolezzi sui vips, tantissima gente sta ancora pagando lo scotto di una violentissima guerra, che ha privato di parenti, casa, quel po’ di soldi.
Mentre sullo schermo passano immagini di feste sfarzose, divertimenti e pettegolezzi sui vips, la Natura, con tutta la sua potenza e implacabilità, ridicolizza l’uomo riportandolo alla sua condizione di “omuncolo” – per dirla come Petrarca – mandando giù alluvioni e calamità, che però colpiscono soprattutto la povera gente.
Il capitalismo avanza dirompente e straripante. Ma un po’ più in là guerre, barbarie e razzismo rappresentano l’altra faccia della medaglia, quella che si tenta di nascondere.
Al poeta il compito di dare una voce a quella classe sociale che tende a scomparire, nella quale però sono nascoste le risposte e le possibilità per arrivare ad un mondo “pulito”.
“La Rabbia” è un film profetico. Pasolini, sia il poeta sia il “corsaro”, aveva le idee fin troppo chiare circa quello che sarebbe accaduto. Viene da chiedersi, cosa avrebbe detto se fosse ancora vivo oggi? La risposta non è così ovvia come sembrerebbe.
Resta il fatto che la sua Rabbia, dopo più di quarant’anni, fa ancora eco.
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