Ed ecco la Fiera del Levante

..perchè c’è sempre stato un grande legame fra Fiera e scuola…
Per la 72-esima volta, a Bari, capoluogo delle Puglie, apre i Padiglioni la Fiera del Levante. Chi ha la mia età la rammenta soprattutto perché, in anni tecnologicamente remoti ma fisicamente poco lontani, essa apriva le trasmissioni televisive mattutine. Allora la Tv cominciava a trasmettere alle ore 17 e finiva alle ore 23. La prima giornata si trasmetteva integralmente la inaugurazione della Fiera del Levante, luogo, ai miei occhi stupefacente. Il luogo nel quale c’era tutto, mercanzie e tecnologie di ogni tipo e ogni giorno era buono per strappare a mio padre la promessa di andare alla fiera. Eravamo lontani e queste promesse di rado erano mantenute, in compenso andavo dalla vicina a vedere i film in Tv la mattina dei giorni successivi.
Non avevo la televisione e la scuola cominciava il primo di ottobre.
La scuola aveva un inscindibile legame con la Fiera del Levante, la fine della Esposizione Barese segnava la prima frescura, le ultime giornate di vendemmia e l’inizio della scuola.
Poi tutto è diventato più tecnologico ed evoluto, è cambiata la Fiera ed è cambiata la scuola, la Tv trasmette centinaia di canali secondo la regola 24/24 – 7/7 e di televisori ne abbiamo uno per ogni stanza.
In quarant’anni ne sono cambiate di cose, gli smemorati, guardando da lontano, dicono in peggio, i figli di puttana che approfittano della scarsa memoria dipingono ciò che fu di colori fascinosi e chiamano innovazione quello che fu. La scuola dei grembiulini e del gioco del “silenzio”.
La mia è cominciata nel 1964, dalla seconda elementare perché sapevo leggere, scrivere e far di conto. Si cominciava il primo di ottobre e il primo giorno di vacanze era il 4, San Francesco patrono dell’Italia. C’era il maestro unico, signore e padrone dei suoi pargoli che imparavano subito ad ubbidire e a stare in silenzio, metodo didattico: scudisciate o “manolate”.
Nessuno osava discutere i professori. Anzi, i genitori, nelle brevi occasioni di incontro, coglievano l’occasione per dare mano libera ai maestri e si raccomandavano affinché non mancassero le “mazzate”. Rammento un mio carissimo professore delle elementari, grande socialista che adesso non è più tra noi, il quale, con grandissimo sense of houmor, chiedeva a noi di procurargli le righe di legno con le quali ci massacrava le mani per default. Sosteneva infatti l’assunto che, durante le sue assenze temporanee (le malelingue le attribuivano a tresche amorose) sicuramente eravamo stati colpevoli di qualcosa e, sicuramente, il capoclasse si era fatto corrompere per non accusarci.
E quindi, sorridendo, distribuiva manolate a tutti, con grande senso dell’uguaglianza. Gli volevamo bene per questo. Sapevamo di altri maestri che avevano preferenze e che, considerato il bonus di manolate da distribuire costante, per risparmiare i figli di VIP aumentavano la dose agli altri. Essendo di famiglia di braccianti ero ben felice di avere il maestro socialista.
Rammento le scuole medie e il liceo, le prime in pieno ’68 ma in un paesino del sud non è arrivato, il secondo all’inizio degli anni ’70. Un liceo bellissimo nel quale c’erano docenti che ci hanno fatto studiare, e ci hanno aiutato ad occupare le scuola e in quelle occupazioni abbiamo studiato moltissimo, abbiamo scritto i Decreti Delegati e imparato ad usare la democrazia. Abbiamo imparato li che cosa fosse la cultura, chi era Gramsci e chi era Calamandrei. Chi era Gobetti e chi era Machiavelli. Abbiamo studiato Darwin e Galileo, Lobacewskij e Riemann, per la prima volta abbiamo imparato che la matematica non è una sola e che Euclide ha scritto la più semplice delle Geometrie e che la Relatività esiste in Fisica e in ogni dove, abbiamo imparato che la scuola era l’unico modo per cambiare la vita e il paese.
Ma non abbiamo imparato una cosa, da ingenui: nulla è per sempre e che bisognava aspettarsi una risposta da chi aveva perduto il bastone del comando. È cominciata la politica di dequalificazione della scuola pubblica, con la complicità di una certa parte della falsa sinistra che ha barattato per un piatto di lenticchie la primogenitura intellettuale. Alla scuola di massa si è aggiunta la dequalificazione di massa aprendo le porte a raccomandati e assunzioni ope legis, fancazzisti di professione e, financo, assumendo un intero corpo docente nominato, brevi manu, da ministri di uno stato estero e ponendoli a stipendio nella scuola pubblica.
La Fiera del Levante è legata alla scuola, e il 13 settembre il mondo della scuola va alla Fiera del Levante a protestare contro la restaurazione, fa bene a farlo, ma non basta, non è sufficiente. Ci sarà qualcuno in grado di spiegare che la scuola va cambiata ma anche come va cambiata? Ci sarà qualcuno capace di dire che la scuola è il futuro del paese e se la scuola si è fatta attraversare da Bondi, Capezzone, Calderoli, Gasparri lasciando le loro menti indenni da qualunque contaminazione culturale vuol dire che non funziona?
Bisogna davvero riformare la scuola cominciando a riformare noi stessi. E allora si dia una lezione, visto che siamo docenti. Sabato 13 settembre non ci si presenti urlanti e incazzati, tesi e riottosi. Il 13 settembre alla Fiera del Levante si risponda con la cultura alla violenza della barbarie. Si ascolti in silenzio il discorso del Presidente Berlusconi e, alla fine, in coro, prima di tornare nelle Malebolge dei nostri istituti, lo si saluti come fa Barbariccia nel XXI-esimo canto dell’Inferno.
Buona Fiera a tutti.
Commenti
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dell’articolo condivido i contenuti e l’analisi storica.Mi sarei aspettato,riconoscendo a Pino de Luca Grande Onestà Intellettuale,di leggere nell’elenco dei politici anche qualche nominativo della sinistra o finta sinistra…forse perchè sono un elettore di centrodestra?
Cordialmente e con la solita stima.
Aurelio Lorenzini -
caro aurelio, di quelli ha fatto giustizia l’intelligenza popolare,
con l’affetto e la stima di sempre …






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