La Scuola e il Comune

Pasquale Martino*

Benvenuto al nuovo anno scolastico: ma l’orizzonte è nero

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Mi dispiace, ma a Roma la scuola italiana è governata da “navigatori a vista”. Passi per le trovate come il revival del voto in condotta, del grembiule, dei numeri invece dei giudizi: a parte la pretesa di annullare il vituperato ’68 (tornando a quarant’anni fa?) forse non faranno danno; le scuole sono abituate a sopportare stoicamente i maquillages periodici. Di certo non risolveranno i veri problemi. D’accordo per l’educazione civica.
Preoccupa di più il ritorno del maestro unico, motivato in modo sorprendente. Davvero si pensa che la pluralità dei maestri sia stata introdotta per dare più posti di lavoro? E poi, scusate, quand’anche? Non se la sarebbero guadagnata, la magra paga, educando i nostri bambini? E davvero si vuol far credere che riducendo le maestre ne avanzerà qualcuna per aumentare il tempo pieno?
Ma navigare a vista significa anche non chiamare subito a confronto tutti gli attori del sistema scolastico. Fra gli altri i Comuni. Quando la Ministra lamenta che il 97% del suo bilancio è bloccato in spese di personale, omette di aggiungere che alla spesa complessiva del sistema scuola contribuiscono in modo decisivo gli enti locali. Quegli stessi ai quali la legge finanziaria riduce i trasferimenti dello Stato, abolendo inoltre l’ICI.
E’ sempre fastidioso fare la lista della spesa, ma può essere utile sapere, a titolo esemplificativo, che il Comune di Bari ha un impegno di spesa annuale di 9 milioni di euro per il diritto allo studio (trasporto scolastico, refezione, buoni libro, interventi per disabili ecc.), 5 milioni per la scuola d’infanzia, 2 milioni per le utenze telefoniche, elettriche, acqua, gas ecc., 2,5 milioni per arredi e manutenzioni degli immobili (che andrebbero almeno raddoppiati), senza contare le nuove realizzazioni di edilizia scolastica, e via dicendo.
Somme che in questi anni non sono mai diminuite, sebbene il Comune non abbia appesantito l’imposizione fiscale. Ognuno vede che senza questi interventi – non proprio bazzecole – le scuole semplicemente non esisterebbero. Perché chi rappresenta le città non dovrebbe condividere le decisioni che riguardano il destino della scuola?
Tanto più che la legge attribuisce a Comuni e Province, e non ad altri, la competenza di proporre la riorganizzazione della rete scolastica, su cui la Regione delibera. Tradotto, significa che è il Comune a proporre quali scuole elementari o medie accorpare o sdoppiare, se è necessario. E un eventuale accorpamento non vuol dire che una scuola sparisce, ma soltanto che una presidenza si unifica. E poi, nessun ministero – a meno di una legge speciale – può obbligare un Comune a dismettere un edificio destinato a scuola. Noi, Comune di Bari, non lo faremo.

*assessore comunale alla Pubblica Istruzione

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Commenti

  • SANTINI57 (utente non verificato)

    si sà che la ministra Gelmini vuole solo scuole private,che sono poi quelle che regalano diplomi……perchè non diventiamo una regione autonoma?ci stanno togliendo tutto,trasporti ora pure lo studio,cosa vogliono che diventiamo?Nella costituzione cè un’articolo che dice studio per tutti i cittadini……..e loro continuano a violarla…..che vergogna ad avere codesti politici…….