Il sonno della ragione

Marco Marzi

8 Settembre 2008 : un ministro della Repubblica italiana che ha giurato sulla Costituzione, ricorda commosso chi quella Costituzione non l’avrebbe mai fatta nascere

0 7 commenti

A volte si rimane davanti allo schermo del computer, a fissare il foglio bianco. Ridotti a pensare che si sarebbe stati felici di poter scrivere un articolo sulla truffa del Governo Berlusconi nell’affare Alitalia; invece echi di rumori di spari, ordini secchi, grida, risuonano nelle orecchie, e si indugia sgomenti. Sgomenti perché non si afferra più il senso delle cose.
L’omaggio del Ministro della Difesa La Russa ai repubblichini è solo l’ultima carica suonata dalle trombe fasciste che caratterizzano l’attuale Governo. I militari dell’esercito della Rsi, secondo il Ministo, “dal loro punto di vista, combatterono credendo nella difesa della Patria”. Dipendenti dei nazisti, con i quali ordirono rastrellamenti, torture, caccia agli ebrei, repressioni, rappresaglie, una precisa politica del terrore, assassini “combatterono credendo nella difesa della patria, opponendosi nei mesi successivi allo sbarco degli anglo-americani e meritando quindi il rispetto, pur nella differenza di posizioni, di tutti coloro che guardano con obiettività alla storia d’Italia”. Ignazio farebbe “un torto alla sua coscienza”, se non lo dichiarasse pubblicamente, davanti al Capo dello Stato, ai comandanti delle Forze Armate e ad altre autorità. Ci si aspetterebbe un’ondata di fischi, urla indignate. Segue solo un silenzio agghiacciante, durante il quale nessuno ha levato un grido di protesta.

Appare come la più classica delle foglie di fico la successiva precisazione dell’esponente del PdL che, mettendo le mani avanti, dichiara: “A chi volesse cercare a tutti i costi polemiche invito a leggere tutto il mio intervento in cui il breve riferimento, non genericamente ai soldati della Rsi, ma ai militari caduti della Nembo (che soggettivamente, dal loro punto di vista, diverso e non equiparabile credettero anch’essi di difendere ad Anzio il suolo patrio dallo sbarco anglo-americano) è inserito in un ampio, costante, grato omaggio e riconoscimento a quanti si immolarono in quell’8 settembre per la libertà e la democrazia”. La democrazia. In un Paese normale seguirebbe uno sciopero generale almeno di due giorni. I Sindacati invece sono troppo presi a costituirsi in lobby per l’erogazione dei servizi di Welfare, ed hanno altro a cui pensare. L’unica buona notizia è che il Presidente della Repubblica pare uscito dal coma e, più tardi, risponderà che la Resistenza “andrebbe forse ricordata nella sua interezza” e per questo “ho parlato di un duplice segno della Resistenza: quello della ribellione, della volontà di riscatto, della speranza di libertà e di giustizia che condussero tanti giovani a combattere nelle formazioni partigiane” e “quello del senso del dovere, della fedeltà e della dignità che animarono la partecipazione dei militari, compresa quella dei seicentomila deportati nei campi tedeschi, rifiutando l’adesione alla Repubblica di Salò”. Il Presidente della Repubblica avrebbe anche potuto ricordare chi aiutò i soldati tedeschi a tirare fuori dalle case i civili dopo l’attentato di via Rasella, che innescò la strage delle Fosse Ardeatine oppure l’articolo 7 del Manifesto di Verona, costitutivo della Repubblica, o ancora i fascicoli dell’“Armadio della Vergogna”.

I fascisti sono tornati al potere, e lo dichiarano molto candidamente, gettando la maschera. Nel 1996 il Giornale di Paolo Berlusconi scrive un articolo diffamatorio proprio sui gappisti che compirono l’attentato contro i tedeschi appena ricordato. Nel 2000 (Corriere della Sera, 11/11/00) una mozione firmata da An, Lega Nord e Forza Italia, approvata dalla Regione Lazio e poi dalla Lombardia, autorizza una revisione dei libri di testo sul periodo fascista. Nel 2005 il settimanale di Dell’Utri propone l’abolizione del 25 Aprile, mentre Fini aveva già proposto una legge per ridare dignità di belligeranti ai Reduci di Salò; D’Alessandro (An) dichiara di passare la giornata in casa ad ascoltare i discorsi del duce. Quest’anno La Moratti, sindaco di Milano, non si vergogna di disertare la festa della liberazione: gli fa eco Maroni che afferma che passerà il giorno a tagliare il prato. Ad Alghero viene vietata “Bella Ciao”. Berlusconi, che non ha mai partecipato a nessun 25 Aprile, invita a Palazzo Grazioli in quella data Ciarrapico, noto simpatizzante del fascio, in segno di sfregio. Sempre quest’anno Fabio Garagnani, deputato bolognese del Pdl, propone di sostituire il 25 aprile con il 18 aprile, data della vittoria della Dc di De Gasperi sul Fronte popolare. Nella città delle Due Torri non si vede un solo esponente del PdL alla festa. Il discorso alla camera di Fini ricalca, assieme a quello di ieri di La Russa, le argomentazioni dei neofascisti dopo la seconda guerra mondiale (cfr Filippo Focardi La guerra della memoria. La resistenza nel dibattito politico italiano dal 1945 a oggi, ed. Laterza). Neofascisti come Bocchino e Novi siedono in Parlamento (e casualmente nella commissione d’inchiesta sui crimini nazifascsti, istituita il 15/05/03, che tanto si distinse nell’indagine dell’occultamento dei fascicoli del famoso “Armadio”).

Da ultimo, le recenti dichiarazioni di Alemanno, secondo cui il fascismo fu “un fenomeno complesso, molti vi aderirono in buona fede” e che le leggi razziali “quelle sì che furono il male assoluto, un cedimento al nazismo”. Si tratta di affermazioni che, assieme a quella di Marco Pomarici, presidente del Consiglio comunale di Roma (“Nel fascismo ci sono stati anche diversi elementi positivi”) costituiscono una visione minimalista, tendente a giustificare il fascismo come una dittatura all’acqua di rose. Sono infami menzogne, ovviamente. Gramsci, Matteotti, i fratelli Rosselli, i confini, le persecuzioni politiche, la censura, le squadracce, i manganelli e l’olio di ricino, i crimini commessi nelle nostre Colonie, sono alcuni degli aspetti di quella “dittatura all’acqua di rose”. E le leggi razziali si inseriscono in una logica continuativa che non permette di separarle dal resto. Numerose le dichiarazioni volte a trasformare lo spirito antifascista del 25 Aprile e del 1° Maggio.

Se Ciampi, Violante e Berlusconi definiscono i repubblichini “I bravi ragazzi di Salò”, (alcuni di loro opereranno poi con Gladio, nella P2 e nel golpe di Borghese), si capisce che siamo di fronte ad un vero e proprio sfacelo culturale, al dissolvimento della “memoria”.
Scriveva Gentile, uno dei teorici del fascismo: “il totalitarismo – libero dallo sterminio di massa – è una tecnica politica che può essere applicata continuamente in una società di massa. […] Una tecnica che punta a uniformare l’individuo e le masse in un pensiero unico, usando il controllo dell’informazione”. Ricorda qualcosa. Da ultimo, consigliamo una lettura a chi tende a soffrire di amnesie sospette: L’Ombra Nera. I crimini dimenticati della RSI, di Gianni Oliva , Mondadori.

avatar

Commenti

  • SANTINI57 (utente non verificato)

    ho letto su un blog,che hanno cambiato l’articolo 273,che parla di coloro che si associano tentando così il golpe,sono cambiate le pene dai 12 anni adesso è a 5anni……….vorrei ricordare ai nostri politici tutti,che l’ultima riga della costituzione dice,che essa deve essere osservata da tutti i cittadini e quindi anche da tutti i nostri politici……….

  • Levantino (utente non verificato)

    Bella,Ciao… (mi riferisco all’Italia).

  • miconsenta1 (utente non verificato)

    Purtroppo c’è un accordo bipartisan, in un paese con una vera opposizione oggi La Russa sarebbe un ex ministro.

  • LorenzoV (utente non verificato)

    Solo, dovremmo essere in tanti…ma siamo un popolo debole, fiaccato dalle lusinghe dell’egoistico capitalismo berlusconiano, aggiogato ad una comoda schiavitù , incapace di urlare, anche solo di parlare, incapace di tutto. Oggi non ci potrebbe essere nessuna Resistenza. E infatti, lentamente stiamo morendo sotto un’altra dittatura…
    Anche il nostro presidente ieri avrebbe dovuto urlare…e invece il suo è stato solo un timido balbettio, in un silenzio assoluto, di una miseria definitiva…

  • LorenzoV (utente non verificato)

    E allora è tutto inutile: le commemorazioni, le lapidi, i discorsi commossi, i cortei sono soltanto farsa, retorica. E annoiamoci durante i minuti di silenzio, pensiamo magari nascondendoci dietro un espressione falsamente assorta. Cancelliamo tutto, come pretendono, come hanno deciso.
    Anzi, ritratto. Continuiamo a ricordare, a scrivere, a protestare a vivere. Urliamo in faccia a ‘Quelli’ la verità, che non siamo come loro, che siamo, appunto, un’altra cosa.

  • LorenzoV (utente non verificato)

    Davvero, non c’è altro da dire, e da scrivere.
    Lo sdegno diventa rabbia, nell’essere impotenti di fronte a simili mostruosità.
    Direttrice, ha ragione: non è semplice revisionismo, è violenza, stupro, delle nostre coscienze, della nostra storia, della nostra identità.

  • SANTINI57 (utente non verificato)

    secondo me i politici che stanno nel parlamento devono imparare a menadito la costituzione italiana,anzi sono sicuro che se fanno delle interrogazioni ad uno ad uno,sarebbero in pochi ha saperla la costituzione….altrimenti non si spiegherebbe tutte queste violazioni…….