Cittadella della giustizia, rinvio inutile

La Redazione
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Come avant’ieri anticipato non è stato difficile vaticinare l’intenzione della civica amministrazione di procrastinare per l’ennesima volta la scelta da effettuare in ordine all’emergenza dell’ edilizia giudiziaria</strong>; questa volta la novità è stata rappresentata dal supporto di un parere professionale dietro il quale dissimulare una cronica, quanto scellerata e dolosa, incapacità decisionale.

Sulla base del parere reso dall’ennesimo professionista esterno, dal contenuto oggettivamente opinabile ed in taluni aspetti pregno di considerazioni giuridiche amministrative alquanto creative, il dirigente della struttura urbanistica – primo nella top ten dei dirigenti più pagati in assoluto – è riuscito nuovamente a disattendere le statuizioni contenute nelle decisioni del Consiglio di Stato.

Difatti s’è dovuto attendere la scadenza dell’ultimo giorno utile assegnato dal Giudice Amministrativo non già per decidere una volta per tutte l’effettiva conclusione della gara pubblica esperita, bensì per riaprire una nuova fase endoprocedimentale valutativa interna che invero era già stata espletata in maniera compiuta.

Ne si comprende a quale diverse conclusioni potrebbe mai pervenire la nuova Commissione interna tenuto conto che tre delle quattro proposte progettuali pervenute non erano risultate sostanzialmente rispondenti al quadro esigenziale predisposto dalla competente Commissione di Manutenzione della Corte di Appello, mentre non possono certamente configurarsi tecnicamente come “modifiche progettuali” gli stralci funzionali opzionali allegati al quarto progetto, ovvero quello della cittadella della giustizia.

Sicchè nonostante l’evidente linearità delle procedure intraprese e degli esiti della famosa ricerca di mercato, così come rimarcati dal Consiglio di Stato, l’amministrazione comunale ha deciso di persistere nel proprio intendimento che peraltro oltre un anno fa si era spinto ad impedire il democratico confronto consiliare volto ad ottenere un preciso atto di indirizzo politico in ordine all’esigenza di delocalizzare o meno gli uffici giudiziari locali.

Non è peraltro un mistero che Emiliano pubblicamente nel corso di un incontro con R.C. presso la sala del Fortino di circa due anni si era detto preoccupato per la schiacciante maggioranza di consiglieri comunali favorevoli alla cittadella della giustizia: di qui l’idea malsana di combattere addirittura tale progetto in tutti i modi e “sino all’ultimo uomo”.

A questo punto oltre che all’intervento della Magistratura non resta che appellarsi anche al Prefetto, già designato come commissario ad acta, perché questa onesta battaglia non solo per la Città, ma anche per l’affermazione della legalità e della sana e libera imprenditoria, possa rapidamente concludersi con la disfatta del coacervo dei ben noti (ma pochi) progettologi e taluni palazzinari locali i quali, incapaci di vincere sul campo e con le regole della corretta concorrenza le sfide imprenditoriali, facendo ricorso al torbido rapporto di connivenza affaristica con taluni pubblici amministratori provano quanto meno ad affossare quel business imprenditoriale dal quale erano stati legittimamente esclusi auspicandone una nuova e più fortunata riedizione

E’ questo un presso troppo alto da pagare che la cittadinanza non può affatto permettersi

di continuare a subire rispetto alla quale occorre resistere, resistere, resistere.

Avv. Fabio Cassano Consigliere Comunale AN

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Commenti

  • liberalamente (utente non verificato)

    … ma per il consigliere comunale di Bari Fabio Cassano esiste solo il problema della cittadella della giustizia di Pizzarotti ( perchè non si fa assumere dall’impresa come promotore pubblicitario?) e le mille povertà cittadine accumulate negli anni passati e che aumenteranno grazie alle scellerate scelte di questo governo di centro destra?

  • hicsumego (utente non verificato)

    Personalmente auspico che la cittadinanza si stufi di subire ulteriori cementificazioni e varianti affaristiche e sostenga quanti si preoccupano in primis del bene comune.