Amtab e non solo: quei posti per guadagnare a sbafo

Fortunata Dell'Orzo

Un andazzo che faceva comodo a tutti, anche a quei dirigenti che dovevano sorvegliare e che ha visto il silenzio non innocente del sindacato

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Una persona che io ho conosciuto benissimo, ha lavorato fra gli anni 50 e quelli 80 dello scorso secolo all’acquedotto pugliese senza MAI fare assolutamente nulla. Durante il “lavoro” è riuscita ad approntare una coperta all’uncinetto di quelle matrimoniali. Sempre all’Acquedotto, c’era gente che vendeva di tutto, dalle pentole agli orologi, passando per il pesce fresco pescato il fine settimana con la barchetta amatoriale. Era normale uscire durante l’orario per fare spese, o andare a parlare con i prof. dei figli a scuola.

Era normale timbrare per gli altri, farli risultare presenti mentre erano altrove a svolgere un secondolavoro, usando magari gli attrezzi del primo (specie gli operai e i fontanieri, ma  anche gli amministrativi, che si dedicavano soprattutto a gestire i condomini o a mandare avanti esercizi commerciali, spesso intestati alla moglie).

Un mitico responsabile dell’ufficio stampa dell’Acqueddotto Pugliese fu Nino Pezzilli che a dire il vero passava molto più tempo a leggere i primi notiziari di telebari nel 1973 che a “comunicare” le vicende dell’acquedotto.

Certo l’acquedotto è un caso limite, ma nel mio personalissimo “dossier” dei fannulloni ci sono, oltre le tre ex municipalizzate dei tempi andati (dove nessuno era assunto per concorso)  anche diversi centri di Formazione Professionale (alcuni ancora attivi), qualche ufficio comunale, provinciale e regionale, la Fiera del Levante dei presidenti democristiani o vicini alla democrazia cristiana e qualche scuola pubblica.

Una volta, con una troupe di Telebari (1991 o giù di lì) entrammo negli uffici di Via Capruzzi verso le 11 del mattino e filmammo gente che leggeva i giornali (anche tutto Uncinetto), che si dilettava con le parole crociate o che semplicemente guardava davanti a sè con aria assorta. Due giorni dopo fummo letteralmente presi a mazzate da uno degli “uscieri” e ritirammo la denuncia ai Carabinieri solo perchè l’allora presidente del Consiglio Comunale si scusò caldamente e personalmente con il Direttore dell’epoca, l’operatore e la sottoscritta.

Non credo di stare svelando nessuna scandalosa novità: oggi sembra che Ichino e Brunetta, accompagnati dai colleghi Rizzo e Stella (la Casta), siano gli eroici scopritori di questo malaffare. Non è così. Loro sono stati solo più fortunati e anche più ascoltati. In realtà chi non ha vigilato bene, oltre che i dirigenti spesso complici dei loro sottoposti sfalzini, sono stati i sindacati, tutti, senza eccezione.

Sulla Formazione Professionale pugliese, ad esempio, deve essere ancora scritta la storiaccia di complicità e spartizione di posti sicuri, dati ai parenti (più spesso parenti femmine, mogli, amanti e sorelle) dei sindacalisti del settore.

Questo non significa, ovviamente, che tutti i sindacati siano corrotti e tutti i sindacalisti fannulloni o complici di fannulloni. Significa solo che questa è piaga vecchia, maleodorante e incancrenita, che va curata con una ricontrattazione del patto fra lavoro e lavoratori e con un’etica del lavoro che si svincoli dall’hic e dal nunc ma che abbia una visione più alta. costituzionalemnte garantita del lavoro e di chi lo esercita.

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Commenti

  • Levantino (utente non verificato)

    Sono d’accordo, non per niente i tre maggiori sindacati sono stati, argutamente, definiti: i tre porcellini (da D’Alema).