“Numero chiuso? Basta”
L’Udu e il Collettivo ribadiscono il loro no ai test d’ingresso: “Priva gli studenti di scegliere il proprio percorso formativo”
Non hanno mai cambiato idea. Anzi. A pochi giorni dai test d’ammissione alle facoltà di Medicina, l’Unione degli Universitari, insieme al Collettivo di Lettere e Filosofia, ribadisce il suo no al numero chiuso.
Proprio mentre i militari della Guardia di finanza arrestano la presunta mente dell’organizzazione che, a suon di migliaia di euro, formava ed “aiutava” con meccanismi illeciti le aspiranti matricole ai corsi di laurea di medicina e odontoiatria dell’Ateneo barese, i ragazzi dell’Udu in una nota segnalano che l’emergere di “fenomeni di illegalità" come quelli dell’anno scorso, rappresentano "la becera degenerazione del numero chiuso”. Meccanismo giudicato “sommario” e che priva “migliaia di studenti ogni anno della libertà di scelta del proprio percorso formativo”.
Una idea diametralmente opposta a chi ritiene, invece, che il numero chiuso rappresenti l’unico argine a qualificare e collocare i laureati nel mercato del lavoro.
Ma oltre al numero chiuso, a far infuriare gli studenti dell’Udu e del Colletiivo sono i corsi preparatori ai test d’ingresso: “L’anno scoso – scrivono le associazioni – il rettore Petrocelli ci promise che sarebbe stata l’Università ad organizzare i corsi, ma nonostante le sollecitazioni lo scenario si ripete e così al vuoto d’iniziativa dell’Ateneo fa da eco l’ennesima organizzazione di precorsi, a pagamento e non, da parte di quelle stesse associazioni studentesche che negli organi centrali non hanno fatto sentire la loro voce per rivendicare che tali corsi fossero limpidamente promossi dalle facoltà”.
La stilettata dell’Udu e del Collettivo è nei confronti di alcune associazioni di area centrodestra che, anche quest’anno, hanno organizzato gratis i corsi preparatori ai test. Una iniziativa che tanto consenso ha avuto tra i ragazzi, specie tra quelli che stanno preparando i quiz per accedere a medicina e chirurgia oltre che odontoiatria. “Quei corsi – ribattono Udu e Collettivo – rappresentavano l’alveo in cui si svilupparono le illegalità. L’Università ha il dovere, finché il sistema del numero chiuso sarà in vigore, di preparare gli studenti ai test, al meglio e gratuitamente”.
Commenti
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E’ vero, come è vero che l’UDU in questi ultimi anni ha promosso migliaia di ricorsi avverso l’accesso al numero programmato che hanno fatto ingrassare società di legali forse vicino al centro sinistra.Si potrebbe raccontare delle false attese ed aspettative propinate alle vittime e di tanto altro.Sono disponibile a qualsivoglia confronto con chiunque conoscendo l’annoso e delicato problema,curato personalmente anche nelle rispettive commissioni competenti di Camera e Senato.
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Le responsabilità degli illeciti commessi dai noti attori “noti ancor prima che fossero beccati con le mani nella marmellata al sapor di fogna,e lasciati ingrassare come le vacche all’ingrasso”devono essere ricondotte e addebitate a quanti pur sapendo di alcuni di essi nulla hanno fatto per impedir loro di continuare a delinquere.
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Potrei raccontare delle baggianate racccontate agli studenti non ammessi alla frequenza dei corsi a numero programmato per invogliarli a proporre ricorsi inutili al TAR.Si raccontava di ricorsi vinti al TAR,omettendo di dire che detti ricorsi erano stati rigettati successivamente dal Consiglio di Stato,e che le iscrizioni degli studenti erano state regolarizzate grazie alla approvazione di Leggi ad Hoc approvate sempre con maggioranze trasversali.






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