Merito e Condotta
Due o tre cose che forse la Mariastella Gelmini non sa (o finge di non sapere)
Lunedi scorso, 25 di agosto, per volere autonomo (dove arriva il masochismo dei professori del sud …) l’Itis “E. Fermi” di Lecce ha riaperto i cancelli. Una settimana di esami per verificare il saldo dei debiti formativi. Nel pieno della festa patronale dei Santissimi Oronzo, Giustino e Fortunato, sulla coda di una estate ancora bollente, il personale del “Fermi” e gli alunni che se lo sono meritato, si ritrovano in aula. E tutto in contemporanea con dei lavori di ampliamento e ammodernamento in corso. Due cantieri aperti, 44 aule funzionanti e uffici di segreteria in pieno clima lavorativo.
Il “Fermi” è la scuola nella quale cerco di svolgere il mio lavoro da ormai ben più di venti anni, con allievi che sono diventati colleghi e allievi figli di ex allievi. Gli anni volano, i ragazzi crescono. È il ciclo meraviglioso della vita.
In quel luogo, scelto di proposito avendo vinto il concorso a cattedra con 79/80 e quindi con ampia libertà di scelta, ho trascorso gli entusiasmi dell’inizio, le delusioni e la rabbia, l’impegno organizzativo e l’ascolto di tantissime sciocchezze che sequele interminabili di ministri hanno saputo dire sulla scuola. Il ministro attuale non poteva né doveva sfigurare. Le cose che dice hanno due caratteristiche: sono assolutamente vere e sono assolutamente vecchie e scontate.
Esiste un gap tra scuole di realtà ricche e scuole di realtà povere? Assolutamente si, non servono gli scienziati dell’INDIRE (come si diventa scienziato dell’INDIRE?) per dichiararlo e nemmeno i moniti di Bankitalia. La relazione OSCE del 2002 ha specificato con grande chiarezza quali erano i mali e, ovviamente, in assenza di provvedimenti, permangono e si sono aggravati.
Paese sfortunato questo, nella scorsa legislatura Ministri e Sottosegretari manifestavano contro il governo di cui erano parte, Ministri e Sottosegretari che in questa legislatura denunciano i mali dell’amministrazione che sono chiamati a dirigere.
In verità l’avvocato Gelmini, che ovviamente non sfugge alla pletora dei “discutenti i problemi della scuola” bravi a dire come si fa piuttosto che a fare, ha indicati alcuni provvedimenti urgentissimi: i grembiulini, uguali per tutti fa tanto Rivoluzione Culturale Maoista …, e il voto in condotta che fa media o determina il successo formativo. Ma anche tante altre bellissime cose che, semplicemente, hanno il compito di distruggere la scuola come luogo di incontro e di confronto di modi di essere e di pensare e farne un servizio sociale “utile”. Il luogo nel quale si imparano le “regole” della convivenza civile, il rispetto dell’autorità, e si accompagna la crescita del giovane, sano nella mente e nel corpo, verso un futuro luminoso di consumatore responsabile dei prodotti del supermercato e della televisione. Un luogo nel quale si reitera il concetto di cultura dominante e si mette cinque in condotta ai recalcitranti, nel pieno del revenchismo Pavloviano (siccome ricevo molte note di demerito per il mio linguaggio astruso specifico: significa semplicemente che si ripristina la tecnica del bastone e della carota per gli usi predeterminati).
Quello che stupisce è che questo approccio che è vecchio, inutile e senza sbocco, sia introiettato anche da tanti “intellettuali” della sinistra o sedicenti tali (il sedicente vale per intellettuale e per sinistra). Quando ascolto autorevoli(?) voci che, declinando tutti i casi della minchiata compreso il plurale, declamano che il voto di condotta possa essere un’arma contro il bullismo, comprendo bene per quale ragione sia necessaria una profonda riforma dell’istruzione. Il raccapriccio mi pervade quando rammento che il sistema scolastico ha ospitato tra i banchi il fior fiore di pubblici raglianti concedendo loro anche, ahimé, una laurea. Un esempio.
Per qualche anno, nella città di Lecce, una banda di ragazzotti che si firmavano “I Fighetti” compivano scorribande notturne nelle scuole svuotando estintori e allagandole con gli idranti.
I fighetti erano un branco di “classe mista” che agivano per divertimento o su commissione di studenti più danarosi e meno arditi.
Un mese di stampa invocante le sette piaghe di Egitto nei confronti dei fighetti ci ha massacrato la porzione geoide dell’apparato riproduttivo. Le forze di polizia, inizialmente restìe, vengono fortemente sollecitate a risolvere la questione e dopo qualche giorno tutti questi ragazzotti vengono individuati e, ovviamente, presi e denunciati.
Leggendone nomi e cognomi e guardando i volti dei fighetti, gli stessi soggetti che con più accanimento barrivano su giornali e TV, si sono messo il vestito dei Perdoni e delle Garanzie della Difesa, belando mogi che in fondo sono ragazzi figli di una società violenta e senza valori e che la scuola non compie il suo dovere di educare i virgulti. Avrete compreso che in qualche caso urlanti e fighetti soggiornavano sotto il medesimo tetto.
Mi verrebbe anche da raccontare qualche esempio sul concetto di meritocrazia, parola con la quale tantissimi falliti si sciacquano la bocca afflitta de una alitosi di derivazione epatica indotta dall’invidia. La meritocrazia ha senso solo quando si sa come si misura il merito, e soprattutto chi merita di misurarlo altrimenti è solo una gigantesca buffonata, un modo per sdoganare legislativamente l’arte dello slinguamento del capo. Meglio rinviare.
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