Mémoires d’un Communiste rangé (5)
Un referendum per abrogare lo sport
Già.
Ho sofferto non poco, in questo caldo-freddo mese di agosto olimpico, nel vedermi pervaso di notizie sportive, di medaglie d’oro o di bronzo in sport dai nomi a volte impronunciabili, dalle regole spesso astruse, che nessuno nel mio quartiere pratica o praticherà mai; che mi passavano davanti agli occhi indolenti, accecati dal sole, in giornali e telegiornali, battendo in volata i venti di guerra sollevati dall’invasione della Russia di Putin alla Georgia di Shevarnaze.
Ed ancor più soffrivo – un vero maldipancia per un Comunista perbenista come me – nel sentire atleti di bell’aspetto e di indubbia fede liberista, lamentarsi della tassazione del loro “misero” compenso per una medaglia olimpica.
Sputando sull’oro di campioni veri del passato, o anche solo sui meno fortunati, che dalle Olimpiadi avevano ricevuto solo la gloria di un bel viaggio in una nazione lontana, di un Villaggio Olimpico, dello stare in mezzo a tanti come lui.
E mi riportava indietro, come una madeleine, ai nefasti fasti del mio passato, di giovane antisportivo che rifiutava lo sport tout court, perché sinonimo di competizione, educazione alle regole di un mondo ingiusto dove c’è sempre chi vince e c’è chi perde.
Intendiamoci.
Non parlo del piacere di una lunga nuotata al largo o di una sgroppata di molte ore su e giù da una qualche cima; non certo di una partitella tra amici nella sabbia.
Ma dello Sport con la S maiuscola, quello delle Olimpiadi dei professionisti del dilettantismo di Pechino o dei vincitori falsi dei Mondiali di Calcio, regalati all’Italia, che aveva appena scoperto che il suo bellissimo Campionato era solo uno spettacolo fittizio, organizzato da un unico produttore, per far vincere sempre i soliti noti, per far vendere meglio azioni in Borsa o abbonamenti alle Paytv.
A che serve questo Sport? A chi serve?
Serve solo a riempir di contenuti le televisioni spazzatura, di Stato o del “nemico” Berlusconi, come un qualsiasi reality show, tramandando valori negativi, parlando di vittoria, di Italia, di patria e sacrificio. Mettendo chi dovrebbe esser amico, compagno di viaggio o di lotta, l’un contro l’altro.
Anche solo a parole.
Serve a mantenere un grande, costoso, inutile caravanserraglio, il “Gran Circo Bidon” a tre piste del poterne parlare, dell’inventar casi, polemiche, commenti.
Del dimenticar la fame, la vergogna della povertà. Perché magari vinci poi i mondiali.
Non sarebbe meglio educare i nostri figli alla solidarietà, ad aiutarsi l’un con l’altro, a non lasciare mai dietro chi è debole, a dividere con chi non ha?
A rispondere a chi ci offre un solo soldo, una sola medaglia a chi correrà più forte, a chi arriverà primo: “Arriveremo insieme, perché insieme siamo partiti. E tu, pagherai due soldi, uno per uno, perché entrambi abbiamo corso”.
Magari in quella Cina che porta ancora scritto nella sua Costituzione “A ciascuno secondo il suo lavoro”. Non meriti, badate. Lavoro.
Salvo, di questa gran farsa, solo lo sghignazzo sadico che non trattengo, nel veder la Jamaica di Bob Marley e dei rasta, della marijuana e del reggae, una nazione con la stessa popolazione dell’Abruzzo, trionfare nell’atletica, davanti ai grandi atleti della muscolare America di Bush.
Anche se lo sghignazzo mi muore in gola quando qualcuno mi ricorda che quegli atleti sono solo i pronipoti degli schiavi, selezionati come bestie per essere i migliori e i più forti, magari da uno che poteva essere mio bisnonno.
Ed allora eccomi al dunque: mi faccio primo firmatario per un bel referendum per l’abrogazione dello Sport!
Anzi secondo, perché l’idea non è mia, ma di un mio vecchio amico, medico e scienziato di fama mondiale.
Di quello “Sport” olimpico ovviamente e non dell’esercizio fisico.
Ed inizio ad immaginare un mondo senza Juve e Milan, senza arbitri e Moggi, senza Formula 1, senza Ferrari e McLaren, senza il wrestling alla tv, senza Finanzieri che non vogliono pagare le tasse su un premio vinto per aver partecipato ai Giochi, senza allenatori, massaggiatori, “dopatori” e torme di giornalisti sportivi e insulsi commentatori.
Vi aspetto per far una corsa su una spiaggia pulita al tramonto, una nuotata magari o anche solo una camminata nel bosco che risparmieremo eliminando le pagine sportive dei quotidiani, per arrivare al traguardo insieme e berci un bicchiere festeggiando solo di essere riusciti a farlo.
Non temete tifosi!
Si fa solo per gioco, per scherzare, perché fa ancora caldo, perché non abbiamo ancora voglia di tornare a lavorare in fabbrica.
Se lavoro ci sarà. Se non saremo anche noi in Cassa integrazione.
Commenti
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Viva lo sport pulito, viva lo sport dei cittadini, quello fatto, costruito e realizzato con cuore e passione per la gente e con la gente, ma stiamo attenti a non dover per colpe altrui dover buttare tutto all’aria, non sarebbe nè giusto e nè logico.Però ripensandoci bene qualcosa la butterei la classe dirigente del CONI e di tante, molte FEDERAZIONI mangia soldi !






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