Costantino batte RoboCoop: le domeniche si riposa

Un principio che, a ben guardare, ha le sue radici nella Genesi e in quel settimo giorno in cui anche Dio si fermò
Era il 322: Costantino Imperatore è in piena fase legiferante e, diremmo noi, riformista. Risale infatti a quest’epoca, così lontana, l’istituzione ufficiale del riposo domenicale. Altre culture scelgono un altro giorno (venerdì o sabato) ma il principio non muta: un giorno a settimana (almeno) tutto si deve fermare perchè l’essere umano, ad imitazione del suo creatore, possa ritemprarsi e rigenerarsi.
La sentenza del Consiglio di Stato che dà ragione al Comune di Bari sostanzialmente sancisce un principio che sembrava in via dissoluzione dopo le discutibilissime modifiche alla legge regionale sul Commercio che, sostanzialmente, consentivano di ignorare e svuotare di significato le delibere dei Sindaci in fatto di aperture domenicali dei grandi centri commerciali.
Ora questo non è più possibile: se a Bari sono state decise 27 domeniche di apertura (e questo è successo prima che le modifiche della legge regionale entrassero in vigore), tante ne devono restare anche se la legge regionale ne consente un numero maggiore.
E siccome questa legge è stata fatta su misura delle Iper Coop e delle altre strutture della grande distribuzione organizzata presenti (forse in numero davvero esorbitante) sul nostro territorio regionale, abbiamo potuto giocare nel titolo, come se ci fosse stata una grande battaglia di Costantino, non a Ponte Milvio come nel 312, ma in tutta la Puglia e contro il paladino degli iper, Robo-Coop.
E qui non si tratta di una diatriba fra piccoli commercianti al dettaglio e megastrutture simil-piazza cittadina: qui si tratta di capire se una comunità debba occuparsi dei propri cittadini sino al punto da sposare un principio invalso e ritenuto sacro come quello pomeridiano. Ovvero, se ognuno può e deve essere lasciato libero di organizzarsi il tempo come crede e, quindi, anche di tenere aperto il proprio esercizio commerciale anche 24 ore al giorno per 365 giorni all’anno.
La questione diviene dunque politica, oltre che amministrativa: ideologica oltre che pratica. Etica, oltre che economica. In una fase difficile di recessione, con qualcosa più di un’ombra bellica all’orizzonte, con una popolazione che invecchia e si parcellizza e nessun segnale di stili di vita che virino verso la socializzazione e la condivisione dei problemi (per esempio, i gruppi di acquisto, che farebbero risparmiare un sacco di soldi e tempo), decidere di chiudere il commercio almeno una volta alla settimana può voler dire ridiscutere degli orari di apertura (perché i piccoli non si organizzano a turno per il tempo continuato, mentre i grandi a turno invece potrebbero spezzare l’orario o chiudere prima? ecc); oppure riconsiderare le modalità di concessione delle licenze.
Regolarizzare il commercio, insomma, come del resto ha ricordato anche il sindaco di Bari, Michele Emiliano, deve voler dire ripensare ai tempi della città e dei suoi cittadini. Una visione comunque meno asfittica, meno egoista, meno terra terra insomma di chi si limita a blaterare di libertà di impresa, dimenticando che la maggior parte della cittadinanza non è composta da imprenditori. E che la ricchezza di una città, di una nazione, di un pianeta, in ogni caso, non la fanno solo gli imprenditori.
Insomma, Costantino ha battuto Robo-Coop. E non sembra una vittoria di Pirro. Anzi.
Commenti
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w gli ipermercati aperti di domenica! l’ipocrisia dei baresi…tutti vogliono chiuderli ed intanto fino ad ieri la domenica erano tutti lí a prendersi l’aria condizionata…
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“un giorno a settimana (almeno) tutto si deve fermare perchè l’essere umano, ad imitazione del suo creatore, possa ritemprarsi e rigenerarsi” (ed é per questo che esistono i turni di lavoro)
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è ora di chiudere le saracinesce! La domenica è sacra, bisogna riposare, viaggiare, divertirsi, rigenerarsi. La stagione dei crumiri è finita!!
evviva la domenica!!
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Non tutti sono cristiani: la domenica in un mondo integrato é sacra, ma non per tutti.






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