La top model e la ragazza normale
Ecco le misure delle piste ciclabili presenti in città
E’ lunga, sinuosa, forte della sua valenza simbolica, dell’aver unito il centro città alla Fiera del Levante e quello che doveva essere il “quartiere sportivo” durante i Giochi del Mediterraneo del 1997, ma in realtà è una pista ciclabile un po’ tarocca, come alcune top model che si vedono sfilare sulle passerelle di Parigi o di New York: belle e algide e poi senza trucco sono un manico di scopa.
Quelle strisce gialle disegnate sui marciapiedi sono un po’ così, nascono come una buona idea ma si sono rivelate un bluff. Salire sulla pista di fronte al palazzo delle finanze, nei pressi dell’istituto d’arte Pino Pascali, non è cosa semplice, non c’è alcuno scivolo che permetta l’accesso al marciapiede. Luogo che in realtà è deputato ad accogliere i pedoni: 90 centimetri di larghezza dove convivono ciclisti in doppio senso di marcia e pendolari in attesa dei bus extraurbani. L’unica cosa buona del marciapiede è che è liscio, non ci sono avvallamenti. Perché quando le mattonelle lasciano spazio all’asfalto, all’altezza del comando della Guardia di Finanza, la pista ciclabile diventa un percorso buono per le mountain bike: emergono le radici degli alberi, un fondo “del marciapiede” altamente sconnesso in uno spazio così angusto (gli stessi 90 cm di prima) che finiscono solo nei pressi della rotonda di via Brigata Regina.
Lì la pista finisce per poi riprendere subito dopo, allargandosi come per miracolo ma conservando gli smottamenti del terreno e addizionando la presenza dei pedoni con quella degli amanti del jogging in riva al mare. Il pericolo di uno scontro o di una caduta è sempre in agguato, anche se fino all’ingresso Orientale della Fiera del Levante c’è il doppio senso di marcia questo non basta: la larghezza delle corsie oscilla tra 1,35 e 1,20 metri (perché le imprecisioni nel dipingere la pista sono visibili ad occhio nudo). Unica nota positiva la siepe di oleandro che separa la carreggiata delle auto da quella che dovrebbe essere appannaggio delle bici. Il problema è che lì sopra ci vanno tutti tranne i ciclisti. Lei agli occhi di molti sembra bellissima e sicura, in realtà non lo è.
Invece la pista ciclabile in via di ultimazione che collegherà l’extramurale Capruzzi con il Parco Due Giugno rispetta i nuovi parametri fissati dal legislatore: la parte centrale grigia misura un metro di larghezza. Qui trovano posto in rapida successione gli alberi necessari per l’ombra, i pali della pubblicità che garantiscono un gettito di denaro alle casse del Comune, cinque nuovi pali per sostenere i fili della circolare e i faretti per l’illuminazione a terra. La parte rossa destinata ad accogliere le bici è larga 150 centimetri, la striscia grigia dove saranno posizionate le protezioni tondeggianti è larga 30 centimetri mentre la finitura di marmo misura 19 centimetri di larghezza. La pista si restringe un po’ prima del ponte veicolare di corso Cavour: 120 centimetri per la corsia delle bici, un ulteriore restrizione a 66 centimetri è presente parallelamente al ponte. In tutto 50 metri di strettoia, da percorrere in dieci secondi. Una pista normale, che avrà i suoi difetti, legati all’alta pressione automobilistica su viale Unità d’Italia e viale della Repubblica. Ma sgonfiare questa pressione permettendo a chi può di lasciare a casa l’auto e di andare a lavorare con la bici è un sacrificio bello da fare. Vigilare piuttosto affinché questa “ragazza normale” non divenga il pretesto per fare inutili guerre in una città che ha ben altri problemi è un dovere dei baresi tutti, anche quelli che sono “a prescindere” contro la pista ciclabile.
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!






Affitti a Bari, quasi 500 euro al mese per 80 metri quadrati: pesa il 28% del reddito