La mia memoria senza potere

Pino De Luca

L’Italia ha da un pezzo rinunciato alla memoria….

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Ho letto e riletto la lettera dell’On.le Veltroni pubblicato su Repubblica del 18 agosto 2008.
Credo di avere una certa conoscenza della lingua italiana e, in tutta franchezza, stento a credere a quello che leggo. Una serie di citazioni di libri e film, rigorosamente arcinoti, per giungere a questa:
“… Lo dico pensando al mio ruolo. Credo che a noi, a me, spetti in primo luogo il coraggio di essere sé stessi quando questo appare più difficile. Sento semmai il bisogno di rendere sempre più chiaro, per il bene della nostra nazione, l’alternatività di valori e progetti sociali che rendono differenti gli schieramenti e le culture politiche. Tanto più ora. Omologarsi come Zelig, piegarsi al nuovo pensiero unico è facile e vantaggioso ma è un atto di rinuncia, una manifestazione di sfiducia nelle proprie ragioni e, talvolta, persino nella propria storia. . …“
Resto davvero senza parole.

Ho (forse avevo) rispetto per Veltroni come per tutti coloro che credono nelle cose che fanno anche se non le condivido per nulla.
Ma qui siamo al rispetto non ricambiato, quasi alla beffa. Un tentativo assai goffo di riposizionarsi come forza di opposizione in vista dell’autunno che, temo, sarà molto caldo.
Di quale alternatività dice On.le Veltroni? Non ho sentito una sola parola, sua o del suo partito, su Dante De Angelis, ferroviere licenziato per aver raccontato la sua verità sulla sicurezza dei treni (l’Italia dei Valori lo ha fatto!!!). Di quale memoria racconta se un giorno parla di “distruggere le mafie” e poi briga con il partito di Totò Vasa Vasa e di Tonino Vaccarino?
Vede, questo è un paese che ha davvero rinunciato alla memoria e forse ne ha tutte le ragioni.
Anche i ragazzi che raccolgono i video (www.bancadellamemoria.it) si fermano a storie di nati prima del 1940. Perché la storia dell’Italia dopo gli anni sessanta è una storia di grandi speranze e grandissimi tradimenti, è la storia di classi dirigenti pronte a cambiare padrone per brama di fama e di potere, è la storia di uomini piccoli piccoli che hanno vissuto nel buio perché le loro ombre si proiettassero lunghe e li facessero sembrare grandi. È la storia di donne e di uomini che sono morti per un paese migliore e sono stati uccisi un’altra volta e un’altra volta ancora facendoli diventare eroi per un istante e poi dimenticati per sempre. Se a volte se ne resuscita il ricordo è spesso per pura ragion mediatica.

E questa memoria mi si ripresenta, quella memoria che si è sempre voluto tacere, quella delle bombe, delle BR, dei gruppi fascisti, delle stragi, degli omicidi di mafia, degli incidenti ai militari coinvolti in Ustica, del caffé di Pisciotta e di Sindona, della Falange Armata, di Gladio, della Uno Bianca, dell’Operazione “Urano”, del traffico di rifiuti e di Ilaria Alpi, della strage del Cermis e della morte di Nicola Calipari, di Una Bomber, di strani personaggi che facevano i terroristi e i consulenti di Polizia e Servizi Segreti, morti decapitati o di cui si sono perdute le tracce, di investigatori privati coinvolti in mille e uno intrugli romani, dalla banda della Magliana al rapimento di Emanuela Orlandi, all’attentato al Papa alle vicende dello IOR del Cardinale Marcinckus, di Calvi e dello strano omicidio di Luigi Ambrosoli, avvocato con il senso dello Stato.
Ma questa memoria non va bene, non va bene richiamarla e farla diventare storia, questa memoria disturba perché, spesso, è la memoria di menti disturbate alle quali occorre augurare l’alzheimer precoce.

Va bene invece la memoria di fatti piccoli e piccolissimi, delle storie di ciascuno che fanno vissuto ma non fanno la storia. E va bene, facciamola questa memoria, facciamo la nostra memoria. Riproviamo a rammentare di quando eravamo “giovani comunisti”, e quando ci si ribellava alle idee “socialdemocratiche e revisioniste” di Giorgio Amendola, di Renzo Imbeni o di Renato Zangheri, alludendo nemmeno velatamente al tradimento dello spirito rivoluzionario del partito della classe operaia.
Magari ci si ricorda i nomi e i cognomi di quei giovani comunisti e magari li si ritrova adesso, non più giovani, magari hanno fatto carriera, scrivono libri, dirigono giornali e telegiornali, fanno i commentatori, magari fanno politica nel centrodestra o dirigono il PD raccontando a destra e a manca che non hanno mai cambiato idea e che negano di essere stati comunisti, in qualche caso anche di essere stati giovani.

Forsan et haec olim meminisse iuvabit. (Eneide – I, 203) [Forse un giorno ci allieterà rammentare tutto questo.]

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Commenti

  • solosole (utente non verificato)

    Nel clima generale che si respira nel Paese da ” carpe diem “,un clima tanto più pesante in quanto pneumatico,privo di una visione del bene comune, dove regnano tante,troppe visioni private che non fanno sistema, registro che il mio appello in favore del ferroviere licenziato è caduto nel deserto.Pazienza,ma non demordo.Prendo
    atto che buona parte degli italiani son sempre meno capaci di fare tessuto sociale e di ribellarsi alle ingiustizie!

  • fdmba (utente non verificato)

    Con tenacia Dante De Angelis va affrontando da tempo,spesso i solitudine,i rischi della trasparente denuncia delle pericolose conseguenze materiali,scaricate su lavoratori e concittadini, da quei modernisti e neo-futuristi che urlano: “meno Stato e più privato”, ricavandone applausi,voti e potere politico.E’dunque dobbiano cominciare noi, eterni giovani comunisti, a rimontare la china della sconfitta culturale subita.Consapevoli ma non arresi diamo forza alle lotte di Dante.

  • SANTINI57 (utente non verificato)

    perchè non vengono controllati,i cosidetti pianisti in parlamento……finchè staranno i condannati in parlamento,per gli onesti non ci sarà gloria………..comunque un bel articolo,bravo DE Luca……….

  • solosole (utente non verificato)

    Al fianco del macchinista scendono uomini del mondo della sinistra e sigle sindacali, perplessità agita anche la maggioranza: «Se il macchinista è stato licenziato per aver dichiarato il falso procurando un danno all’azienda — chiede il sottosegretario Francesco Giro — i dirigenti Fs chiariscano cosa è accaduto quando due Eurostar si sono spezzati. Sarebbe facile e sbagliato licenziare una persona tenendo la bocca cucita».

  • solosole (utente non verificato)

    La sigla Sdl, Sindacato dei lavoratori, annuncia «pesanti iniziative di lotta» e sottolinea di aver avviato le procedure di legge per indire uno sciopero

  • solosole (utente non verificato)

    E allo stesso modo anche Oliviero Diliberto, dei Comunisti Italiani, prende la difesa del lavoratore licenziato: «Trenitalia ha aspettato Ferragosto per cacciare con un provvedimento antisindacale Dante De Angelis, macchinista delle Ferrovie e rappresentante dei lavoratori per la sicurezza. In un sussulto di lucidità il vertice di Trenitalia ritiri quel licenziamento

  • solosole (utente non verificato)

    se una grande azienda come le Fs utilizza simili ritorsioni nei confronti di chi si batte per la sicurezza dei lavoratori e di tutti i cittadini. Colpiscono Dante al fine di zittire e intimidire un’intera categoria».

  • solosole (utente non verificato)

    Non usa mezzi termini, né eufemismi d’occasione Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista. Per l’ex ministro del Welfare quanto accaduto a De Angelis è una «vigliaccata ed è sintomatico della regressione in atto oggi nel nostro Paese». Ferrero sottolinea che il lavoratore era anche rappresentante sindacale interno: «La Costituzione repubblicana è stata davvero ributtata fuori dai luoghi di lavoro se

  • solosole (utente non verificato)

    : «Ho il timore — conclude Bonanni — che questi comportamenti, oltre a obbedire a questo clima di caccia alle streghe che si sta alimentando nel Paese, obbediscono anche a logiche volte a coprire altre carenze, storture evidenti, che finora non sono state denunciate nelle Ferrovie».

  • solosole (utente non verificato)

    Raffaele Bonanni segretario nazionale Cisl: «È un caso controverso — sospira il sindacalista —. Possono dire ciò che vogliono, ma De Angelis è anche un lavoratore-cittadino, peraltro incaricato della sicurezza. E in tal veste avrà le capacità di discernimento per segnalare pericoli eventuali». E seppure si fosse sbagliato, il licenziamento è una punizione sproporzionata: «Ho il timore — conclude il segretario nazionale della

  • solosole (utente non verificato)

    Scusate con grande soddisfazione registro che nel lanciare l’allarme contro il provvedimento di licenziamento del Ferroviere non sono rimasto solo e come spesso mi capita nella vita con il classico cerino in mano….
    ma nelle ultime ore sul caso ci sono state una serie di posizioni chiare e lodevoli, duole registrare l’assordante silenzio del
    PD e quello ancor più grave della cosi detta società civile !!!

  • SANTINI57 (utente non verificato)

    e se i treni che si sono rotti erano pieni di passeggeri?quindi deduco che trenitalia aspetta che ci sia il morto……non prenderò più un treno….sono solidale con il macchinista che denuncia le carenze di trenitalia,anzi lo premierei,perchè evita delle morti……….