Ossezia – Darfur sola andata

C’era una volta una regione chiamata Kosovo, che reclamava la sua indipendenza. Prima faceva parte di una federazione di Stati e godeva di una certa autonomia, ma questa autonomia era stata ridimensionata dal presidente della federazione. Gli Stati Uniti, non avendo altro sistema per mettere piede in una zona ricca di oleodotti e sulla quale non riusciva ad esercitare influenza, decisero di finanziare un gruppo militare dedito al narcotraffico ed alla delinquenza. Il gruppo di banditi, che prese il nome di Uck, insorse e riuscì così a tenere testa all’esercito del presidente della federazione.
Ma la faccenda non si sbloccava, nonostante i copiosi rifornimenti di armi americani, così gli States, in barba a qualsiasi procedura ONU, decisero unilateralmente di bombardare la capitale della federazione grazie allo zerbinesco appoggio del Presidente del Consiglio italiano, che rispondeva al nome di Massimo D’Alema.
Ovviamente, era una guerra umanitaria. In nome del principio di autodeterminazione dei popoli, il Kosovo doveva rendersi indipendente dalla federazione. La fila delle guerre umanitarie promosse dagli USA comprendono anche l’invasione dell’Iraq poiché possessore di armi di distruzione di massa, oltre che della maggior riserva petrolifera planetaria, nonostante tutti gli ispettori ONU certificassero l’assenza di tali armi, e la guerra preventiva all’Afghanistan, un concetto politico che avrebbe fatto sicuramente proseliti nel Gabinetto di Hitler.
Per tornare al Kosovo, dopo qualche anno di gestione guidata dall’ONU, viene proclamato un referendum, in modo unilaterale da parte degli abitanti del Kosovo, per affermare la propria indipendenza: la sovranità viene riconosciuta da una grande parte degli Stati più ricchi del mondo che negano quindi l’unità territoriale della Serbia, Paese di cui il Kosovo fa parte. La cosa, stranamente, non si ripete per il referendum indetto dalla regione Basca, che viene ignorato da tutto il resto del mondo, Spagna in testa. Loro non possono autodeterminarsi.
C’era una volta una regione chiamata Ossezia del Sud. Del Sud perché quella del Nord è sotto l’influenza russa, mentre quella di cui parliamo è annessa al territorio della Georgia. Originariamente l’Ossezia era una regione che faceva parte della federazione dell’U.R.S.S., e che godeva di ampia autonomia. Poi, dopo il crollo dell’Unione Sovietica si è prodotta questa spaccatura. Gli Stati Uniti, non avendo altro sistema per mettere piede in una zona ricca di oleodotti, e sulla quale non riuscivano ad esercitare influenza, decisero di appoggiare incondizionatamente il partito georgiano filo americano. Un po’ come continuano a fare con Israele. Il partito in questione vince le elezioni. L’autonomia della quale godeva l’Ossezia del Sud venne drasticamente ridotta quando la Georgia diventò indipendente e il referendum del 2006 con il quale i Sudosseti si autoproclamano indipendenti fu ignorato da tutti, comunità internazionale compresa.
Accade che in questi giorni le ostilità tra georgiani e sud osseti si siano rinfocolate. I Sudosseti denunciano morti nelle strade ed ospedali rasi al suolo, oltre a molte vittime civili; qualcuno tira perfino in ballo la pulizia etnica (fonti principalmente russe). La Russia interviene con una “guerra di appoggio umanitaria” in favore dello Stato osseto. Il presidente degli USA condanna l’azione della Russia con queste parole: “L’integrità territoriale della Georgia va rispettata”; “La crisi in Georgia mette in pericolo la pace nella regione” (09/08/08). Sono esattamente le stesse parole pronunciate dal nostro Ministro degli Esteri, Frattini, facente parte della coalizione che approvò l’operazione americana nel Kosovo, assieme all’allora Governo di centrosinistra. “rifiuto delle armi per difendere l’integrità territoriale” ha anche aggiunto l’Onorevole. Gli Usa si spingono oltre e dichiarano le azioni russe “pericolose e sproporzionate”.
Ci sono ancora regioni che subiscono sorti analoghe a quelle raccontate, senza nessun clamore mediatico. La vicenda più simile è quella della Repubblica cecena, dove i Russi continuano a compiere massacri impuniti. Vi sono altre zone, come il Darfur, il Sahara Occidentale e il Rwanda in cui si continua a morire di fame e di guerra, senza che nessuno si preoccupi di pianificare ed attuare un “intervento di appoggio umanitario”. Sono tutte regioni sprovviste di materie prime.
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