Un muratore bambino, come è possibile?

Carlo Paolini*

Siamo tutti responsabili

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La scoperta di un piccolo “muratore di 13 anni” che, abbandonati gli studi, viene avviato ad un apprendistato lavorativo rischiando inconsapevolmente la sua vita sulle impalcature senza un minimo di sicurezza, solleva non soltanto una lunga catena di domande ma soprattutto una profonda indignazione in chi ancora crede nella tutela dei diritti dei minori, affermati dalla Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia. La notizia mi riporta ai tempi in cui le cifre dell’evasione scolastica erano elevatissime e si vedevano un po’ dovunque ragazzini impegnati nei più disparati lavori.

Oggi non siamo più a quei livelli ma ho la sensazione che si sia abbassato il livello dei controlli. E’ possibile che i vicini di casa non si siano mai accorti di nulla? Nessuno, proprio nessuno, ha mai notato il ragazzino con le mani nella calce? La scuola non si è mai accorta di questo minore che non era sui banchi? E i servizi sociali, dov’erano? Non voglio mettere sotto accusa nessuno, ma penso che siano numerosi i soggetti responsabili!

Un’inchiesta del 1999 sull’evasione scolastica su più di 3mila giovani alla visita di leva nelle province di Napoli, Bari e Catanzaro, rivelò che molti di quei diciottenni (oltre il 10%) non erano arrivati alla terza media, non avevano cioè completato il ciclo dell’istruzione obbligatoria. E le cronache dimostrano che un minore, privato del suo diritto allo studio, diventa facile preda del lavoro sommerso. Bari ne ha conosciuto di esempi in questi ultimi anni…

Certo, una scuola migliore e ben organizzata saprebbe come trattenere sui banchi buona parte di quei ragazzi, anche se qui il discorso si fa difficile e più ampio, perchè investe l’organizzazione didattica, la sua capacità di saper contrapporre alle seduzioni della microcriminalità un modello scolastico più moderno e competitivo. Ma mi preme sottolineare in questa sede il rapporto stretto fra dispersione scolastica, lavoro infantile e criminalità minorile.

Non sottovalutiamo la micidiale forza di attrazione esercitata su molti ragazzi attirati dal guadagno facile per aver svolto piccoli lavori mal pagati. E il facile guadagno porta spesso al bullismo e alla violenza gratuita, rendendoli infine facili prede dell’offerta allettante di chi recluta manodopera minorile per la piccola manovalanza del crimine: contrabbando e spaccio di droga. Colpire allora l’evasione scolastica significa contrastare indirettamente queste deviazioni.

L’impegno dei carabinieri, altamente meritorio, non basta: occorre una radicale e diffusa politica di prevenzione. La scuola non è l’unica istituzione responsabile della formazione dei cittadini e di certo gli sforzi compiuti dalle amministrazioni comunali sono ancora lontani dal conseguire risultati ottimali di intervento nell’ottica della prevenzione. I servizi sociali, da soli, non possono sostituire le famiglie e la scuola nel delicato meccanismo di formazione di cittadini.

E’ invece urgente mettere in rete tutte le realtà che operano – spesso in modo solitario – nel difficile lavoro che è alla base della prevenzione: per questo ritengo che una figura come quella del Tutore civico dei diritti dell’infanzia possa sostenere le amministrazioni comunali in questa delicata opera. Speriamo che Bari abbia al più presto il suo.

*Consigliere comunale e presidente Commissione Politiche sociali

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Commenti

  • andygoot72 (utente non verificato)

    la colpa e di … o molto meglio e di chi ci comanda… va

    che n nci so controlli se fai per parlare t licenziano .. anche al amtab d bari … stan nsuccedendo cose anomale… x via e sempre per via della solita politica… togliere orario a chi c lavorava da quasi 10anni x dar lavoro e chi volevano loro… xche nessuno si impegna a controlla tutto e di piu? xche so tutti corrotti?

  • liberalamente (utente non verificato)

    C’è tra gli internauti,un ispettore del lavoro che può leggere la denuncia di ‘andygoot72’ e intervenire per dare una risposta?