Scaffale Laterza, “La vita eterna”

Antonio Scotti

Che rapporto abbiamo con l’immortalità?

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Il libro: “La vita eterna", pp. 251, Editori Laterza, Bari –2007.
L’autore: Fernando Savater

Recensione: Quando ci si accinge a leggere un libro di Fernando Savater, la sensazione è di avere di fronte un milieu di dottrine filosofiche a disposizione dei nostri interrogativi. Una vera e propria esplosione di assiomi e teoremi da studiare e rileggere continuamente per non perdere il filo. Nel caso de “La vita eterna”, l’effetto sembra quadruplicato, tanto da apparire per certi versi disorientante.
Anche perché ad essere analizzato con puntiglio filosofico è il tema dell’immortalità e del rapporto che questo argomento possiede in relazione alle diverse esperienze di fede dell’uomo. Siano esse cristiane, ebraiche, buddiste, musulmane o persino atee, sebbene quest’ultima possa apparire a prima vista un ossimoro.
Nel suo libro, Savater spiega come nel mondo pienamente desacralizzato della tecno-scienza, il sacro finisce per essere relegato “nei corridoi mentali scuri” di ciò che viene propinato dall’autorità ecclesiastica. Una condizione che porta i razionalisti a disconoscere il sacro di cui è intessuta l’esistenza umana. Il cui imperante desiderio di ritardare, esorcizzare e differire l’incontro con la morte, rappresenta una delle sue maggiori preoccupazioni.

Così come spiegato dallo scrittore spagnolo, è lo stesso riconoscimento del sacro a definirci come esseri umani. A differenza di quanto crede buona parte della corrente filosofica afferente al naturalismo, il sacro non è preoccupazione ed esigenza degli dèi, ma preoccupazione ed esigenza degli umani. Il dualismo vita-morte segue cosi, nella riflessione di Savater, un itinerario che porta il lettore a mettere in discussione il proprio approccio verso l’immanenza in un quadro di messa a nudo delle dottrine religiose. A partire dalla concezione della verità, dal ruolo della formazione religiosa nella costruzione dell’identità di ciascuno e nei sistemi socio-culturali dell’Occidente. Il tutto cercando di aprire squarci laici al rapporto con la morte, da rivivere attraverso un approccio tutto proiettato verso la speranza e il buono che siamo a riusciti a costruire quaggiù.

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