Scaffale Laterza, “Benvenuto Giovanni”
Un libro per genitori ed educatori che vogliono comprendere più a fondo i bambini
Il libro: “Benvenuto Giovanni”, pp. 153, Editori Laterza, Bari –2007.
L’autore: Maria Novo, artista e scrittrice, è anche direttrice della Cattedra Unesco di Educazione ambientale e sviluppo sostenibile all’Università di Madrid. Tra le ultime pubblicazioni ricordiamo: “Cambiar es posible”, “Ciencia, Arte y Medio Ambiente”. Francesco Tonucci è ricercatore presso l’Istituto di Scienze e Tecnologia della Cognizione del CNR e disegnatore affermato. Tra i suoi libri più recenti ricordiamo: “Se i bambini dicono: Adesso basta!” (2003), e “La città dei bambini”(2006).
La recensione: “Mio caro appena arrivato, non so bene come incominciare questa lettera, emozionata come sono. Sono incinta di un mese e mezzo e mi vedo già diversa. Sarà proprio così?” È l’incipit della prima di dieci lettere che Irene, voce narrante del libro, scrive mese dopo mese al figlio che nascerà. Nella nostra società in cui nessuno più utilizza le lettere, strumento ormai arcaico e desueto, l’autrice del libro sceglie questo mezzo di comunicazione per condividere con tutti i futuri genitori la gioia dell’attesa del primo figlio. Gli interrogativi, le preoccupazioni, la novità di una esperienza così straordinaria, trapelano dalla tenerezza con cui questa futura mamma comunica col bambino che porta in grembo.
Lungi dal dare consigli, istruzioni per l’uso e aride raccomandazioni, parlano le sensazioni autentiche e vissute, il coinvolgimento e l’esperienza dell’autrice, che nel libro mescola conoscenze di psicologia evolutiva del bambino e di pedagogia, esperienze personali e racconti di amiche. Le dieci lettere aiutano a comprendere l’importanza del primo anno di vita, il modo in cui il bambino costruirà il suo mondo emozionale, le esperienze di contatto con la madre e il padre.
Si tratta di un libro che insegna ma diverte, grazie alle simpatiche vignette di Tonucci, e pone anche l’attenzione su tutti i problemi che crescere un figlio comporta: il tempo che il lavoro sottrae al bambino ancora in tenera età (“…agli occhi di un bambino l’amore si chiama tempo…”), il superamento dell’esclusività del rapporto madre-figlio, il coinvolgimento del padre, l’importanza del gioco. E se è vero che “l’amore non basta, ma bisogna anche prepararsi per sapere che cos’è un bambino, che cosa sente, di che cosa ha bisogno…”, questo libro può essere un buon inizio per tutti coloro, genitori ed educatori, che vogliono mettersi in gioco e sforzarsi di comprendere più a fondo i bambini che si affidano generosamente a loro e chiedono solo di essere amati e capiti.
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