Emiliano in Kosovo
Lotta non repressiva anche nei Balcani
Il Sindaco di Bari, Michele Emiliano, accompagnerà una delegazione di circa una quarantina di ragazzi appartenenti alle associazioni di “Flare” e “Terra di Fuoco”, nel Kosovo nei giorni del 28 e 29 luglio di questo luglio.
Alla luce del ruolo di prestigio che la città di Bari sta ricoprendo per quel che riguarda la lotto contro la criminalità organizzata, culminata con la giornata della legalità della scorso 15 maggio, Emiliano è stato invitato a partecipare ad un incontro con i sindaci dei comuni balcanici di Nis, Milos, Simonovic, Vranje e Mirolijub Stoijcic per illustrate nel dettaglio in cosa consiste la “strategia non repressiva per la lotta alla criminalità organizzata”.
La città di Bari è, infatti, la prima nel mondo ad adottare questo tipo di strategia che consiste non solo negli arresti e nei processi contro la mafia, ma anche e soprattutto con attività – principalmente dedicate ai minori – di sensibilizzazione ed educazione alla legalità.
Si è giunti alla conclusione che per combattere questo immenso flagello, non bastano soltanto indagini, arresti e azioni repressive ma, essendo esso una cisti sociale, è proprio nella società che bisogna intervenire attraverso una fittissima rete di campagne e attività.
Giusto per citare qualche esempio, direttamente nelle case di boss della malavita arrestati, un gruppo di gente si preoccupa di spiegare ai figli dei detenuti quali sia l’importanza della legalità perché, come Emiliano stesso ha sottolineato “non è un reato essere figlio o moglie di un mafioso”.
“L’obiettivo principale – ha proseguito Emiliano – è quello di far diventare Bari il punto di riferimento della gioventù antimafia, rendere Bari la sede dell’Agenzia Europea della lotta non repressiva contro la mafia”.
A tal proposito, sia Flare sia Terra di Fuoco, di cui sia il Comune di Bari sia la Regione Puglia sono partners e ne condividono a pieno gli obbiettivi, hanno chiesto ad Emiliano di accompagnarli in questo difficile viaggio e spiegare ai nostri vicini in cosa consista la lotta non repressiva.
Il viaggio in Kosovo rappresenta l’ultima, momentanea, tappa di un percorso voluto da Flare per la tutela e la salvaguardia dei diritti umani.
All’interno di questo progetto si inserisce anche il famoso treno della memoria che portò nel campo di concentramento di Auschwitz u gruppo di giovani volontari aderenti alle associazioni succitate.
La scelta del Kosovo non è casuale. La guerra da poco conclusasi ha lasciato dietro di se uno strascico di miseria che inevitabilmente sfocia nella criminalità. Inoltre, è una zona geografica che, a causa della fortissima presenza dell’esercito, dimostra la tesi secondo la quale la repressione violenta non porta a significativi miglioramenti.
Per tutti coloro che credevano che l’impegno del Comune e della Regione si fosse fermato alla giornata del 15 marzo, ecco una dimostrazione che per quel che concerne questi problemi, non esiste un minuto di tregua.
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