“Rischiamo il crollo”

Antonio Scotti

“Subito un confronto o sarà il declino”

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Rabbia e nervosismo nelle università italiane contro i tagli decisi dal governo con il decreto del 25 giugno scorso che anticipa la manovra Finanziaria. Una protesta che vede coinvolti rettori e docenti, oltre che ricercatori e studenti. L’allarme sembra essere scoppiato anche a Bari. Proprio ieri il Senato Accademico dell’ateneo barese ha espresso, all’interno di un documento, “massima preoccupazione per i recenti provvedimenti governativi di contenimento della spesa pubblica i quali, senza alcun confronto con le parti sociali interessate, stravolgono natura e ruolo della nostra istituzione”.
Il clima che si respira all’interno dell’ateneo è di forte apprensione. Chi pensava ad un autunno caldo di mobilitazione dovrà forse fare i conti con una coda d’estate assai velenosa. Con tanto di rettori pronti a mettere a rischio le lezioni.
Il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, responsabile anche del dicastero dell’Università, ha preannunciato “scelte dolorose ma indispensabili” e  “tagli sulla base di indicatori di merito”.

Nel documento approvato ieri dal Senato Accademico si parla di un “taglio dei finanziamenti ministeriali” che comprometterebbe la possibilità “di sostituire i docenti che vanno in pensione e di reclutare giovani ricercatori” senza dimenticare l’obbligo per le università a ridimensionare, specie per i più giovani, “gli stipendi già fra i più bassi in Europa”.
Criticata anche l’idea di trasformare gli atenei in fondazioni private. Una proposta, si legge nel documento del Senato, “ipotizzata sulla base di un presunto supporto da parte di un mondo imprenditoriale già afflitto, soprattutto al Sud, da gravi problemi strutturali e connotato da una scarsa propensione ad investire nella ricerca”.

Al centro nevralgico delle critiche degli atenei italiani c’è la riduzione drastica del fondo di finanziamento ordinario, che prevede un risparmio di circa 1,5 miliardi di euro fino al 2013. Ridotte anche le misure sugli stipendi, con scatti di anzianità dei docenti che da biennali diventeranno triennali. Per non parlare del fondo di contrattazione integrativa del personale amministrativo che sarà oggetto di riduzioni significative in termini economici.

“Il progressivo disimpegno dello Stato dalle sue storiche responsabilità di sostegno al sistema universitario pubblico – dichiara il Senato Accademico – rivela una volontà di programmarne il declino definitivo con danno gravissimo per l’intera società che vedrebbe svuotato il peculiare ruolo propulsivo naturalmente svolto dall’Università”.
La proposta è del Senato Accademico è quella di sospendere “le decisioni assunte sull’Università e ad aprire un confronto serio ed immediato con il sistema universitario”. Intanto il 22 luglio, alla Sapienza di Roma, si svolgerà un’assemblea nazionale dei rappresentanti di tutte le componenti universitarie. L’estate calda è appena iniziata.

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Commenti

  • solosole (utente non verificato)

    Avevo lanciato tempo fa un grido di allarme, che sembrava essere caduto nel vuoto, registro con soddisfazione che il grido sta diventando un ” CORO ” ma non basta è ora di impegnarsi è ora di agire,è ora di mobilitarsi, per fermare chi in maniera scelerata a colpi di “MACETE ” sta prefigurando il ” CROLLO ” delle università italiane. Questo disegno che prefigura la cancellazione del sistema universitario pubblico,DEVE ESSERE FERMATO