Bridgestone, un’ispezione mancata

Claudio Cimaglia
Foto Michele Falcone

Forse si sarebbe potuta evitare la morte di GIgante

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È necessario compiere un piccolo passo indietro per quel che riguarda l’incidente presso lo stabilimento della Bridgestone costato la vita all’operaio Giuseppe Gigante.
Innanzitutto bisogna ricordare che Gigante prestava servizio presso il cantiere sul quale avvenivano i lavori di ampliamento dello stabilimento.
È accaduto, circa un mese prima del tragico evento, che degli operai, in forma anonima, abbiano denunciato all’”Associazione Lavoratori Esposti all’Amianto” il fermo provvisorio dei lavori di ampliamento a causa del ritrovamento di sostanze non identificate nel sottosuolo.
Tutto faceva pensare che si trattasse di sostanze cancerogene, quali amianto e oli reflui, alla luce del fatto che in lavori precedenti furono rinvenute analoghe sostanze sotterrate nell’area circostante la Bridgestone.
Inoltre, proprio nel 2006, l’assessore Michele Losappio denunciò pubblicamente la presenza di 93.000 metri quadri di tetti in amianto fatiscente.
A questo punto sorse più di un sospetto sulla veridicità della denuncia anonima dei lavoratori, tanto da spingere l’Associazione Lavoratori Esposti all’Amianto ad inviare nel giugno del 2008, alla Procura della Repubblica, nello specifico al PM Patrizia Rautiis – già titolare di una delle cinque inchieste relative alla Bridgestone e alla questione delle sostanze tossiche – un fascicolo contente un elenco di un centinaio di lavoratori morti di neoplasie polmonari e ad un sessantina affetti da malattie causate sia dall’esposizione all’amianto sia da processi produttivi che espongono gli operai che lavorano con le miscele delle gomme a sostanze altamente nocive come silicato di magnesio, silica, zolfo, acceleranti antiossidanti e idrocarburi.
Assieme a questi elenchi,  nell’esposto venne anche resa nota la stessa denuncia anonima per la quale si chiedeva ufficialmente alla dott.sa Rautiis di mettere in atto un’ispezione sul suolo pertinente, e quindi di verificare la reale presenza delle sostanze succitate, il quale ritrovamento avrebbe sicuramente chiuso i lavori sul cantiere.
Quest’ultima, in un primo momento ai denuncianti è sembrata interessatissima alla questione, presumibilmente perchè ne veniva confortata anche per le inchieste precedentemente condotte sulla stessa Bridgestone. Nei fatti, tuttavia, questa ispezione non è mai stata condotta e qualunque sia stata la “cosa” che ha spinto gli operai a sospendere temporaneamente i lavori di ampliamento resta ancora un mistero.
Adesso, però, è il momento di porre delle domande.
Viene spontaneo chiedersi: se questa ispezione fosse stata compiuta, e considerando i precedenti storici di cui sopra esiste più di una possibilità di un effettivo ritrovo di sostanze tossiche, i lavori sarebbero stati definitivamente fermati?
Inoltre, tenendo presente la vicinanza cronologica tra l’esposto alla Procura e l’incidente che ha causato la morte Giuseppe Gigante, se i lavori fossero stati fermati l’incidente sarebbe avvenuto?
E ancora, perché il PM Rautiis non ha fatto eseguire quel controllo che, tra l’altro, sarebbe stato un eventuale validissimo elemento per la sua causa?
La faccenda si complica ogni giorno di più. Vengono fuori elementi che in ingarbugliano la matassa in maniera sempre più oscura.
Si cerca di far emergere la verità che, probabilmente, si tenta di sotterrare assieme a quella grandissima quantità di sostanze cancerogene.

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