Piano Casa: botta e risposta tra Emiliano e Simeone

La Redazione

A confronto i comunicati delle due fazioni. nel trafiletto rosa la risposta del Pdl alle uscite mattutine del Sindaco

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Dopo aver illustrato ieri mattina in conferenza stampa l’impatto dei tagli operati dal Governo Berlusconi alle politiche abitative pari a 550 milioni di euro, il Sindaco Michele Emiliano risponde al comunicato stampa di quattro parlamentari del PDL:
“Sarà la scarsa conoscenza della materia, sarà una disattenta lettura della norma, oppure l’inesperienza o la fede, ad indurre i quattro parlamentari del PDL ad affermare, senza nessun pudore l’esistenza di un Piano Casa che non c’è.
È la stessa formulazione dell’articolo 12 del DL approvato il 18 giugno 2008 dal Governo a smentire la posizione dei quattro parlamentari.
La norma in questione, infatti, stabilisce: “al fine di superare in maniera organica e strutturale il disagio sociale e il degrado urbano derivante dai fenomeni ad alta tensione abitativa, il CIPE approva un Piano nazionale di edilizia abitativa, su proposta del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, previa intesa in sede di conferenza unificata di cui all’art 8 del DL 28 agosto 1997 n. 281. Il Ministero trasmette la proposta di Piano alla Conferenza unificata entro 60 giorni dall’entrata in vigore del presente provvedimento […].
A tale scopo le risorse di cui agli articoli 21, 21 bis, 41, del citato dl159/2007, ivi comprese quelle già trasferite alla Cassa depositi e prestiti, sono versate all’entrata del bilancio dello Stato per essere iscritte sul fondo di cui al presente comma […]”

È di tutta evidenza, per chi legge in maniera obiettiva la disposizione legislativa, che un piano casa non esiste ancora e che, semmai, vedrà la luce in futuro.
Allo stato, l’unica cosa reale è che il Governo Berlusconi ha sottratto la somma di 550 milioni di euro stanziati nel 2007 dal piano Casa del Governo Prodi.
I parlamentari baresi, che bene avrebbero fatto ad attivarsi per impedire che risorse già assegnate ai Comuni fossero inopinatamente sottratte esponendo ancora di più le amministrazioni comunali alle legittime richieste delle famiglie colpite da provvedimenti di sfratto, richiamano un fantomatico commento ufficiale dell’ANCI che non esiste a tal riguardo.
Nel corso della relazione al Consiglio nazionale, in occasione della elezione del sindaco di Roma Alemanno, l’Anci ha espresso ovviamente parere favorevole all’eventuale adozione di un nuovo Piano Casa, ma ha severamente censurato l’ipotesi della revoca dei 550 milioni di euro già assegnati dal Governo Prodi. Ne consegue che l’ANCI è contraria alla strategia del governo Berlusconi, così come confermato dal responsabile Casa dell’ANCI, Roberto Tricarico che ha dichiarato pubblicamente: “è una truffa, i comuni stavano già abbinando le famiglie di sfrattati agli alloggi individuati e oggi leggiamo che i fondi andranno ad un altro programma”. Ad ulteriore riprova di quanto sinora detto, i Comuni sono convocati il 3 luglio prossimo per porre in essere una strategia comune per lottare contro il decreto del governo.
Il provvedimento del Governo Berlusconi il 18 giugno u.s. non vara alcun Piano Casa, ma si limita solo ad azzerare le risorse che i comuni erano sul punto di utilizzare costruendo case per famiglie colpite dagli sfratti.
L’Amministrazione comunale di Bari è stata tra le prime in Italia a predisporre tutti gli atti necessari per attingere ai finanziamenti erogati dal Governo Prodi, pari a 9,6 milioni di euro, che avrebbero consentito la realizzazione di 101 alloggi necessari a soddisfare i bisogni di altrettanti nuclei familiari baresi.
I parlamentari improvvidamente intervenuti sull’argomento dovrebbero recitare il mea culpa visto che negli anni in cui il centro destra ha governato la città proprio con Di Cagno Abbrescia in testa, allora sì, Bari ha perso 50 miliardi di lire che finanziavano i piani di recupero, solo ed esclusivamente per responsabilità dello stesso centro destra.
Prova dell’insicurezza che contraddistingue il comunicato del PDL è il richiamo strumentale e ridicolo ai costi delle consulenze, che è falso e comunque non ha nulla a che vedere con l’oggetto in discussione.
La domanda alla quale devono invece rispondere i quattro parlamentari baresi e l’intero centro destra è la seguente: “che necessità c’era di revocare finanziamenti già assegnati ai comuni rinviando nel tempo la soluzione del grave problema della casa per centinaia di famiglie?”

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