L’ Anm a Fitto: “Basta utilizzare i media”
Isabella Ginefra: “L’ordinamento contempla una pluralità di strumenti e rimedi ai quali far ricorso per far valere le proprie ragioni”
“Non è in discussione il diritto di sottoporre a critiche e doglianze l’operato dei magistrati. Tuttavia, qualora si reputino determinate decisioni erronee, l’ordinamento contempla una pluralità di strumenti e rimedi ai quali far ricorso per far valere le proprie ragioni”. A riferirlo è un comunicato dell’Associazione nazionale magistrati, firmato dal presidente distrettuale dell’Anm della Corte d’Appello di Bari, Isabella Ginefra.
“Percorrere la via giurisdizionale rappresenta la più ampia tutela per tutti gli indagati o imputati soprattutto se ricoprono incarichi istituzionali– continuano i magistrati – , anche per evitare il rischio che un diverso comportamento, quale il ricorso ai mass media, sia avvertito come un tentativo di ledere l’indipendenza della magistratura e di delegittimare i magistrati”.
E’ assai facile comprendere come il destinario indiretto della missiva dell’Anm sia l’ex Presidente della Regione Puglia, Raffaelle Fitto, ora ministro per Affari Regionali, accusato di concorso in turbativa d’asta e interesse privato del curatore fallimentare per la svendità della Cedis a un contraente predeterminato.
All’indomani della decisione del giudice per l’udienza preliminare di Bari, Marco Guida, di rigettare la richiesta della difesa di Fitto di ottenere le intercettazioni sull’inchiesta Cedis Puglia, lo stesso onorevole magliese dichiarò il proprio malcontento.
In particolare, l’attuale ministro espresse la sua meraviglia per i due modi con cui, a suo parere, è stata tutelata la privacy nel corso dell’inchiesta: “Il giudice invoca giustamente il principio della tutela della privacy delle persone intercettate, ma nessuno sembrò indignarsi quando all’epoca alcuni quotidiani pubblicarono la trascrizione letterale di decine di conversazioni telefoniche tra persone indagate e altre non indagate, in cui si parlava di terze persone”, dichiarò in una nota il 24 giugno scorso.
Dichirazioni che hanno sollveato la reazione dei magistrati baresi: “Alla luce delle recenti norme introdotte dall’ordinamento giudiziario per le quali è fatto divieto ai magistrati titolari dei procedimenti di rilasciare qualsivoglia dichiarazione ai mass media – conclude Isabella Ginefra – tale comportamento rischia di determinare una incompletezza della informazione, in considerazione della sua unilateralità”.
Commenti
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Raffaele Fitto: fatto Ministro più per demerito che per merito. Occorreva infatti una robusta dose di impunità parlamentare-ministeriale per sfuggire, come Berlusconi che si vantava di Raffaele come una sua “protesi”, al giudizio dei tribunali. La legge è uguale per tutti, si sa. Ma qualcuno è più uguale degli altri.






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