La lavagna tattica azzurra

Christian Montanaro

Analizziamo lucidamente i motivi della eliminazione

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Si è conclusa purtroppo prematuramente l’avventura dell’Italia agli Europei. Continua la “maledizione” di questa competizione calcistica, che gli azzurri non riescono a far loro esattamente da 40 anni, quando Pierino Anastasi e Gigi Riva la decisero.
Il giorno dopo c’è sempre tanta rabbia e delusione. Noi di “Diario Europeo” abbiamo cercato di offrire un servizio puntuale e corretto per accompagnare il cammino della squadra sia nella fase di avvicinamento alla competizione che in quella agonistica vera e propria. Andremo avanti sino al termine, anche perché ormai manca veramente poco. Non siamo giudici in grado di emanare facili sentenze a chilometri di distanza dai luoghi in cui si sono svolti gli eventi, e perciò le nostre critiche, quando ci sono state e quando ci saranno ancora, vanno interpretate semplicemente e unicamente per note tecniche ai tanti dubbi emersi nello svolgimento delle gare disputate.

I fatti dicono che in semifinale sono andate Germania, Turchia, Russia e Spagna, ovverosia le squadre apparentemente sfavorite. Fuori Portogallo, Croazia, Olanda e Italia, e già questo dato deve far riflettere, perché vuol dire che i pronostici non sono stati rispettati. Il campo ha espresso un verdetto diverso da quello deducibile sulla carta, il che vuol dire che non c’era una superfavorita in questo torneo, ma tutte formazioni più o meno alla stessa portata.
Detto questo, con tutto il rispetto per Roberto Donadoni, analizzando lucidamente quanto accaduto in questo torneo, non si può a nostro avviso onestamente dire che non vi siano stati errori da parte sua, che comunque riteniamo più di inesperienza, che di incompetenza, sia ben chiaro.

Col senno di poi è sempre facile parlare, è vero, però guardiamo questi dati e traiamo le dovute considerazioni :
1) l’Italia in quattro partite ufficiali ha vinto una sola volta, contro la Francia in dieci uomini e senza Ribery ;
2) una formazione con Toni, Cassano, Del Piero, Borriello, Quagliarella e Di Natale nel reparto offensivo ha segnato la “bellezza” di appena tre goal, tutti su palla inattiva, e nessuno di questi è stato realizzato dagli attaccanti
3) è vero che ci sono stati dei torti arbitrali, ma è pur vero che San Gigi Buffon ha fatto prodezze su Mutu, Benzema, Silva e Villa

Fermiamoci qui per il momento. Cosa emerge da questi dati? L’Italia non era in condizioni smaglianti, se è stata salvata varie volte dal suo portiere, e in avanti non pungeva. Perché? I motivi possono essere tanti. Guardiamoli insieme :
1) Luca Toni, il capocannoniere della Bundesliga, non ha segnato un goal
(uno regolare gli fu annullato) : perché? Colpa sua? Colpa di Donadoni? Di tutti e due riteniamo. Di sicuro il centravanti del Bayern, stanco dopo una stagione dispendiosa, non era al meglio, ma è pur vero che in attacco ha giocato quasi sempre da solo e sin dalla prima partita si è lamentato della scarsa assistenza dei compagni di reparto. Ora, se è vero che un uomo da 20-30 goal a campionato di colpo non può aver esaurito le cartucce, altrettanto vero è che nella squadra tedesca ha in Klose, Ribery e Schweinsteinger ottimi suggeritori, e lo stesso succedeva ai tempi della Fiorentina. Chi lo ha servito nell’Italia?

2) I continui cambi di modulo : ogni formazione che si rispetti deve poter usufruire di uno-due schemi validi. L’Italia era partita con le tre punte, per poi passare dopo la clamorosa sconfitta contro l’Olanda al rifinitore dietro due attaccanti. E’ sembrato che Donadoni in ogni partita non avesse le idee chiare. L’unico insostituibile era Toni, con Cassano, Di Natale e Del Piero che si contendevano un posto e Perrotta e Camoranesi l’altro. Troppa confusione, e troppa disciplina tattica. Cassano aveva idee brillanti, ma era troppo frenato dal mister. Crediamo che l’Italia avrebbe dovuto giocare sempre col 4-4-2 puro. Contro la Spagna, che ci ha dominato sulle fasce, per esempio sarebbe servito molto di più

3) Le scelte del mister : troppa prudenza contro la Spagna. Del Piero perché così tardi? Aragones ha avuto gli attributi di sostituire un certo Fernando Torres con Guiza e di non convocare Raul. Perché, con Toni in quelle condizioni, non buttare dentro la freschezza di Borriello o Quagliarella, o optare, per non dare punti di riferimento alla non eccessivamente veloce difesa spagnola, per un duo veloce Del Piero-Cassano? Donadoni ha dimostrato in quasi tutte le partite di non essere un grandissimo lettore delle gare. L’abilità del mister è soprattutto quella di cambiare la squadra in corso. Contro la Spagna nella ripresa un tridente offensivo sarebbe servito. Invece abbiamo dimostrato di avere paura e di sentirci fondamentalmente inferiori, limitandoci ad ingabbiarli

4) la designazione dei rigoristi : il quarto rigore era quello fondamentale. Andava fatto battere dal rigorista principe. Certo, se Di Natale avesse segnato, non staremmo qui a dirlo, ma è l’episodio che nel calcio fa la differenza. Del Piero avrebbe anche potuto sbagliare, ma la coscienza del mister sarebbe stata salva
5) la prevedibilità delle manovre offensive : senza Pirlo ad illuminare la manovra, occorreva qualche variante tattica. Aquilani ha deluso, Perrotta era avulso dalla manovra, Cassano frenato, Grosso e Zambrotta limitati da Silva e Iniesta. Ci voleva una invenzione. Non è mai arrivata. Ciò la dice lunga, e anche prima della Spagna non è che il gioco azzurro esaltasse gli spettatori. La partita contro la Francia fa testo sino ad un certo punto.

Ulteriori commenti li faremo più avanti. Per il momento riflettiamo su questi. Ripetiamo, non ce l’abbiamo con Donadoni, ma non siamo del suo stesso avviso. L’Italia non è uscita a testa alta, come sostiene lui. L’Italia ha disputato una gara inferiore alle proprie possibilità. Non ha mai veramente provato a vincere l’incontro. Gli spagnoli correvano meglio e hanno fatto qualcosa in più. Un Del Piero non si regala in questa maniera agli avversari, se lo hai in panchina. Non ci pronunciamo sul ritorno di Marcello Lippi. Diciamo solo che Donadoni ha le sue responsabilità. In una competizione si può uscire anche al primo turno, purchè si dia tutto. L’impegno non è mancato agli azzurri. Il coraggio sì.

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