La lavagna tattica “azzurra” di Olanda-Italia
Scelte tattiche sbagliate da parte del mister
“Chiediamo scusa gli italiani”. Ecco, questo ci si voleva sentir dire. Bravo Gigi Buffon, il migliore anche fuori dal campo. Sicuramente più di Roberto Donadoni che non ha rinnegato le proprie scelte, anche quand’era chiaro che esse hanno largamente influenzato il match.
Non è mai stato un nostro peccato capitale quello di sparare a mille sul mister di turno, e una partita sbagliata nel calcio ci può anche stare, però quando si perde bisogna rendersi conto del perché, e ci sembra che l’ex ala destra degli anni 80’ di Atalanta e Milan poco ancora abbia capito dell’incontro appena perso, per i seguenti motivi :
1) l’Olanda, la squadra del calcio globale, mai come stavolta ha giocato all’italiana, incatenando la partita a centrocampo e poi ripartendo in contropiede (il secondo e il terzo goal sono stati realizzati così). La spinta di Grosso sulla fascia ci voleva e si è sentita, ma ha prestato il fianco al contropiede avversario con il letale Kuyt sulla destra. Una formazione del calibro e dell’esperienza di quella azzurra non può farsi trovare impreparata in difesa come invece è puntualmente avvenuto.
2) Una grande squadra non può basare una intera competizione su un unico schema, anche se valido. Ne sa qualcosa la Roma che forse qualche punticino in campionato lo ha perso per la mancanza di varianti tattiche. Men che mai se questo schema è poi il 4-3-3 (usato contro l’Olanda sembra peccare di presunzione) che assicura poca protezione a centrocampo e dispendio sulle corsie esterne. Ieri uno degli sbagli di Donadoni è stato non mutare assetto tattico nella ripresa, passando al 4-4-2. Era evidente come Luca Toni fosse troppo solo. Persino la compagnia di Borriello gli avrebbe giovato, figurarsi quella come punte di Del Piero o Cassano
3) Il centrocampo. La partita si è decisa lì. Per l’Olanda De Jong, Engelaar, Van der Vaart, Kuyt e Snejider, cioè cinque uomini, più Van Bronckorst che spesso saliva. Per l’Italia solo tre, i milanisti Pirlo, Gattuso e Ambrosini, di cui uno, il primo, che gioca prevalentemente da fermo. Non ci sembra poi così difficile capire che il reparto andasse rinforzato, se non con De Rossi, almeno con il corridore Perrotta
4) I solisti : quello schema richiede giocatori in grado di dare profondità all’azione, lanciandosi senza palla in avanti. Ecco perché Grosso ha fatto bene appena entrato. Ma sia Camoranesi, che Di Natale, che Pirlo è gente che ama il tocco di troppo e ieri serviva fino a un certo punto
5) La coppia difensiva Barzagli-Materazzi : al di là delle poche volte che è scesa in campo assieme, era troppo lenta e statica. Di solito dietro al centro ci vuole uno potente e l’altro scattante. Ecco perché nell’Inter al fianco di Matrix gioca un certo Cordoba
6) Gattuso : secondo noi il peggiore in campo. Ringhio non costruisce, ma morde le caviglie. Se il gioco non gli riesce, e ieri non gli è riuscito una volta, è un corpo avulso dal gioco, che concede un uomo al centrocampo avversario. Van Basten intelligentemente gli ha piazzato il tecnico Snejider da quella parte
7) Il tardivo ingresso di Del Piero e Cassano : hanno fatto bene, ma poi Donadoni è ritornato all’attacco a tre. Un errore. Del Piero serviva da seconda punta, con Cassano immediatamente dietro. Comunque riteniamo che l’accorgimento tattico per cogliere di sorpresa l’oranges sarebbe stato lo schieramento dal primo minuto di un trequartista tra le due linee, visto e considerato anche che De Jong e Engelar non sono certo velocisti nati
La fortuna dell’Italia, tirando le somme, è che Francia e Romania si sono divise la posta, ma per chi avesse visto la Romania ieri non ha dato certo l’impressione di una squadra materasso. Adrian Mutu ha deluso, ma perché ha fatto quasi il terzino sinistro aggiunto. Piturca, l’allenatore, bada al sodo. Guai a pensare a una formazione molle. Il tempo e il modo per rimediare c’è. Ogni partita fa testo a sè e a suo modo quella di ieri è stata decisa anche da episodi sfavorevoli. Anche, ma non solo. E’ questo il punto da capire. Un pò di sfortuna c’è stata, ma aiutata da tutti gli errori sopra rimarcati. Lo schema non è sbagliato, ma va adattato agli avversari e mutato in corsa. Insistere è diabolico, rinnegarlo per una partita persa potrebbe esserlo ancor più. Al di là di uomini e schemi, certo è che contro la Romania ci vorrà tutta un’altra Italia.
News : Una Ferrari senza benzina l’Italia quella descritta dall’ex C.T. Arrigo Sacchi. Chi invece marcia come un treno è la Spagna, già da noi di “Diario Europeo” indicata come una delle favorite per la vittoria finale, nonostante la tradizione sfavorevole, vittoriosa per 4-1 sulla malcapitata Russia, trascinata dall’attuale capocannoniere del torneo, quel David Villa, oggi autore di tre reti, che fa tanto gola al Real Madrid. La Russia con Pavlichenko segnava il goal della bandiera, ma arrivava in chiusura il sigillo di “Cesc” Fabregas di testa per il 4-1 finale in favore della squadra guidata da Luis Aragones, che senza Raul e altri big, sembra più compatta e quadrata delle precedenti edizioni.
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