Relazione della Banca d’Italia o discorso della Regina

Mariano Leone
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Diciamocelo,
da dove prendere informazioni decenti di politica economica dopo avere letto la relazione del Governatore della Banca d’Italia .

Ricordo da giovane studente di economia che la relazione del Governatore della Banca d’Italia ai tempi di Carli, di Baffi, di Ciampi era una mirabile occasione di presa di conoscenza dello stato dell’Italia, dei suoi problemi, delle sue carenze. I politici attendevano con ansia la rendicontazione del Governatore che nutriva con isterica
ed efficace attività il proprio ruolo di super partes ed una estraneità dal potere politico
.

I giudizi del Governatore non facevano sconti ed i tentativi di ricondurre la Banca d’Italia ai desiderata dei politici erano reiterati ma sempre respinti .

I tentativi dei politici di ridimensionare le osservazioni del Governatore della Banca d’ Italia non avevano alcun credito per il ruolo di autorevolezza ed indipendenza del Governatore.
Ora dalla lettura della relazione e dai commenti dei leader politici sembra si sia consolidata una unicità di pensiero .
La lettura della relazione era una rogna per i politici, ora appare come l’ulteriore conferma del loro ispirato pensiero e manifesta una imbarazzante comunanza di politica economica.

Non è questa la sede per commentare le venti cartelle del discorso, ci limitiamo solo a denunziare l’eccesso di ossimori contenuti nel discorso ed alcune valutazioni che ci trovano dissenzienti.
Diciamocelo,

visto il ruolo della Banca d’Italia di agenzia periferica della Banca Centrale Europea speravamo in qualche valutazione più audace.
Ci è sembrato il discorso della regina d’Inghilterra ad ogni insediamento di Governo . Un discorso per tradizione e per ruolo istituzionale volutamente neutro.

Federalismo fiscale.
L’espressione senza il dettaglio dei contenuti non ha senso alcuno.
Se per comprare i gessetti la scuola di Canicattì non può attendere la decisione di spesa del Ministero, non bisogna scomodare il federalismo per dare autonomia di spesa .
Storicamente gli stati federali erano stati autonomi che si univano mantenendo una autonomia.
Oppure stati nazionali come la Francia con un sistema di prelievo fiscale a strati, centrale, periferico e comunale ma con una forte e consolidata centralità amministrativa .
In Italia si vuole partire da uno stato nazionale per arrivare ad un federalismo, molto auspicato, molto parlato del quale non si conoscono gli elementi fondanti. Si parla del sistema lombardo, ma si parla soltanto, con simulazioni carenti.
La Lega abbandonata l’idea secessionista parte da una considerazione di fondo.
In questo momento storico le cose della finanza vanno meglio a noi del Veneto per cui le risorse finanziarie ce le teniamo noi. Stupendo.
Questa finanza da salumiere per la sua grossolanità raccoglie adesioni.
Anche Draghi nella sua relazione ne viene fuori con un ossimoro. Se fatta bene darà vantaggi ma se fatta male no.
Per applicare anche al Meridione il principio della Lega proporrei di prendere come momento storico non l’attuale ma quello dell’unificazione dell’Italia, quando le casse del Regno delle Due Sicilie rivilitalizzarono le casse esauste dei Savoia. Visto che stiamo in argomento mi piacerebbe
chiedere un indennizzo per i cafoni meridionali morti per difendere i confini tanto disprezzati dai leghisti.
La qualità di queste argomentazioni è scadente ma anche le proposte di federalismo sono della stessa qualità.
Pensare di poter dare confini regionali alle risorse finanziarie, alle persone, alle imprese, ai servizi di assistenza, ai trasporti è qualcosa fuori dal mondo . Non ci possono essere norme che possano seriamente confinare uomini , denaro e servizi nell’ambito ristretto di una regione.
L’unico prelievo strutturalmente comunale come l’ICI è stato di fatto tolto alla competenza dei comuni . Per chi ha propositi federalistici mi sembra una colossale contraddizione .
Prevediamo un federalismo molto parlato e poco applicato.

Deficit e tasse
Dopo un riconoscimento del diminuito debito pubblico la relazione di Draghi lamenta l’eccesso del carico fiscale ritenendo che la diminuzione del prelievo fiscale possa incrementare la produttività e lo sviluppo .
Diminuire l’imposizione fiscale per incentivare lo sviluppo.
Questo argomento ha una valenza logica . Ma solo una valenza logica . Non esistono conferme o studi econometrici in grado di mettere in relazione riduzione di prelievo fiscale e incremento dello sviluppo. Ci ha provato Reagan con scarsi risultati .
La realtà vede che i paesi con notevole livello di prelievo fiscale sono quelli con più benessere diffuso . In Svezia dopo una parentesi politica si è affermato un partito che propone un incremento del prelievo fiscale .
La soluzione non è nel diminuire le tasse ma nel dare risposta alla madre delle domande che dovrebbe seguire i propositi di intervento politico sulla tassazione .
A CHI RIDURRE LE TASSE E A CHI INCREMENTARLE .

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