Gli Afterhours ammazzano il santo

Mario Bucci
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Rispettando il titolo del nuovo album I milanesi ammazzano il sabato (primo prodotto con Casasonica) gli Afterhours hanno fatta tappa a Bari proprio sabato 10 maggio esibendosi al Palatour di Bitritto (Ba), e sfidando (o forse sfruttando) la ricca affluenza dei giorni precedenti per il rituale della venerazione delle spoglie di S. Nicola. Di fronte ad un pubblico corposo e sovraeccitato dunque, il gruppo si è presentato con decisive novità, a partire proprio dalla formazione, allargata a sei membri, e dalla promozione del nuovo album, decisamente più rock del precedente Ballate per piccole iene. Di queste due novità ne ha fatto le spese una prova dal vivo forse troppo veloce, poco elaborata (con un’acustica difficile, è anche vero questo) ma molto efficace sul pubblico. Molto energica è sembrata l’esecuzione di Pochi istanti nella lavatrice, una canzone del nuovo album che sembra tornare su sonorità vicine a Germi (terzo album del gruppo e primo in italiano), così come l’esecuzione di E’ solo febbre (brano d’apertura del concerto) sembra riprendere il percorso iniziato con Hai paura del buio (quarto album). Manuel Agnelli, cantante e frontman del gruppo, ha dato vita ad un’interpretazione forte ma molto spesso contenuta, sostenuta invece da un Roberto Dell’Era (bassista) in gran forma, da una più completa partecipazione vocale del resto del gruppo (soprattutto cori) e da un pubblico molto preso, che ha cantato la maggior parte dei brani dall’inizio alla fine. Gli Afterhours hanno messo mano al repertorio in maniera allettante, strutturando la scaletta con quello che è parso un lento procedere all’indietro, passando dall’osannata Ballata per la mia piccola iena, dalla stupenda La sottile linea bianca (nel video un sunto di questo brano) dalla La vedova bianca, a Bye Bye Bombay, a Quello che non c’è, per arrivare anche a Male di miele, tutte eseguite con la giusta rabbia di chi, armi in mano (le taglienti lame sul fondo del palco) ha ancora qualcosa da dire. Con molto coraggio il gruppo ha sottratto a questo percorso musicale il brano Dentro Marilyn, una ballata che anche la grande Mina ha voluto cantare, e la cui mancanza in scaletta ha lasciato qualche fan a bocca asciutta. Un’ora e mezza di concerto molto tirato dunque, che ha permesso al gruppo di giocare anche con lo spazio scenico, con un cambio di palco inaspettato (per una esecuzione acustica di Voglio una pelle splendida) ed un confronto sul palco con un televisore, sul quale schermo era trasmesso un servizio giornalistico locale che si cimentava ancora con le spoglie del santo. Compito degli Afterhours è stato quello di coprirlo con la musica, fino a spegnerlo, con grande entusiasmo del pubblico. È così dunque, che ponendo fine alle feste patronali, i milanesi hanno potuto ammazzare anche il santo.

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