Diliberto chiama Vendola

Fortunata Dell'Orzo

A Bari il segretario nazionale del PdCI lancia la fase di ricostruzione

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“L’Arcobaleno è finito, sono stati gli elettori a bocciarlo. In due anni abbiamo perso complessivamente 2.800.000 voti e li abbiamo persi perchè la nostra proposta per il 13 e 14 aprile non è piaciuta al nostro elettorato tradizionale. E siccome in piedi sono rimasti solo i nostri due partiti, Rifondazione e noi, non vedo perchè non si debba ricominciare da noi stessi.”

E’ un Diliberto sostanzialmente sereno e determinato quello che prende posto nel “covo” (come è stato scherzosamente definito) della libreria Palomar, in via Nicolai a Bari, “prima che Berlusconi la faccia chiudere”, scherza ancora il segretario nazionale, accompagnato per l’occasione da Franco De Mario, che dei Comunisti Italiani è il segretario provinciale di Bari.

“Dobbiamo ripartire dalla cultura e dal lavoro, dal tipo di società che abbiamo e da quella che vogliamo. Dobbiamo riprendere insomma a fare politica e cercare di colmare quel deficit di fondo della Sinistra che negli ultimi anni ha dimenticato persino le parole ed i gesti simbolici per parlare agli elettori e in genere alle persone che ci guardavano con simpatia e speranza”.

Autocritico ma non autodistruttivo, Diliberto ha più volte sottolineato che non bisogna perseverare nell’errore che ha condotto all’Arcobaleno e alla disfatta elettorale: “Ricominciamo dal 1998, dall’anno in cui i Comunisti Italiani nacquero da una scissione, quella da Rifondazione Comunista, per evitare la caduta del primo governo Prodi”

E’ dunque a Nichi Vendola che Diliberto si rivolge, sia pur indirettamente per ora, in quanto più che probabile prossimo leader di Rifondazione e fra i pochi a possedere le doti da politico e da statista per poter progettare un unico Partito Comunista Italiano.
“Forse non basterà una sola generazione” ha concluso Diliberto prima di rispondere alle domande dei numerosissimi giornalisti presenti – “Inizia per noi comunisti una lunga traversata nel deserto: non abbiamo nemmeno un parlamentare ma non abbiamo altra scelta che continuare. E ricominciare proprio da coloro che abbiamo deluso e trascurato, i lavoratori e le lavoratrici, i giovani, i pensionati, quella miriade di persone che non devono mai essere trattate come numeri, come elementi di una statistica”.

Diliberto è poi andato alla Bosch, nella zona industriale di Bari, dove, in assoluta controtendenza con l’andamento elettorale, il PdCI ha di recente fatto un centinaio di tessere.

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Commenti

  • procivitate (utente non verificato)

    PdCI e PRC non hanno deluso l’elettorato,ma offeso se stessi quando,piuttosto che ascoltare il loro popolo accordavano la fiducia al Governo Prodi,anche quando in ragione dei loro principi non avrebbero dovuto sostenerlo.L’elettorato che li sosteneva, in modo più elegante, civile e democratico li ha condannati all’esilio . Quanto accaduto a PdCI e PRC sia di monito a quei partiti che barattano i loro storici principi al fine di guadagnare postazioni di privilegio.L’elettorato presenta il conto!

  • dispencer (utente non verificato)

    Giusto, Procivitate. Berlusconi ringrazia.

  • torreamare (utente non verificato)

    bisogna cambiare le facce: Diliberto quando qualche faccia dei Pdci inizierà a cambiare?

  • miconsenta1 (utente non verificato)

    Bertinotti, Giordano, Mussi e Pecoraro Scanio hanno lasciato. Nel Pdci nessuno fa autocritica?

  • torreamare (utente non verificato)

    miconsenta1 aspetta e spera!
    Il Pdci vuole conservarsi l’1% dei consensi, ecco perchè nessuno fa autocritica

  • solotua (utente non verificato)

    A dire il vero, l’autocritica c’è, almeno a leggere questo resoconto della conferenza stampa. Il fatto stesso di aver attribuito anche all’arcobaleno la disfatta, mi pare autocritico assai…se parla di non dover perseverare nell’errore…a meno che si intenda per autocritica una forma blanda di harakiri…

  • procivitate (utente non verificato)

    Se volessero veramente fare autocritica,la prima cosa che dovrebbero fare è chiedere scusa all’elettorato. E voi pensate che lo farebbero?Dopo essere stati condannati all’esilio, condannati a lavorare(per molti sarà la prima volta)accetterebbero di essere ignorati anche dai media?Loro hanno paura di vivere da normali,non ci sono abituati.Chissà se riusciranno a vivere come vivono i comuni mortali, senza auto blu,privilegi,costretti a fare la fila dietro una porta che non si aprirà mai.