Bari, una finta porta d’Oriente?
Cara Fortunata,
Bari città aperta all’Oriente, porta di transito per merci e tradizioni. Tutto vero, ma l’ospitalità e la ricezione della città dovrebbero iniziare proprio dall’accoglienza. Pochi giorni fa mi trovavo al porto di Bari, in attesa di una nave Superfast proveniente dalla Grecia, dalla quale sarebbe sbarcata una mia parente. Avevo chiesto agli addetti alla sicurezza dell’area se fosse stato possibile per me avvicinarmi, al fine di aiutare la donna a portare le sue valigie per tutti i trenta metri che separano la banchina dalle auto parcheggiate.
Chiamandomi bullescamente "mister" la persona in questione mi ha allontanato in malo modo minacciando, in virtù di ferree disposizioni antiterrorismo, di chiamare rinforzi qualora mi fossi ostinato a chiedere soltanto un aiuto per una donna che da sola non ce l’avrebbe fatta a portare a mano e sotto la pioggia battente i propri bagagli. Inutile dire che, una volta giunta, la pattuglia ha appurato che non ero un terrorista grazie al mio documento. Nel frattempo la mia parente, assistendo alla scena imbarazzante e sentendo le urla rigorosamente in dialetto barese dei due addetti alla sicurezza in questione, è riuscita a stento a percorrere i trenta metri fino al cancello del molo 12, inzuppata di acqua e con i muscoli indolenziti e mi ha chiesto: "ma dove siamo, nel terzo mondo".
Non le ho risposto, ma il mio sguardo avrebbe voluto dire di sì.
Francesco de Palo
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