Caro Benedetto ti scrivo….
Scrivere una lettera, e avere addirittura papa Ratzinger per interlocutore. Non è cosa da poco, né da tutti. Ci prova Francesco Remotti, professore ordinario di Antropologia Culturale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino, con il suo nuovo libro ‘Contro natura’ appena edito da Laterza.
‘Un testo durevole, non una concessione alla moda’. Così lo definisce nella presentazione odierna Rosina Basso Lobello, preside del Liceo linguistico ‘Preziosissimo Sangue’.
Al centro dell’opera, l’eterna lotta tra relativismo e assoluto, tra chi cerca un modello universale e chi persegue il riconoscimento delle differenze: due mondi a confronto, quello del dogma e delle certezze, e quello della scienza che interpreta il vivere degli uomini in società e coltiva l’ambizione di conoscerlo da vicino. L’autore si colloca ovviamente dalla parte di quest’ultimo, e non potrebbe essere altrimenti per un antropologo; ma il punto di vista è quello di uno scienziato, e non di un polemista, che cerca innanzitutto il confronto, e laddove pure si lascia andare alla critica, lo fa in maniera velata e sempre cortese. E’ lo stesso autore ad ammettere la sua ‘galanteria cavalleresca’, se così possiamo definirla: ‘L’idea di scrivere a Benedetto XVI mi venne circa un anno fa, la scorsa primavera, in seguito al discorso con cui il pontefice delegittimava la mia disciplina, l’antropologia culturale, come scienza. A quel tempo ero piuttosto arrabbiato, e l’opera voleva essere un feroce pamphlet, ma poi, nei fatti, non lo è; non è questo il mio spirito’. Quale allora l’obiettivo della lettera? Semplice: ‘Mettere a disposizione del dibattito pubblico il mio modesto sapere, il sapere antropologico, aiutare il lettore ad affrontare la questione sotto un’ottica scientifica’. Il tutto avendo come scopo ultimo quello del confronto, del dialogo, che troppe volte è stato eluso dalla Chiesa e dai suoi rappresentanti.
Il merito e la grandezza del libro sta nella capacità di muoversi con grande disinvoltura tra astratto e concreto, filosofia e presente: ed è appunto in un discorso di ampio respiro, citando Pascal e Montaigne, Tommaso e Agostino, che l’autore si sofferma, a mo’ di esempio delucidativo e nocciolo della questione insieme, su un tema di scottante attualità, le unioni omosessuali: senza ridursi pedantemente a trattato specialistico, Remotti mostra al lettore quali e quanti tipi di ‘famiglie’ siano esistiti ed esistano tutt’ora nel mondo e nella storia. Per dimostrare che un qualsivoglia giudizio etico sarebbe improponibile; che ‘non esiste una norma, e del resto chi mai potrebbe stabilirla?’.
Campione del relativismo, Remotti perviene nel finale ad un’affermazione che può dirsi sì assoluta: la diversità, di sensibilità, di storia, di cultura, di tradizione, non rende alcunché contro natura. Questa la riflessione, saggia, vitale, proposta dall’autore; ed è anche il punto di partenza, e di arrivo, dell’opera. Un’opera che si chiude con un invito di umiltà, garbato nella forma ma spietato nella sostanza; e perviene al risultato, benché Remotti sia troppo pacato per ammetterlo, di smascherare l’assurda cecità, e superficialità della Chiesa: colpevole di un assolutismo spicciolo e pericoloso, che non si assume le gravi responsabilità insite nella sua stessa natura.
In conclusione, segnaliamo per oggi alle 10 un nuovo incontro con l’autore, organizzato dal Collettivo di Lettere e Filosofia: il dibattito con gli studenti si preannuncia senza dubbio interessante; auspichiamo una vasta partecipazione.
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!






Affitti a Bari, quasi 500 euro al mese per 80 metri quadrati: pesa il 28% del reddito