Corrado e la sua Università del Levante

Francesco Maisano

Cambiare il nome, unire Bari alla sua vocazione levantina e ad un figlio della Puglia così grande come Aldo Moro che non doveva morire così presto

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Cambiare il nome dell’Università, chiamarla Università del Levante – Aldo Moro. Non si tratta solo di ridisegnare loghi e fare un restayling di facciata. Quello che si percepisce dalle parole di Corrado Petrocelli è la volontà di dare il segno tangibile di una istituzione che ha voglia di rinnovarsi; l’Ateneo ha nel capoluogo pugliese in centro di irraggiamento del sapere ma è anche un faro con il compito di illuminare altre prospettive, nuovi orizzonti, rendendo espliciti alcuni tratti più volte delineati, come lo sguardo ad Oriente o l’incessante lavoro di valorizzazione delle figure del passato.
Il faro è un’immagine delle nostre coste, un simbolo denso di storia e di significati, che in questi anni l’Università degli Studi di Bari ha utilizzato per le sue campagne pubblicitarie, sia nell’epoca Girone che in una veste più accattivante per l’inaugurazione dell’anno accademico 2007/2008 da Taranto. Lo sguardo a Levante, la volontà di omaggiare una figura come Aldo Moro, uno statista vero con a cuore l’Italia tutta intera, Corrado Petrocelli, il Magnifico Rettore, la spiega così…

Mutare la denominazione di un ente protagonista della società non può essere solo un vezzo momentaneo: è un gesto che comporta tanti perché, quali sono nello specifico?
Noi dobbiamo recuperare il valori specifici della nostra tradizione e al tempo stesso prendere atto del fatto che siamo cresciuti, che l’Università di Bari è Bari ma non soltanto Bari, ha sedi delocalizzate molto importanti, disseminate nella Puglia, che vanno dalla realtà di Taranto, che è la più corposa, a Brindisi a tutte le altre realtà dove ci sono corsi o attività di ricerca. Poi ricerca e formazione non hanno confini, devono varcare i mari: guardiamo al Mediterraneo e all’Oriente, abbiamo rapporti in tutta l’area balcanica sino alla Russia e con la Cina. Ma questo è il momento di rafforzare i legami con il resto d’Europa e con altre realtà: penso alla missione australiana dalla quale abbiamo tratto utili prospettive di cooperazione. Un respiro ampio, che guarda al futuro ma anche al passato, alle nostre tradizioni, alle nostre vocazioni. Ma cambiare il nome è solo una proposta che ora l’Università dovrà decidere se condividere o meno.

Qual è l’iter da seguire per il nuovo nome e quali sono i tempi?
Nel prossimo Senato Accademico ne discuteremo ufficialmente, sentiremo i pareri e se il Senato concorda avvieremo la consultazione di tutte le facoltà e di tutti i dipartimenti. Tutti devono partecipare e tutti insieme siamo chiamati a decidere.

Su questa scelta, molto impegnativa ma di grande peso storico, l’Università di Bari è chiamata a voltare anche pagina rispetto ad un passato recente burrascoso e molto doloroso, soprattutto per gli studenti dalla faccia pulita e dai genitori senza baronia.

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