Massimo Posca chiede solidarietà per il Tibet
Dal Tibet occupato continuano a giungere notizie drammatiche. I monasteri vengono chiusi, i monaci e i pastori nomadi deportati.
In tutto l’Occidente devono mobilitarsi le Istituzioni rappresentative, le sole in grado di costruire e di dare vita a movimenti d’opinione che sappiano opporsi alle logiche economiche che tollerano tutto in nome degli affari e così sorreggono il regime cinese ; le sole che possano indurre la comunità internazionale a isolare il governo di Pechino e sollecitare le Nazioni Unite ad una vera condanna per i crimini commessi. Prima che sia troppo tardi!
La Città di Bari non può rimanere silente dopo la visita istituzionale, a dir poco inopportuna, in questi giorni, dell’Assessore Sannicandro a Canton, che sembra esaltare interessi mercantilistici ignorando l’atteggiamento che la Cina ha in queste ore nei confronti del Tibet e prima della Birmania.
In queste ore imperversa la battaglia del colonialismo cinese per il controllo di un popolo profondamente religioso e ribelle ai ripetuti tentativi di appropriarsi anche della religione con la nomina di “ lama fantoccio”. Pechino intende affermare che ogni manifestazione anche religiosa è ammissibile solo se sottomessa alla supremazia dello stato e regime comunista; perciò un leader buddista autonomo come il Dalai Lama è il Male assoluto, l’avversario con cui non si parla.
Il Santo Padre Benedetto XVI, non si è sottratto a intervenire chiedendo: di “dare a ciascuno il coraggio di scegliere la via del dialogo e della tolleranza”. Ed avendo l’immediata risposta cinese che “i criminali” vanno puniti.
Il Dalai Lama, capo spirituale dei Tibetani in esilio, si è detto pronto ad incontrare il presidente cinese Hu Jintao se riceve “concreti segnali” della disponibilità di Pechino al dialogo.
Il regime cinese è disposto a subire un peggioramento temporaneo della sua immagine nel mondo, pur di affermare che il Tibet è una questione domestica, e che nel suo nuovo status di superpotenza Pechino non accetta lezioni di diritti umani o altre “interferenze”.
E’ opportuno che il Comune di Bari non si sottragga dal manifestare il suo dissenso per le atrocità che si stanno attuando a danno dei monaci e cittadini tibetani.
Invito il Sindaco, in qualità di primo cittadino, che è sempre in prima fila, come nella manifestazione tenutasi sabato a Bari contro la violenza delle mafie, a manifestare indignazione su tale eccidio, ad apporre sul Palazzo di Città la bandiera Tibetana in segno di solidarietà al Tibet vittima della follia capitalista cinese e aderire sostenendo una fiaccolata per le strade della città in segno di pace come sta avvenendo in tutto il mondo civile in questi giorni..
Nella solennità della Pasqua , quando lo spirito di pace pervade credenti e non credenti, non si può voltare gli occhi altrove, ignorare gli eccidi barbari e offrire il nostro silenzio in cambio di ipotetici “grandi affari economici”
Invito i miei colleghi Consiglieri a voler sottoscrivere una mozione urgente – da esaminare in Consiglio Comunale – di condanna al genocidio culturale che la repubblica popolare cinese attua nel Tibet. E di voler accogliere le firme dal comitato di solidarietà al popolo Tibetano che invitano il Sindaco Emiliano ad inviare formale lettera al Sindaco di Canton dichiarando che la Città di Bari non intende aver alcun rapporto di gemellaggio fino a quando continuerà “il massacro del popolo Tibetano”.
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!






Affitti a Bari, quasi 500 euro al mese per 80 metri quadrati: pesa il 28% del reddito