Per capire il presente rileggiamo Sant’Agostino
Gremita di gente l’aula “Aldo Moro” presso la facoltà di Giurisprudenza, per il quarto seminario di studio su “I giovani di oggi e sant’Agostino” tenuto da don Giacomo Tantardini, professore dell’Università San Pio V di Roma. Incontro che focalizza l’attenzione sul volume “Il cuore e la grazia in sant’Agostino. Distinzione e corrispondenza” edito da Città Nuova, dello stesso docente e promosso dalle associazioni studentesche “Studenti per l’Università”, “Cusl” e “Asu Aldo Moro”.
Ma chi era sant’Agostino? Professore di grammatica e retorica, inizialmente manicheo, convivente per quindici anni con una donna dalla quale ebbe un figlio, Adeodato. L’incontro con sant’Ambrogio segna il suo avvicinamento ai filosofi neoplatonici e alla religione cristiana. Catecumeno e poi battezzato, elaborò le sue dottrine sull’origine del male, sul peccato originale, sulla grazia divina e sulla predestinazione.
Introduce il seminario Corrado Petrocelli, rettore dell’Università di Bari. Sottolinea l’importanza di questi momenti di riflessione, ora sempre minori, e rivisita i pensieri di sant’Agostino, dall’educazione culturale al raggiungimento della sapienza, dai giovani ai valori della solidarietà e dell’amicizia. “Il pensiero della conoscenza di Sant’Agostino ha sempre vissuto l’angoscia della dispersione. La curiositas che non è positiva se priva di una giusta guida, un maestro. Il vero rimedio è il metodo” commenta Petrocelli.
Tema che affronta don Tantardini è il peccato originale definito anche orgoglio dell’autonomia.“Riconoscere il peccato rende possibile riconoscere la bontà, dona a sant’Agostino lo sguardo di misericordia sull’uomo”. Tantardini parla di tre fondamentali dinamiche che coinvolgono l’individuo, il suo desiderio di conoscere, dinamica che può decadere nel vizio, la conservazione di se e quindi l’unità dell’anima e del corpo, e infine la voglia di vincere, la dinamica che rende l’esistenza facile da vivere. Situazioni che vengono intaccate dal peccato. Riconoscere quest’ultimo come ferita, è cosa buona.
Sant’Agostino narra nelle sue maggiori opere, dalle “Confessioni” a “Città di Dio” la sua esistenza travagliata e dona un panorama completo del suo essere prima uomo poi santo.
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