Storie d’Italia: cosa c’è dopo Croce?

Lorenzo Vendemiale

Dall’archivio privato della Famiglia Laterza nasce un libro tutto da scoprire

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Laterza dopo Croce: un passaggio fondamentale forse per l’intera cultura del nostro paese; e ora anche un libro, scritto da Luigi Masella, professore di Storia contemporanea all’Università di Bari. A presentarlo, una cerchia di intellettuali, che probabilmente sarebbe piaciuta tanto a Vito Laterza: Beppe Vacca, presidente della Fondazione Istituto Gramsci; Luciano Canfora, illustre professore di Filologia classica, oggi nelle vesti di enciclopedico conoscitore di storia e cultura; Alessandro Laterza, amministratore delegato della casa editrice di famiglia</strong>; Oscar Iarussi, giornalista de La Gazzetta del Mezzogiorno, coordinatore dell’incontro. E in platea, tanti volti, più o meno noti, del panorama culturale della nostra città. Insomma, un gran bel vedere. E un gran bel sentire.
‘Il libro nasce dalla consultazione dell’archivio privato di Laterza, un materiale unico, che meritava di essere valorizzato’ esordisce l’autore. Ed è infatti attraverso la corrispondenza di Vito Laterza che l’opera ricostruisce il quadro di un momento, quello del secondo dopoguerra e dei primi Anni Cinquanta, che si sarebbe poi rivelato snodo cruciale della nostra storia. Un periodo di transizione, per la casa editrice ma anche per il paese: entrambi orfani di Bendetto Croce, si trattava di compiere un salto nel buio rischiosissimo verso il futuro, o rimanere ancorati ad un modo di fare e pensare la cultura che sarebbe diventato presto anacronistico. E Vito Laterza riuscì col suo equilibrio a compiere l’impresa di andare al di là della tradizione senza rompere con essa, a coniugarla con l’innnovazione. Di ciò appunto ci parla Masella, di come egli sia riuscito a diventare un modello, e dei dubbi, dei diverbi, dei passaggi cruciali che si celano dietro la maturazione di questo piccolo miracolo.
Il lettore potrà ripercorrere a ritroso le tappe di questo lungo e straordinario percorso. Il primo momento di affrancamento, coraggioso, difficile, contrastato anche, quando Vito dovette difendere le sue scelte, che risultarono vincenti grazie alla capacità di pareggiare, in maniera quasi matematica, il cambiamento con la continuità. La scoperta delle collane: su tutte, la Collana dei Libri del Tempo, che non ha solo favorito, ma letteralmente ‘suscitato’ alcune grandi figure intellettuali del neorealismo, che fosse quello ironico di Vitaliano Brancati, o quello militante e ‘contadino’ di Rocco Scotellaro; quello stesso neorealismo che avrebbe del resto concesso alla cultura italiana l’agognata pluralità, e ricondotto l’idealismo crociano ad essere Una corrente di pensiero e non La corrente di pensiero. Il legame con Eugenio Garin, direttore della collana filosofica, e soprattutto con Luigi Russo, l’eretico, lo scandaloso amico-antagonista di Croce. L’incontro, con una serie di giovani ‘illuminati’ come lui, che, forse anche grazie al suo ruolo coagulante, avrebbero poi formato la nuova cultura italiana, svincolata dai circoli ristretti, quella moderna, con tutte le implicazioni e contraddizioni del termine. Dove più di tutto Vito seppe mantenersi crociano, rispettando, pur nel cambiamento, l’innegabile uguaglianza Laterza-Croce, che era stato l’assioma fondante della casa editrice fin dal momento della sua nascita.
Leggermo così della dicotomica separazione tra il Laterza uomo – con le sue ansie, i suoi timori, le sue passioni – e il Laterza editore – risoluto, ligio al dovere, capace di sostenere il peso della responsabilità -, che pure dava vita a quell’incredibile insieme di spessore intellettuale, acume storico e sagacia editoriale. E se la lettura dovesse risultare oltrechè istruttiva anche commovente, nel ricordo di Vito Laterza, della sua e della nostra malinconia per il tempo passato e perduto, allora avremo impiegato più che bene il nostro tempo; e dovremo un plauso all’autore.
In chiusura, è Beppe Vacca a procurarci la più lapidaria e miglior recensione possibile al libro di Masella: ‘Una precisa storia della ‘nostra’ gloriosa casa editrice, un bellissimo saggio di storia intellettuale’, ‘non foss’altro che per l’Italiano limpido, acuto, penetrante, di cui possiamo godere nelle missive tra Laterza e i suoi corrispondenti’ aggiunge un ammirato Oscar Iarussi.
Buona lettura allora.

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