Scaffale Laterza: Storia di pazzi e di normali
Le descrizioni e le riflessioni di Mauro Covacich permettono di conoscere un mondo, per molti lontano, incuriosendo il lettore
Il libro: Mauro Covacich, “Storia di pazzi e di normali”, pp. 110, Editori Laterza (Contromano), Bari – 2007, 9,00 €.
E’ il primo lavoro di Mauro Covacich, un diario immaginario, come lo chiama lo stesso autore, che “immagina” di staccare a caso delle pagine di un quaderno, mai scritto, narrante la meravigliosa esperienza formativa vissuta proprio da Covacich come operatore di Villa Bisutti, dipartimento di salute mentale di Pordenone.
Lì lo scrittore vi trascorse sei mesi molto intensi e oggi, a quasi quindici anni di distanza (il testo risale al 1993), il libro viene ripubblicato con una breve introduzione, scritta ai giorni nostri, in cui l’autore descrive l’incontro nello scorso anno con il direttore della struttura, proprio dove cominciò e terminò quel contatto quotidiano con i “pazzi”. Da quei sei mesi partorirono delle storie vere, raccolte e descritte in “Storia di pazzi e di normali”.
Covacich racconta dell’esperimento consolidato che si tentò in quel di Pordenone, molti anni dopo l’apertura dei centri di salute mentale, voluta da Basaglia. I pazienti, nelle loro storie e nelle loro contraddizioni evidenti, vengono messi in condizione di vivere tra la gente “normale” e di lavorare, sempre sotto osservazione dell’equìpe medica. Non vuole essere un tentativo per dimostrare scientificamente la veridicità dell’assunto secondo il quale la categoria degli psicotici “diventa come noi”, una volta calati e incardinati nei meccanismi della società moderna, né un modo per smentire coloro che non credono nella loro perfetta integrazione e convivenza.
Solo e semplicemente un racconto, il vissuto di quel periodo, dal quale emerge l’umanità e la quotidianità delle situazioni, ma soprattutto uno straordinario laboratorio psico-socio-normativo (passateci il termine) in cui servizio sanitario, legge e comunità funzionano in maniera esemplare. Assomiglia molto a un manifesto ideale di come una società cosiddetta avanzata dovrebbe procedere e operare, non solo con i malati psichiatrici, ma con tutte le categorie svantaggiate o protette o minoranze che dir si voglia.
Dialoghi, storie, descrizioni e riflessioni, anche quelle particolarmente accademiche, sono fruibili a chiunque grazie alla semplicità del linguaggio e ad un ottimo metodo esplicativo dell’autore. Un libro che avvicina a un mondo poco conosciuto dalla maggior parte della gente, senza traumi, ma con tanta curiosità.
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