Simboli

Fortunata Dell'Orzo

La falce e il martello disegnati da Guttuso scompaiono dal panorama politico nazionale, mentre i socialisti si tengono stretta la rosa nel pugno

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A Casini la fonduta non piace: e non ci sta a sciogliersi in quel presunto nuovo partito del Popolo della Libertà (eh i paroloni) in cui si è annegata volontariamente Alleanza nazionale (Fini ha annunciato lo "scioglimento" in Autunno….). resiste, Pierferdi, e con lui il popolo mai domo dello scudo crociato, l’ultimo baluardo della vecchia costituente, che fra l’altro, sia pur fra modifiche e rifacimenti vari (dal 1992 ne ha viste di cotte e di crude la vecchia DC di De Gasperi, Moro, Fanfani e Zaccagnini) è riuscita, comunque a mantenersi lo scudo crociato come simbolo, mentre tutti gli altri sono stati costretti (anche da se stessi) ad annientare l’iconologia ereditata dal passato.
Scompaiono, dalle schede, le falci e i martelli di Rifondazione e Comunisti Italiani, a favore di un anodino arcobaleno che fa tanto intergruppi
ma che, in sostanza, sta preoccupando l’elettorato di sinistra per la compresenza in lista (e dunque anche sui banchi del futuro Parlamento) di gente come i Verdi, notoriamente i più asini in fatto di analisi materialista della storia, quelli che pensano si possa essere ambientalisti senza essere anche economisti e sociologi.
I socialisti, invece, resistono e si presentano a pugno chiuso e rosa ben stretta, da soli: compito ingrato di rappresentare forse l’ultima forza autenticamente laica e liberale (Berlusconi si stupirebbe se si informasse su quanto possa essere di sinistra un vero liberale) di questa nostra marmellata italiana dove tutti i grossi (o presunti tali) stanno correndo al centro (Veltroni ieri diceva che ha compiuto uno strappo dalla Sinistra Radicale….) e i piccoli combattono per non scomparire sommersi dal diluvio mediatico che sta dando spazio solo al duo del Verlusca (Veltroni e Berlusconi) che ormai dicono esattamente le stesse cose, l’uno con l’accento romano l’altro con quello lombardo ripulito.
Senza politica progettuale, senza simboli forti o con pochi residuali di vecchi simboli che non vogliono morire: la semplificazione del sistema politico italiano assomiglia terribilmente alla neo-lingua imposta dal Grande Fratello nel romanzo 1984 di George Orwell.
Sarà una campagna elettorale molto pacata: e noiosa. Una campagna elettorale in cui a scomparire saranno probabilmente le idee e non i problemi.
E fra chi promette di abrogare l’ICI (chissà che ne pensano i Comuni) e chi intende regalare 1000 euro a tutti i precari (invece di capire come rendere stabile il lavoro), non vediamo sorgere nessuna idea forte e progettualmente gravida di futuro. Solo un navigare a vista, un cabotare da mordi e fuggi degno di questo tramonto (non solo metaforico) dei simboli e dei sentimenti che erano in grado di sollevare.

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