Riduzione compensi agli amministratori delle società comunali: un autogol
Non serve dare meno soldi ai presidenti ma prestare più attenzione alle spese inutili
Avevamo già avuto la sensazione che l’assessore alle società partecipate del comune di Bari non tenesse in grande considerazione la professionalità e l’operato dei manager pubblici locali, che pure hanno profuso grande impegno sin dall’inizio dell’amministrazione Emiliano.
Lo si poteva intuire dalle sue ripetute dichiarazioni secondo le quali alla guida delle aziende baresi andrebbero chiamati amministratori provenienti dal nord Italia (come se la conoscenza del territorio non fosse un requisito essenziale per la proficua gestione delle aziende municipali).
Lo si poteva dedurre anche dalle bozze di statuto proposte per queste società, caratterizzate da alcuni articoli che, se effettivamente adottati, avrebbero introdotto un controllo da parte dell’assessorato tanto farraginoso, quanto esclusivamente formale atteso che, almeno per il momento, non si vede quali strutture operative possano svolgere concretamente questa funzione (senza considerare che l’organo istituzionalmente preposto al controllo delle società di capitali già c’è ed è il collegio sindacale con il quale il rappresentante del socio dovrebbe relazionarsi in forza delle vigenti disposizioni del codice civile).
Ci ha sorpreso però che la Giunta, accogliendo la proposta dell’assessore, abbia espresso l’indirizzo di ridurre drasticamente i compensi per tutti gli amministratori delle aziende ex municipalizzate, ivi compresi i presidenti che, a prescindere dai risultati effettivamente ottenuti, dedicano al compito loro assegnato tutta la propria attività lavorativa.
Non può sfuggire ad alcuno che i compensi lordi stabiliti dalle rispettive assemblee dei soci, assicureranno agli amministratori appena nominati un compenso annuale netto pari, se non addirittura inferiore, allo stipendio dei funzionari nemmeno di massimo livello.
Con tutto il rispetto per l’attività lavorativa svolta da questi ultimi, non v’è chi non veda come il legale rappresentante di una società pubblica assume con la carica responsabilità di gran lunga più rilevanti rispetto a quelle assunte da un dipendente della società medesima.
Certo, il clima di antipolitica e di lotta ai costi della politica ha probabilmente influito sulla decisione del Sindaco che ha ritenuto di spingersi ben oltre le apposite norme, introdotte con la legge finanziaria per il 2008, concernenti la riduzione delle indennità dei consiglieri comunali, ma che nulla prevedono per i compensi dei manager delle aziende pubbliche locali.
Ed è del tutto fuori luogo il paragone, proposto dall’assessore Monno, fra le indennità stabilite per legge in favore dei consiglieri comunali ed i compensi riconosciuti a sindaci, presidenti e componenti dei consigli di amministrazione delle società comunali che – è persino superfluo evidenziarlo – svolgono attività assai diverse.
Prima di intraprendere una vera lotta ai costi della politica occorre intendersi bene su quali costi della politica si dovrebbero contrastare.
Fra questi rientrano certamente le spese superflue che servono soltanto a garantire privilegi ingiustificati (auto blu, portaborse, rimborsi spese di viaggio esorbitanti ecc.) oppure quelle spese sostenute per realizzare opere sovradimensionate (al solo scopo di far arricchire imprese amiche) oppure i mancati introiti di proventi dell’ente; insomma tutto ciò che è spreco di mezzi finanziari, di risorse, di energie.
Può mai esser considerato spreco la retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro prestato da chi collabora a vario titolo con la pubblica amministrazione?
O piuttosto, tenuto conto fra l’altro che proprio i presidenti uscenti delle società comunali sono stati confermati nella loro carica (quindi giudicati meritevoli di ulteriore fiducia), la ridetta riduzione dei relativi emolumenti non è da considerarsi una misura tanto demagogica, quanto disincentivante?
Non ci vuole molta immaginazione a prevedere che il prossimo bando pubblico, propedeutico al conferimento di un incarico così gravoso e delicato, sarà disertato dai manager più competenti, in quanto inevitabilmente invogliati da trattamenti economici più adeguati alla loro professionalità offerti dalle imprese private.
Si ponga rimedio ad una decisione ingiustificata e controproducente.
Si stabiliscano, in aggiunta ai compensi già deliberati in assemblea dei soci, una parte variabile di retribuzione agganciata al raggiungimento di obiettivi volti al conseguimento di specifici benefici in favore della comunità barese, che, ad esempio, potrebbero essere, per l’AMIU, una determinata percentuale di rifiuti raccolti in modo differenziato, per l’AMTAB, la riduzione dei tempi di attesa alle fermate dei bus e, per l’AMGAS, l’avvio di nuove iniziative in campo energetico.
Sempre che l’intendimento dell’amministrazione Emiliano sia sempre quello di puntare su aziende comunali in grado di fornire servizi pubblici soddisfacenti usufruibili da tutti i cittadini baresi.
*Consigliere comunale Partito della Rifondazione Comunista
Commenti
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Su sprechi e privilegi spesso si fa riferimento ai compensi.Sono convinto che la qualità ha un costo altrimenti, come dice Paolo,avremo manager,bene che ci vada,mediocri. La base dello spreco è il privilegio: perchè l’auto blu,il telefonino,le telefonate gratis? rimborsi spesa al top? insomma quello che dice Paolo. Allora abbattiamo tutti i privilegi, diventiamo tutti normali cittadini, non favoriamo le imprese e le cooperative amiche con costi superiori etc.Così si risparmia,vero assessori?






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