I sì ed i no di questa crisi

Intanto la casa delle libertà si è ricompattata attorno al suo leader
Per quanto ci siano miriadi di persone che lo considerano un lungimirante e creativo politico, questa crisi di governo ha secondo noi rivelato in modo non equivoco quanto invece sia miope ed interessata la visione di Berlusconi (e dei suoi alleati) sulla soluzione del dilemma.
Forse per la prima volta nella storia della Repubblica, il Capo dello Stato, che con ogni probabilità si accinge a incaricare Franco Marini, non avrà tenuto conto solo di quello che ha raccolto durante le consultazioni, ma darà peso anche al generale e diffusissimo senso di disagio che attraversa il paese che ha espresso, con qualificate e pesantissime prese di posizione, la netta contrarietà ad elezioni anticipate secondo il disastroso sistema vigente.
Berlusconi, così fedele ai sondaggi, questa volta finge di non sentire che persino la CEI, da lui spesso invocata a sproposito, sta autorevolmente chiedendo una soluzione che preveda almeno il tempo di riformare il sistema elettorale sbilenco e micidiale che ha condannato all’instabilità il governo Prodi e che lo stesso leghista Calderoli ha definito una porcata.
La furia di andare a votare, che ha purtroppo contagiato anche Casini, nasconde solo un piano sin troppo semplice e agghiacciante nel suo egoismo di parte: non dare il tempo all’avversario di organizzarsi (a dissolversi, infatti, è stata l’Unione e non la CDL) e lucrare ancora una volta con i premi di maggioranza che, questa volta, dovrebbero funzionare in modo più armonico e garantire ad un ipotetico Berlusconi ter, quella stabilità che invece è stata negata al Prodi Bis.
Di buono questa crisi ha solo una cosa: come tutte le emergenze sta rilevando il meglio e il peggio degli schieramenti e dei singoli partiti. Sta svelando, come una cartina al tornasole, la natura sostanzialmente demagogica ed eversiva del berlusconismo che, a camere non ancora sciolte, gioca prima con "i milioni di italiani che scenderanno in piazza" per chiedere la fine della legislatura e poi inizia addirittura la campagna elettorale (abrogazione dell’ICI e via millantando).
E sta pure rivelando tutta la devastazione che a sinistra ha causato la nascita del partito democratico. Un partito che non è comunque riuscito a coagulare attorno a sé nemmeno le alleanze più prossime, quelle con i socialisti e la sinistra democratica, quanto più con la cosiddetta sinistra radicale.
Un partito che sta perseguendo capoticamente un’idea di bipolarismo artificiale che, di fatto, da un lato seppellisce per sempre l’afflato costituzionale frutto delle tre grandi ideologie (cattolica, socialista, liberale) e dall’altro crea un vuoto spaventoso sui grandi temi della solidarietà, del lavoro, dei diritti civili e della laicità dello stato.
Commenti
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Una analisi,lucida perfetta che condivido pienamente,ma non credi che si giunta anche l’ora in questo Paese di attuare un “CHANGE ” ovvero di attuare nei contenuti lo slogan elettorale usato da Obama nella campagna elettorale americana, che calza a pennello anche per il Bel Paese.. , ossia ” CAMBIARE LA CLASSE DIRIGENTE E LANCIARE I GIOVANI ” Vorrei anche vivere in un Paese normale dove chi perde va a casa e in maniera definitiva…non ti pare ?
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Ma non era la sinistra compatta che tuonava :”dopo Prodi non ci sono che le elezioni!!”?
Hanno cambiato idea a cominciare da D’Alema?






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