La Memoria che salva

Fortunata Dell'Orzo

L’orrore di ogni giorno lavato dall’afflato profondo del Ricordo

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Come ogni anno, da quando fu istituito il Giorno della Memoria, vado a prendere dalla mia biblioteca il doppio volumetto dell’Einaudi dove sono raccolti i due capolavori di Primo Levi, Se questo è un uomo e La tregua. Le edizioni originali, sempre dell’Einaudi, ormai consunte da decine e decine di letture commosse e partecipate, si trovano da una mezza dozzina d’anni in un’altra biblioteca, quella di mia nipote Alessia, ora ventenne, cui le ho donate come qualcosa di prezioso, unico, irrinunciabile.
A quel tempo mia nipote apprezzò moltissimo e il dono e la modalità: comprese perchè le diedi i miei libri già letti e vissuti, ma in ottime condizioni generali, piuttosto che comprarle due libri nuovi (cosa che poi feci io per me, immediatamente dopo, non riuscendo nemmeno ad immaginare la mia biblioteca sguarnita di quei due gioielli, nemmeno per un giorno o due).
E come ogni anno, ho scorso quelle pagine, rileggendo i passi per me più significativi dell’uno e dell’altro dei memoriali di Primo Levi: il canto di Ulisse, l’esame di chimica, l’impiccagione del ribelle, quello che prima di morire riesce a gridare alle larve umane che assistono mute e schiacciate "ich bin der letze" io sono l’ultimo. E poi, il ritorno, il Greco, gli infiniti tramonti della Russia, il lungo viaggio verso casa, il ritorno a Torino e il senso di straniamento che condusse, presumibilmente, Levi a togliersi la vita nel 1987.
Una lettura che in genere mi portava, fino all’anno scorso, a quel senso di scoramento e impotenza di fronte all’orrore innominabile e assoluto che fu lo sterminio di milioni di persone, Ebrei in massima parte; uno sterminio voluto e pianificato e realizzato con freddezza scientifica e libidine bestiale. La Shoa, insomma.
Ma quest’anno no. Leggere quelle pagine, stamane, mi ha fatto bene. Intanto mi sono ritrovata poco più che adolescente, quando le lessi per la prima volta. Ho ricordato mio padre che mi chiedeva perplesso, mentre sfogliava i due libri (allora in edizione separata) "ma sei sicura che ti farà bene leggere queste cose?" evidentemente sopraffatto dall’orrore e dalla commozione, lui che la guerra l’aveva vista e che aveva, per un paio d’anni, fatto da istruttore meccanico agli ebrei sopravvissuti in partenza per la Palestina (avevano un campo a Brindisi e papà era il loro giovanissimo mentore) e che da loro aveva sentito storie terrificanti e sempre uguali di morte, maltrattamenti, annientamento.
Ho ricordato il senso magnifico di liberazione al pensiero d’aver sconfitto il mostro del nazismo e di vivere in un paese democratico e civile come l’Italia, riscattata ormai dalla turpitudine delle leggi razziali del 1938 e luogo di pace. Ho rivissuto i miei 18 anni, insomma. E mi sono sentita meglio.
Quest’anno il giorno della Memoria è caduto fra senatori che sputano, mangiano mortadella e stappano bottiglie di spumante a Palazzo Madama, un leader di partito che manda a mare un governo per non aver incassato un’impossibile solidarietà alle sue discusse e discutibili vicende politico-giudiziarie e un presidente di regione che viene condannato in primo grado a 5 anni con una sentenza che da un lato ci dice che ha passato informazioni a Mafiosi ma dall’altro ci dice che lui non voleva aiutare la Mafia. E che non voleva manco dimettersi. E a cui hanno promesso, ora che finalmente si è dimesso e con lui l’intero consiglio regionale della Sicilia, un seggio in Senato o alla Camera.
Insomma, in quest’atmosfera irrespirabile, carica di miasmi e lerciume, tornare a sentire sul viso il vento gelido di quell’alba del 27 gennaio del 1945, quando i russi sfondarono i cancelli di Auschwitz, mi ha fatto davvero cominciare a rinascere. E mi sono sentita salvare dalla Memoria venerata di tutti coloro che, consapevoli o inconsapevoli, nella dissoluzione della loro ecatombe, hanno comunque lasciato a noi da un lato l’ordine perentorio di non dimenticare e dall’altro l’urgenza morale (per chi sa sentirla) di non permettere a nessuno di sporcare ciò che si è costruito anche grazie al loro sacrificio.

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Commenti

  • soryana (utente non verificato)

    “Quest’anno il giorno della Memoria è caduto fra senatori che sputano, mangiano mortadella e stappano bottiglie di spumante a Palazzo Madama”
    e fra un presidente del consiglio, un governo insomma, che ci ha messo letteralemte in mutande.

  • berlin (utente non verificato)

    Un pezzo diverso, davvero molto bello. Grazie

  • wadirum (utente non verificato)

    Grazie, cara Fortunata, di questi tuoi pensieri che condivido con te, cercando di distanziarmi un po’ da questo mediocre spettacolo della politica quotidiana: la Memoria che salva, me ne ricorderò!

    Cristina

  • lupo76 (utente non verificato)

    La Redazione sta acuistando sempre più punti ai miei occhi…si sta facendo finalmente del giornalismo vero, puro e senza timori…
    Concordo con Berlin…