Prodi out: è crisi del fare

Alessandra Colucci

E, comunque, non si governa mai contro chi ha perso, specie se è quasi la metà del paese

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Se c’è in ballo la Nazionale, tutti commissari tecnici. Se c’è una crisi di Governo, armati di calcolatrici, tutti strateghi, indovini e veggenti. Chi voterà cosa. Perché lo farà. Assi nella manica, conigli nei cilindri, voti a sorpresa. Alla fine, Romano Prodi è stato schiacciato da un pugno di voti. Il Senato gli ha detto no. Non ha fiducia. Prodi a casa. Almeno per il momento. L’altra sera gli Italiani, per una volta, hanno mangiato gli spaghetti preoccupandosi seriamente per la situazione politica, seguendo lo spoglio al cardiopalma. Niente Fiorello, niente Striscia. Forse, per una volta, hanno capito che la situazione è seria. Ma seria davvero.

Colpe e colpevoli si affollano nelle discussioni. Certo, la legge elettorale con la quale s’è votato nel 2006 è spaventosa. A decidere sono stati i Partiti e non gli elettori che, in sostanza, si sono impegnati a ratificare, più o meno considerevolmente, listoni approvati dalla Segreterie.

In Parlamento, quindi, è entrato chiunque fosse caro a segretari e presidenti, e non al popolo. E questo è stato un errore. Ma non è stata soltato questa la grave colpa. Troppo riduttivo.

Se una coalizione è tenuta insieme esclusivamente dal collante ideologico del comune odio per una persona, prima o poi, il palloncino scoppia. L’odio – sia pure comprensibile e/o accettabile – non basta a livellare differenze sostanzialmente enormi. Anzi, incrina. Piano, pianissimo, poco, pochissimo, ma incrina. Giordano e Rutelli, Diliberto e Mastella, suvvia, cos’hanno in comune? Nulla.

Se poi questa coalizione che sta insieme con lo scotch non si rende conto che ha vinto, sì, ma ha vinto per un soffio, diciamo per uno sbuffo da ciclista impegnato nello sprint, e decide di governare un Paese fregandosene, non tanto degli avversari che hanno perso per pochissimo, ma di quel 50% di cittadini che non li vuole, beh, allora la cosa diventa spinosa. E basta un niente – o un tutto – per crollare.

Il problema, a Roma, ma anche a Bari, è questo: lo scollamento terribile che la Politica – di tutti i colori – ha dal Paese e dai cittadini. La casta, insomma, non si rende conto che i voti, il consenso, i risultati, non sono Bot da far fruttare, rendite personali da utilizzare come meglio si crede, ma, piuttosto, sono un magma, qualcosa di fortissimo eppure impalpabile. Oggi c’è, domani chissà.

La Puglia prima dell’Italia, ha vissuto qualcosa del genere: Nichi Vendola è governatore, ma per una manciata di voti. Gli stessi che potrebbe produrre un paese della provincia, un quartiere di Bari, toh. Non si può e non si deve governare una regione – una nazione – come se il resto degli elettori non esistesse. Non è un discorso di onore delle armi agli avversari sconfitti per poche preferenze, quanto, piuttosto, di giustizia verso quell’altra metà del cielo. Che – parrà strano ma è così – ha gli stessi diritti di chi ha vinto. E questo è successo a Sinistra, ma potrebbe succedere a Destra. E’ successo a Roma, ma potrebbe succedere anche nel consiglio comunale del più piccolo paese italiano.
Quello che manca alla politica, locale ed evidentemente nazionale, in questo momento storico, è l’attaccamento alla realtà. Ci sono emergenze ed esigenze, c’è una Sanità che stenta, rifiuti che crescono, la sicurezza che manca. Non è il tempo dei pallottolieri e delle sante alleanze, degli spettacolini da piazza, dei botta e risposta sui giornali, non è il tempo di proclamare, promettere, contestare. E’ il tempo di fare.
Perché, se è vero come è vero che quando piove la colpa non è del governo, è altresì vero che sta però al governo comprare ombrelli. Per tutti.

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Commenti

  • berlin (utente non verificato)

    Complimenti all’analisi della Colucci, ma devo dissentire. In democrazia vince la metà+1. Ciò non significa che non si possa dialogare. In Puglia, dove si discute anche con la destra, con cui finisce quasi sempre in rissa. Come si tiene conto dell’altra metà degli elettori, se non facendo riferimento ai loro rappresentanti?