Vertenza latte, Cna Puglia: “Non volevamo lo sciopero”
“Siamo costretti ad aumentare il prezzo ai consumatori”
Le mozzarelle costeranno, dal 1°febbraio, non meno di 7 euro. Sono gli aumenti derivati dall’accordo tra le associazioni di categoria che la scorsa settimana, dopo giorni di protesta, hanno scelto un compromesso: la fissazione del prezzo a 0,47 euro (a fronte degli attuali 0,40). “Non solo l’accordo non ci soddisfa, ma non volevamo neppure lo sciopero di cui ora contiamo i danni, pari a oltre un milione di euro”, ha spiegato Giovanni D’Ambruoso, presidente associazione lattiero-caseario Cna Puglia, in un incontro con i vertici pugliesi della Confederazione. “Ci siamo incontrati con le associazioni degli allevatori due volte, alla terza hanno deciso di scioperare. Noi, invece, cercavamo il dialogo. Ora dobbiamo accontentarci dell’accordo e alzare i prezzi per non perdere in qualità”.
E proprio su queste incomprensioni si basava anche una nota del presidente regionale Cia (confederazione italiana agricoltura), Antonio Barile: “Ancora una volta il mondo della trasformazione lattiero-casearia ha risposto picche alle richieste degli allevatori, prendendo ancora ulteriore tempo”. Secondo D’Ambruoso sono state solo tre le città del blocco: Putignano, Noci e Gioia del colle. “La Puglia è tutta, già non ci riconoscono il marchio e la Regione si è impegnata con noi in questo senso”. Non solo, ma gli assessori Sandro Frisullo (Sviluppo economico) ed Enzo Russo (Risorse agroalimentari), mediatori della trattativa, “si sono impegnati a controllare la qualità dei prodotti e le condizioni igieniche delle aziende”. Ed è di queste ore la rinnovazione del contratto collettivo di lavoro per i dipendenti del settore, su cui l’ente regionale eserciterà la propria vigilanza.
A conti fatti, tra l’aumento di 7 punti del latte alla stalla, cui va aggiunto il 3-5% della qualità, e l’aumento del costo del lavoro, le 400 imprese della filiera sono “costrette ad aumentare il prezzo delle mozzarelle”. E il monito: diffidate di quelli che costano meno di sette euro perché non sono prodotti realizzati con latte di qualità. “Noi, dal canto nostro, c’impegneremo per arginare i costi”.
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