Usura, indagati due notai baresi

Antonio Scotti

A fronte di un prestito di ottanta mila euro, ne avrebbero pretesi centoventimila in più

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Notai trasformati in usurai. Per questo due rinomati professionisti baresi sono stati iscritti nel registro degli indagati, nell’ambito dell’inchiesta condotta dai carabinieri e coordinata dal pubblico ministro Gaetano De Bari. Ad aver denunciato i due notai è stato un imprenditore agricolo. I nomi dei due notai non sono stati ancora resi noti. Quel che è certo è che l’attività usuraia è iniziata allorquando la vittima ha deciso di sottoscrivere un atto di compravendita presso uno degli studi notarili dei due indagati. 
Causa ingenti difficoltà economiche, l’imprenditore  non era riuscito ad ottenere un mutuo bancario che gli avrebbe consentito di protocollare l’atto. A questo punto, uno dei due indagati gli manifestò l’ipotesi del prestito di denaro in cambio di interessi rivelatesi, in seguito, usurai.
Il prestito di soldi si è poi protratto per circa trenta anni. Ma quando uno dei due professionisti si è accorto che il crollo economico dell’imprenditore agricolo era diventato insanabile, alla fine del 2006, ha deciso di bloccare qualsiasi forma di esborso. L’uomo, non potendo più pagare i debiti e sotto la stretta di esosi interessi, si è poi rivolto ai carabinieri. Che nel corso delle indagini hanno sequestrato, nello studio di uno dei notai indagati, assegni firmati dall’imprenditore.

Oltre al reato di usura, i due professionisti baresi dovranno rispondere anche di tentata estorsione e minacce. Pare, infatti, che a fronte di un prestito di circa ottanta mila euro, i due notai avessero preteso una cifra pari a duecento mila euro. Uno dei notai indagati sembra fosse a conoscenza dell’attività usuraia del suo collega e sia subentrato in un secondo momento per tentare di incassare la somma pattuita con l’imprenditore agricolo. Da qui l’accusa di tentata estorsione e minacce. Dalle indagini, inoltre, emerge che il notaio cui si era rivolto l’imprenditore avesse deciso di incassare un assegno di ventotto mila euro, costringendo la vittima a rilasciare cinque cambiali dello stesso importo firmate dal figlio. Il denaro, infine, sarebbe stato oggetto di un interesse di circa tremila euro. Proseguono le indagini.

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Commenti

  • liberalamente (utente non verificato)

    La criminalità dei “colletti bianchi”…attraversa per davvero il sistema Italia? come la mafia?….come la camorra?…