Se il Bari fosse il Chievo
Aspettando Bari-Chievo, storia di un barese che tifa gialloblu.
Sabato al San Nicola arriverà il Chievo, il piccolo quartiere di Verona che dal 2001 ha calcato il palcoscenico della Serie A fino alla bruciante ed immeritata retrocessione del 27 Maggio 2007. Tutti si accorsero di quel Chievo spettacolare targato Del Neri che imponeva il suo gioco sui campi di mezza Italia e anche quando perdeva ci riusciva sempre a testa alta. Giornalisti di tutta Europa giunsero a Veronello (campo sportivo dei gialloblu) per studiare questo fenomeno calcistico e per spiegare come un piccolo quartiere potesse essere ai vertici del campionato più bello del mondo, quello italiano ( Calciopoli era ancora lontano).
Tutto merito del presidente Luca Campedelli, l’Harry Potter del Nord-Est italiano bravo non solo a fare pandori ma anche a confezionare una realtà che non ha avuto precedenti nella storia del calcio italiano.
Oltre all’aspetto prettamente sportivo, ciò che ha colpito di questa storia è stato sempre il lato sociale: una tifoseria civilissima, una curva fatta di famiglie, donne e bambini, un ambiente tranquillo e sereno ed una presidenza sempre all’altezza della situazione. E intanto i cugini del Verona in quegli anni rosicavano e arrotolavano quel famoso striscione che recitava più o meno così: “Quando i mussi (gli asini) voleran il Chievo andrà in Serie A”. Ma i mussi da quelle parti iniziarono veramente a volare quando i piccoletti del quartiere il 3 giugno 2001 presero l’ascensore per la Serie A, categoria che invece il Bari, proprio in quella stagione, perdeva per non farci da allora più ritorno.
Chi vi parla è un tifoso accanito del Chievo. Vi sembrerà strano che un barese doc possa tifare per una squadra che Bossi e soci chiamerebbero “padana”, ma in realtà è così. Ho iniziato a seguire questa squadra dai primi anni ’90 quando militava in C2 e C1 per poi essere promossa in serie B nel 1994. Allora avevo solo 14 anni e mi colpiva l’idea che un quartiere più piccolo del mio (sono del Libertà) potesse avere una squadra di calcio e una sua tifoseria, diversa e lontana da quella della città Verona, tristemente nota per cori razzisti e xenofobi. Ricordo anche la difficoltà nel trovare una sciarpa ed un cappellino del Chievo. In ogni negozio sportivo di Bari un po’ tutti mi guardavano stupiti come se stessi chiedendo la luna. Meno male che poi ho trovato ciò che cercavo sulle bancarelle di corso Cavour ( ogni tanto il taroccato fa miracoli non solo al portafoglio…)
Ma purtroppo la Favola Chievo si è fermata quella maledetta domenica di maggio proprio con il suo profeta Luigi Del Neri, tornato, dopo un lungo peregrinare per altre panchine, a cercare di salvare il suo giocattolo. A Bologna perdendo per 2-0 contro il Catania, i clivensi persero la Serie A non solo per colpa loro ma anche per dei risultati strani di altre partite, come se Calciopoli non avesse insegnato proprio nulla. I Tg serali diedero spazio alla notizia ma soprattutto alla tifoseria che nonostante la bruciante e decisiva sconfitta continuò ad incitare la propria squadra senza una minima contestazione e polemica. Una assurdità in un’epoca in cui anche la semplice vendita di un calciatore o il non acquisto di un rinforzo può scatenare la rivolta di coloro che si definiscono tifosi.
Un’ora dopo il termine delle partite mandai subito un’email all’Ufficio Stampa della società per far arrivare il mio calore e la mia solidarietà. Ebbene, dopo meno di 24 ore, la società mi rispose, un gesto civilissimo e gentile da parte di chi in quel momento aveva ben altro a cui pensare in termini di immagine e di cassa (milioni di euro persi tra sponsor ed introiti televisivi).
Ecco il testo integrale della loro email:
Gentile Francesco, ti scrivo a nome del ChievoVerona per ringraziarti. Questo è un momento difficile, ma siamo pronti a ripartire fin da subito e a testa alta.
Grazie ancora, contiamo ancora sul tuo tifo!
Federica Menegazzi
Ufficio Stampa
Questa storia potrebbe non interessare a nessuno ma dovrebbe essere d’esempio per coloro che da queste parti ruotano ancora intorno al Bari Calcio. Immaginate se i protagonisti di questa bella favola fossero stati i galletti biancorossi. Cosa sarebbe successo nel retrocedere dopo anni da protagonisti?
Il Bari ha 20 punti in classifica, il Chievo 40, esattamente il doppio. Ma purtroppo non è solo l’aspetto sportivo a rimarcare la distanza tra una grande città del Sud e un piccolo quartiere del Nord che ci ha insegnato tanto.
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