Falstaff : che connubio!

Agostina Chielli

E Vaccari annuncia: in arrivo l’Aida

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Incontro che scalda l’atmosfera per la messa in scena di Falstaff, opera di Giuseppe Verdi presentata da Roberto de Simone, regista, drammaturgo, compositore e musicologo, al Teatro Piccinni di Bari. Una nuova produzione della Fondazione Lirico Sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari che sfoggia il libretto di Arrigo Boito e ingloba la vena shakespeariana, dalla commedia Le allegre comari di Widsor, al dramma Enrico IV. Ultima opera verdiana come repertorio cronologico, ma sicuramente prima come genere. La drammaturgia che contrassegna Verdi, lascia infatti il posto alla comicità.
L’incontro, presentato da Dinko Fabris, musicologo e liutista, ha trattato l’ambito organizzativo con Giandomenico Vaccari, sovrintendente della Fondazione Petruzzelli ed esperto di teatro, e quello operistico con Michele Girardi, docente di musicologia all’Università di Cremona ed esperto in drammaturgia musicale.
“Una fondazione lirico sinfonica” commenta Vaccari “si contraddistingue per la scelta delle sue opere. Esiste una maniera burocratica, a mio avviso detestabile, ed una che investiga e realizza opere per dar vita a progetti. Questo fa la nostra fondazione”. Vaccari preannuncia prossimamente la messa in scena dell’Aida e di Don Carlo. Poi si sofferma su Falstaff: “l’opera unisce la dimensione circense ed il teatro di Shakespeare. Le scene sono montate a vista, straordinaria poetica dei costumi, molta commedia dell’arte. Artisti come Roberto de Simone, Raimondi, Verdi, attraverso Falstaff, si raccontano, mostrando la loro dimensione estetica”.
Girardi si mostra vicino sia allo stile di Falstaff, sia alla Traviata. “Stessa mano malgrado ci siano quarant’anni di distanza” afferma. “L’idea è quella di poter avere un supporto musicale appropriato per il testo dell’opera” prosegue. Affronta il tema dell’amore che deve spuntare ovunque, la magia intesa non come verità del sogno, ma come il magico può far uscire dalle persone.
Infine tratta il tema della comicità. L’ironia, dopo tutto, non nasconde la drammaticità.

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