A scuola di Teatro con il Maestro Roberto de Simone
Connubio Verdi- Shakespeare per una rappresentazione che ha tutto per sedurre
Una vera e propria lezione universitaria quella tenuta dal maestro Roberto De Simone davanti agli studenti della Facoltà di Lettere e Filosofia di Bari. Il noto regista teatrale ha presentato e sapientemente spiegato la sua versione del Falstaff in scena al Teatro Piccinni di Bari.
Una lunga digressione su come musica e opera letteraria di generi ed epoche diverse possano incontrarsi e creare uno spettacolo innovativo.
La figura di Falstaff trova spazio nel 1893, con un Verdi ormai anziano che vuole togliersi l’etichetta di musicista di morti femminili e vuole ancora una volta sperimentare la comicità dopo l’infelice flop di “Un giorno di Regno”.
Ma Falstaff è soprattutto un personaggio di derivazione shakespeariana che fa le sue prime apparizioni nelle opere “Allegre comari di Windsor”, “Enrico IV”, “Enrico V”.
E De Simone vuole ripresentare al pubblico barese un personaggio “da basso ventre” che pensa a mangiare, defecare ed urinare, un uomo burlone che si beffa delle donne conquistate. Falstaff è un eroe di piazza, si circonda di ladri e truffatori durante i suoi banchetti ma in lui c’è anche la delusione e la disillusione. In Enrico V emerge la sua amarezza per essere stato escluso dalla corte dopo una lunga amicizia con il sovrano, mentre nell’opera verdiana Falstaff ricorda in maniera sottile la vicenda di Garibaldi, vero protagonista dell’unificazione italiana ma poi emarginato dalla vita pubblica. Appare evidente in entrambi i casi un mondo quasi carnevalesco in cui domina la beffa e la burla senza rispetto per l’amore di patria o per i sentimenti.
De Simone ha dovuto perciò fare un lavoro di ricerca per coniugare al meglio gli elementi della tradizione verdiana e shakespeariana partendo dalla scenografia e dai costumi. Una scenografia nuda con una piattaforma circolare legata alla tradizione circense e del teatro elisabettiano; costumi di sintesi nei quali una camicia di inizio ‘500 sarà facilmente abbinata con un cappellino di fine ‘800.
Ma De Simone non si sottrae a qualche considerazione sul teatro italiano contemporaneo, un teatro a suo dire poco umile e più scandalistico “che racconta le incapacità di sviluppare”. Non manca un accenno al mondo della televisione fatto di molti giovani dilettanti che vengono spacciati per cantanti, ballerini, attori e comici..
Lei ha detto che “il teatro è l’unico luogo dove si conserva la libertà di raccontare”. E la televisione?
Lì manca il linguaggio e l’elaborazione linguistica e tutto è basato sulla mitizzazione del reality. Il teatro è altro.
Quale sarebbe la disillusione di un Falstaff odierno?
Siamo tutti disillusi profondamente. Quelli della mia generazione soprattutto dal ’68 e dalla classe politica
A dicembre riaprirà il Teatro Petruzzelli cosa ne pensa?
E’ un fatto positivo. I teatri che si inaugurano sono sempre nuove possibilità di conoscenza che ha la cultura. Un teatro nuovo può sempre sollecitare nuove speranze.
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