I sogni formato Pascal

Antonella Ardito

Le città e le regioni al centro delle riflessioni dei cervelloni britannici

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12 gennaio 2028: come sarà Bari tra vent’anni? Se lo sono chiesti in 120 sabato mattina tra docenti universitari, professionisti e amministratori locali che hanno partecipato alla giornata delle Learning Cities promossa da Universus, il consorzio universitario per la formazione e l’innovazione con sede a Japigia.
Le "Regioni che apprendono" rappresentano un’esperienza diffusa a livello europeo e sostenuta anche dalla Commissione Europea che ha destinato a questa interessante sperimentazione un apposito finanziamento nel corso degli anni 2003 e 2004. Con questa definizione si indicano, in generale, aree territoriali impegnate nella promozione delle occasioni di apprendimento e nella crescita delle risorse umane attraverso azioni di cooperazione e networking tra gli attori locali che operano nei settori dell’educazione e della formazione (autorità locali, scuole, agenzie educative private, centri sociali, attori del mondo economico e del lavoro).

Universus si è data per i prossimi anni questo obiettivo ambizioso: implementare tale visione nel territorio in cui opera, attivare un processo virtuoso che porti la Puglia a diventare una “learning region”, costellata di “learning cities”.

A Bari a spiegare in cosa consiste questa azione di network che punta ad avere luoghi come le città e poi le regioni dove l’apprendimento e la formazione siano la trama che raccorda il comune sentire, la vita quotidiana delle persone, Roberto Lorusso, coordinatore dell’Officina della Creatività di Universus, ha invitato docenti e universitari provenienti dal mondo anglosassone a spiegare cos’è il network Pascal: “Bisogna conoscere la società nella quale si vive nei suoi vari aspetti”, spiega Mike Osborne, docente di Lifelong Education all’Università di Stirling, “capire quali sono le entità protagoniste e produrre della azioni, che abbiano come fine ultimo uno sviluppo sostenibile”. Ecco perché l’ambiente è in primo piano, la ricerca di soluzioni alternative per garantire il lavoro umano: divisi in sette gruppi i partecipanti alla giornata hanno creato il menabò di un’ipotetica prima pagina del Corriere della Città, che nel gennaio del 2028 parla di una Bari con 10 centrali fotovoltaiche, dove c’è un conto corrente che rilascia crediti per la formazione permanente, dove turismo fa rima con ambiente e cultura e dove la Libreria Laterza ha digitalizzato tutti i suoi testi e li ha messi a disposizione presso il Teatro Margherita, nuovo polo di arte e cultura. Una città che produce energia dai suoi rifiuti e dove non ci sono distributori di benzina perché le auto sono tutte ad idrogeno.
Una città ideale da tradurre nel reale insomma, che non ha più giornali di carta ma solo testate online (lo hanno detto gli amministratori pubblici ndr) e che punta all’integrazione delle identità attraverso l’apprendimento e non semplicemente con la conoscenza comune.
Sembrano sogni, o magari visioni, da tradurre con metodo affinché Bari non muoia sotto il peso di uno sviluppo frenetico e incalcolabile.

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