PD, distonie di vecchie campane
Michele Mister 90% Emiliano leva “un giusto lamento”
Che gli entusiasmi accesi dall’inaspettato flusso di 3,5 milioni di alieni, lo scorso 14 ottobre, si fossero afflosciati, dando spazio ad un crescente malcontento da deglutizione forzata di minestra precotta, è cosa da tempo percepita con vistoso e comprensibile disagio. E a poco valgono le rivendicazioni orgogliose del Segretario nazionale, Walter Veltroni, dei passi in avanti fatti registrare nei primi quattro mesi di incubazione del Partito Democratico.
La sensazione di un deficit di partecipazione alle decisioni, relative alle nomine dei vari organismi locali del partito nuovo, è abbastanza diffusa e si aggiunge ad una buona dose di confusione del ruolo effettivo dei numerosi suffragati, eletti quali membri di Assemblee Costituenti e non, quali non meglio definiti delegati, in assise elettive o esecutive degli assetti organizzativi del costruendo PD.
Più volte si è fatto riferimento a forti dosi di innovazione da introdurre nella costituzione del partito nascente. Capaci di coinvolgere gli ambiti storicamente funzionali alle vecchie strutture partito, ma anche e soprattutto le cospicue riserve di non iscritti, da tempo vicini alla politica e sempre più determinati a diventarne parte attiva. D’altra parte illudersi di limitare l’azione rinnovatrice al mero traghettamento delle oligarchie di Ds e Margherita, sarebbe stato puro autolesionismo.
Sotto quest’aspetto è da leggere come buon segno il lamento levato verso Michele Emiliano di pluridecorati generali di apparato come Gero Grassi e Michele Bordo, non a caso entrambi segretari regionali, a suo tempo, rispettivamente di Margherita e Ds. Perchè mette in evidenza quanta fatica e quanta difficoltà hanno i nuovi gruppi dirigenti a liberarsi di questa sorta di ectoplasma colloso, che li avvinghia con forza e progressione impressionante, nel tentativo di immobilizzarne l’azione riformatrice e riaffermare antiche e rodate logiche di gestione del partito.
La campana madre del Segretario Nazionale suona e parla di rilancio forte, di salari e di condizione di vita delle famiglie, di precarizzazione giovanile intollerabile, di recupero dei 50enni senza lavoro, di crescita del Paese e di ritrovata capacità decisionale. Di nuova legge elettorale, di pacchetto di riforme istituzionali, già presentate alla Camera, e di coraggiosa chiusura ad ogni ipotesi di Grande Coalizione.
Le campane della vecchia nomenclatura pugliese, invece, continuano a stonare e a rivendicare tavoli, rimpiangere negoziazioni e “confronto” nel segreto dei partiti, rammaricarsi dell’evanescenza delle sezioni e dei direttivi esautorati. Scambiando la linea politica con i bizantinismi e gli equilibrismi di corrente sulle nomine e dimenticando che in tanti sono rifluiti nel nuovo organismo, ma tutti senza dote. Nessuno a preoccuparsi della fusione fredda a “casse chiuse”. Tutti azionisti senza patrimonio, ma ognuno deciso ad esercitare il proprio diritto di “veto”.
Quello di fronte a Michele Emiliano, ma anche a tutti i segretari regionali del PD, è un moloch che rende la sfida immane. Antidoti miracolosi non ce ne sono. Il rinnovo dei ceti dirigenti è esso stesso percorso riformista. La contendibilità delle leadership e il loro rinnovarsi devono essere la cifra del partito nuovo. C’è un vasto mondo fuori dai partiti, che non vuole contare solo al momento del voto, anche perché si è accorto di come è facile scavalcarlo con una legge infame, che ha reso possibile la nomina e non la scelta elettorale degli attuali parlamentari.
Un mondo che a Bari, per esempio, continua a coltivare il confronto sui problemi della città e della quotidianità di una cittadinanza attiva, stimolando confronto aperto e partecipazione concreta. Gruppi, associazioni e comitati che da tempo sono diventati i nuovi spazi di coinvolgimento, più che complementari all’evanescenza delle vecchie sezioni di partito.
Un mondo che ha trovato “il coraggio di parlare” e di sparigliare la partita giocata ai tavoli riservati, lanciando la candidatura del consigliere comunale e presidente della Commissione Politiche Sociali, Carlo Paolini, a segretario cittadino del Partito Democratico. Ci piacerebbe che Gero Grassi e Michele Bordo, ma naturalmente non solo loro due, nel frequentare nuovi luoghi di discussione, affrontassero il confronto, esponendo le ragioni del consenso o del dissenso a una proposta nata nel quadro e nello spirito delle speranze del nuovo Partito Democratico, non solo pugliese.
Antonio V. Gelormini Direzione Comitato “libertà E’ partecipazione”
Commenti
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Caro Antonio,
lei è molto bravo sia nel denunciare che mistificare e infine fare promozione sia di se stesso che della sua corte……
Mi scusi l’impertinenza ma mi chiedo e le chiedo quando Lei parla di ” Gruppi di associazioni, comitati, cittadinanza attiva ecc. ecc. ” a titolo di chi parla ? e poi il ” coraggio di parlare ” io in questa città ne vedo veramente pochi e sono i soliti e bravi ” cani sciolti “ -
Concordo con l’analisi di Antonio che osserva una stasi dopo le primarie del 14 ott. Anch’io, impegnato in un’associaz. di cittadinanza attiva, leggo di diatribe e di formazione di correnti nel nuovo (?) PD e penso che se noi cittadini non ci facciamo sentire, assisteremo al remake del vecchio incubo gattopardiano: Cambiare tutto, perchè nulla cambi!
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I cani sciolti sono forse quelli che cambiano spesso casacca politica? Il “coraggio di parlare” di certo non manca come fare denunce per ottenere altro con il solito gioco della vecchia politica.Difficile è “il coraggio di costruire la speranza” assumendosi con coerenza la responsabilità delle proposte e delle scelte. Antonio va in questa direzione.C’è una cittadinanza attiva che lavora,che non trova spazio e visibilità nei media,usa la comunicazione via internet e che a Bari è viva.
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Non ho ambizioni regali. Nessun intento promozionale, tantomeno mistificatorio. Per cui ho una certa difficoltà a scusare l’impertinenza. Mi spiace che nell’indicare la luna, l’attenzione si sia soffermata solo al mio dito.






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