Befana a tutto saldo

Antonella Ardito

Ieri primo giorno di assalto ai negozi, con le commesse ben attente a rimarcare “questo capo non è a saldo”

0 commenta

E’il primo anno, e credo di non sbagliare, che i saldi invernali iniziano “ufficialmente” a Bari prima della Befana. L’ufficialmente è d’obbligo, perché è ormai cosa risaputa che subito dopo Natale tra cartoline a casa, sms, email e telefonate, una parte dei commercianti usa chiamare i clienti in negozio e applica agli aficionados sconti sostanziosi, con buona pace di coloro che innamorati per una stagione intera di un cappottino o di un abito in vetrina proprio sotto l’ufficio, lo vedono sparire tra il 27 dicembre e il 2 gennaio in maniera inesorabile. Perché o viene venduto o viene messo in magazzino per tornare al prossimo autunno: fare di tutta l’erba un fascio è sbagliato, però parlare di Saldi Chiari non è neppure cosa corretta nei confronti dei consumatori. Negli ultimi giorni c’è stato un rincorrersi di “vetrine in allestimento”, con abiti e scarpe senza prezzi, o anche manichini completamente nudi e vetri ricoperti di carta, nelle zone centrali e semiperiferiche e anche nelle gallerie commerciali degli ipermercati. Poi c’è da chiedersi se anche indicando sui cartellini il prezzo iniziale, la percentuale di sconto e il prezzo a saldo, quale certezza vi è che questi non siano stati opportunamente gonfiati? Insomma i saldi sono uno strano ectoplasma che continua comunque a vivere nonostante il petrolio a quota 100 dollari e il potere di acquisto dei salari in caduta vorticosa. L’acquisto a saldo è un rito che coinvolge tutti, perché comprare una cosa che ti piace ad un prezzo apparentemente più basso, è una piccola soddisfazione della vita quotidiana: ieri il centro murattiano è impazzito. Già nella prima mattinata clienti in coda per accaparrarsi taglie e colori, con una percentuale di sconto che in media si aggirava sul trenta percento. Confusione ovunque, nei negozi monomarca che puntano da subito alla vendita al 50% e anche nei negozi più “in”: unica differenza è che questi ultimi dispongono di pochissima merce. I capispalla attendono con ansia che qualcuno li liberi dalla gruccia, ma girando i cartellini lo sconto del 10% e un prezzo che supera le 150 Euro anche per un semplice maglioncino con inserti in voile, lascia sconcertato l’operaio da mille euro al mese. Anche le scarpe sembrano ormai un bene di lusso: come si dice a Bari “le paghi con il perché”, infatti sotto i 100 Euro è difficile trovare qualcosa di media qualità: il rischio è di acquistare uno stivaletto che dopo due giorni resta orfano del tacco.

Ma le casse comunque si aprono in maniera vorticosa, accogliendo golose centinaia di banconote da 50 euro, le carte strisciano,il traffico impazzisce e i vigili urbani devono dividersi salomonicamente tra multe alle auto in doppia fila e i controlli alle vetrine. Nei negozi poi f a un caldo boia, i camerini non riescono a soddisfare il numero di clienti in coda e sembra di stare sulla Salerno-Reggio Calabria durante l’esodo, si inizia a sudare di brutto e una volta dentro quel mezzo metro quadro che ti serve per provare i pantaloni, fai una sauna assurda ed esci tutto sudato/a. Nelle auto in sosta vietata resta il marito o il fidanzato di turno in attesa che “lei” provi di tutto e di più e dia fondo alla carta di credito. Poi ci sono quelli costretti a seguirla, ma che restano fuori dal negozio a leggere la Gazzetta dello Sport o a mangiare la focaccia…perché in tanti ieri hanno osservato orario continuato. E oggi, domenica 6 gennaio, giorno della Befana, negozi aperti per dare ampia redenzione alla Saldomania…e chissà che anche la vecchina che una volta in un sacco portava i fichi secchi con le mandorle ai bravi bambini, non decida di buttare via le sue scarpe rotte ed entrare in una boutique di Via Argiro per provare a rifarsi il guardaroba!

avatar

Nessun commento ancora. Scrivi il primo!