Bilancio Regionale tra smemorati e inadeguati
Diciamocelo,
mentre ci accingiamo ad aggiungere qualche nota sul bilancio della Regione, non possiamo ignorare l’accorato appello di Lamberto Dini. Certe posizioni intransigenti ci commuovono. Apprezziamo la sua linea dura sulla riduzione delle pensioni e la sua intransigenza, fino addirittura alla minaccia di far cadere il governo del quale fa parte, nei confronti dei numeri e nella corretta gestione che sta dietro i numeri.
La correttezza delle cifre innanzi tutto. Se non ci sono risorse niente soldi ai pensionati , prima vanno salvaguardati i dati contabili e la sacralità del loro rigore.
Peccato però che, le pensioni da ridurre siano quelle degli altri e che i numeri di gestione siano quelli degli altri.
La sua pensione mensile è di 25 milioni di Euro al mese e riguardo il rigore dei numeri gestionali sua moglie è stata appena condannata a 2 anni e mezzo per bancarotta fraudolenta. Tralasciamo la coerenza della sua opposizione al tetto dei compensi per i manager di Stato e inseriamo il suo nome nella lista degli smemorati .
Queste sono le prediche e questo il pulpito.
Altri pulpiti ed altre prediche hanno accolto il bilancio della Regione con il suo corollario di aumenti di tasse per i cittadini pugliesi.
Diciamocelo,
qualcuno ha cercato di convincerci che tutto il sistema regionale e la sua struttura sanitaria fossero una sorta di macchina gestionale perfetta e che solo adesso si sia inceppata. Sembravano tutti diventati gli smemorati di Collegno.
Nessuno ricordava più nulla delle trascorse gestioni.
Questa amnesia è stata collettiva, molto probabilmente un virus visto che si tratta sopratutto di sanità. Nessuno ricordava il bilancio della trascorsa gestione, la gestione provvisoria e le passate gestioni e i passati bilanci .
Tutto era nuovo, nuovi i problemi, nuove le inefficienze, nuova la indeterminatezza della spesa sanitaria, anche le perdite ereditate sembravano apparire per la prima volta.
Sembrava il primo giorno di scuola, tutti sorpresi dalla novità delle cifre, dalla novità
dei risultati. Tutti erano stati in vacanza e non sapevano nulla. Per la prima volta venivano a conoscenza di cose per le quali non avevano avuto nessun ruolo. Non c’erano e nessuno li ha avvertiti.
Neppure i dirigenti, i commissari, i funzionari, i consulenti che hanno loro stessi nominato non hanno raccontato niente, forse per non dispiacerli.
Eppure erano stati scelti con criterio. Erano parenti , amici, gente di cui fidarsi e che hanno dovuto imporre con forza.
Diciamocelo,
avevamo con compiacimento apprezzato l’esordio della relazione dell’assessore al bilancio . La sua puntuale separazione dei residui passivi perenti ovvero lo stop dato alla possibilità di portare a passeggio da una gestione all’altra le poste debitorie a secondo la convenienza politica, presagiva un bilancio tecnicamente dignitoso.
Almeno erano state escluse le strategie dei passati bilanci.
Ricordiamo agli smemorati di Collegno che nell’ultima gestione Fitto, attraverso una operazione
definita “sanare il bilancio”, furono recuperati nella disponibilità dell’amministrazione di allora 350 Milioni di Euro. Apparentemente una operazione virtuosa, ma che nascondeva obbligazioni create nelle trascorse gestioni e rese disponibili a fine mandato.
Ma tornando all’oggi, l’esordio della relazione non si concludeva con la stessa qualità. Tutta la narrativa sembrava redatta non dall’assessore al bilancio ma da un revisore esterno alla gestione che voleva parare le proprie responsabilità di controllo dalla certificata inefficienza amministrativa. Venivano riportate senza pudore le stesse ammissioni dell’Ares che denunciava l’affanno della gestione amministrativa delle ASL a gestire gli i adempimenti ordinari contabili e gestionali.
La politica e le nomine.
Diciamocelo, a costo di apparire contro corrente .
La politica deve assumere un ruolo dirigenziale operativo, Non può e non deve lasciare ad esponenti di un indirizzo politico diverso la gestione delle attività significative. Per dirla in modo più brutale i partiti devono dare l’indirizzo operativo delle scelte politiche, scegliendone la dirigenza ma non gli uscieri..
Ma gli eventi ai quali assistiamo denunciano la fine dei partiti. Anche con tutte le storture alle quali abbiamo assistito c’era la possibilità di fare carico ai partiti di riferimento, allo loro ideologia, alla loro struttura .
I partiti sono stati sostituiti da rapporti parenterali, di amicizia, di comparaggio.
I personaggi dirigenziali non rispondono a nessuno che non sia il parente o l’amico.
Pensare che con questi personaggi e con questi criteri di nomina si possa pervenire ad un sistema di controllo di gestione ed a un credibile piano revisionale non è possibile.
Come pensare che si possa riorganizzare l’amministrazione quando non si è in grado di fare, per esempio, una cosa banalissima come verificare se ad ogni stipendio che viene dato dalla Regione corrisponda un posto fisico di lavoro.
Potremmo continuare nell’anedottica all’infinito e non ci commuove la decisione dei nostri rappresentanti di ridursi gli emolumenti . La chiave degli sprechi non è negli emolumenti ma nella efficacia pratica dell’operare dei nostri rappresentanti, monitorata in modo decente e sistematico.
Commenti
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è molto pericoloso il virus S(sanità)
si trasmette da direttore generale a direttore
da direttore sanitario a direttore natitario
e non necessariamente della stesssa corrente politica






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