Basket: punto C2 con Claudio Giancane
In prossimità della pausa natalizia del campionato di basket, non fa male dare uno sguardo più attento ai parquet più lontani dai riflettori. Ecco il perché di queste “quattro chiacchiere” con Claudio Giancane, Dirigente Responsabile della Quarta Caffè Monteroni, che milita nel campionato di pallacanestro di serie C2.
Ecco una corretta e precisa diapositiva di tutto quello che riguarda la pallacanestro di C2, dalle formazioni che stanno vincendo il campionato, alla questione giovani, e allo spinoso problema che riguarda gli arbitraggi, troppo poco all’altezza della situazione.
Presidente Giancane, innanzi tutto complimenti per la posizione in classifica della sua società. Dopo due mesi dall’inizio del campionato la sua squadra è fissa al secondo posto, preceduta dal Basket Francavilla con soli 4 punti di differenza, e sta dando prova di grandi capacità. Cosa ci vuol dire in proposito?
Ritengo che l’attuale classifica rispecchi fedelmente il valore delle squadre di questo campionato di C2. Monteroni e Francavilla risultano sicuramente le due squadre più attrezzate del girone, entrambe dotate di un tasso tecnico elevatissimo e che finora hanno dimostrato sul campo di avere una marcia in più rispetto alle altre concorrenti per il salto di categoria.
Ciò è soprattutto il risultato di una attenta pianificazione delle due Società che rinunciando alla C1 a giugno, hanno scelto di creare le basi per un solido futuro della loro attività, partendo dal settore giovanile e allargando lo staff societario.
Vuole aggiungere qualcosa sul campionato pugliese di C/2, sul resto della classifica, e sugli obiettivi che la sua squadra si è prefissata di raggiungere quest’anno?
Il campionato di C2 è un campionato lungo e difficile e sarà vinto dalla formazione che a maggio avrà raggiunto il migliore equilibrio di squadra ed una eccellente tenuta atletica.
L’attuale classifica, probabilmente, la ritroveremo più o meno così alla fine della regular season, a meno di clamorosi infortuni e/o innesti di giocatori molto forti nella campagna acquisti di gennaio. L’obiettivo che si era prefissato la Società era quello di arrivare tra le prime quattro, per poi giocare nei play-off per il salto di categoria.
Da sempre lo sport è uno strumento di pace e aggregazione tra persone e popoli diversi, ce lo insegna la storia. Del resto è vero che sono sempre meno i ragazzi disposti a mettersi in gioco facendo anche qualche rinuncia per ottenere buoni risultati. Questo non credo sia il caso di chi fa sport in maniera seria. Lei cosa ne pensa?
Probabilmente è un problema generazionale. Quando giocavo a pallacanestro, 25 anni fa, non ci si poneva il problema di giocare d’inverno all’aperto alle 20.00 di sera o a fare più sedute di allenamento al giorno. Adesso è tutto più complicato, soprattutto nei rapporti con i giovani atleti (o meglio con i genitori degli stessi). Si pensa ai risultati immediati e non alla costante applicazione e ai sacrifici che bisogna fare per raggiungerli..
Ovviamente per chi fa lo sport seriamente i risultati arrivano, eccome!
A tal proposito da tempo si sente parlare di “crisi delle vocazioni” anche e soprattutto per quanto riguarda gli arbitri. Nell’intervista rilasciata qualche giorno fa dal responsabile della Commissione Regionale Arbitri, Massimo De Agazio, non si faceva mistero del fatto che questa crisi colpisce anche il mondo della pallacanestro. Cosa pensa in merito a questa situazione?
Ritengo che questo sia un problema di priorità e di benefici-costi. I giovani d’oggi perseguono gli obiettivi più semplici e più “comodi” da raggiungere. Fare l’arbitro significa sicuramente sopportare più sacrifici rispetto al raggiungere soddisfazioni personali. Bisognerebbe individuare degli incentivi per i più bravi (non solo economici, ma anche viaggi-vacanze di perfezionamento), e magari ritoccare il rimborso spese, che mi sembra, a dire il vero, abbastanza modesto per un giovane che deve fare con il proprio mezzo anche 150 Km (in C2) la domenica per andare ad arbitrare.
Sono sicuro che elevando il livello degli arbitri (e purtroppo si vedono ancora arbitraggi non all’ altezza della situazione) tutto il movimento ne avrà giovamento.
Cosa fanno le società in generale e la sua in particolare per avvicinare i giovani alla pallacanestro e sopperire alla crisi delle vocazioni?
L’ avvicinamento dei giovani alla pallacanestro deve passare attraverso più fronti:
– A livello centrale propagandando il basket quanto più possibile sui media, realizzando delle opportune convenzioni tra FIP e principali reti televisive e giornali, facendo vedere molto più basket possibile in TV.
A tal proposito la nostra Società sta riscuotendo ottimi consensi grazie ad un contratto stipulato con TELERAMA Media Partner (che manda in onda le nostre partite il giovedì alle 18.30 e venerdì alle ore 24.00). Insieme alla società consociata, la Nuova Pallacanestro ha circa 250 atleti tesserati e la domenica una buona parte delle 700-800 persone che affollano il palazzetto è rappresentata da giovanissimi.
– A livello locale le società dovrebbero entrare nelle scuole, e nelle famiglie, mostrando questo “prodotto buono” ancora sconosciuto in tante realtà e alternativo soprattutto al calcio. Ma anche questa situazione sta pian piano cambiando. Molta gente è stufa del calcio e delle sue degenerazioni. E il mondo della pallacanestro ne dovrebbe approfittare. E per fortuna i giovani attuali non vivono di solo “calcio”.
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