Regione: a che servono questi tagli?

Mariano Leone

A proposito di Bilancio Regionale

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Se fossi a Copenaghen sarei contento di pagare più tasse. Ma sono in Puglia e non sono contento.
Diciamocelo, ridurre il problema della gestione amministrativa della Regione e della sua maggior fonte di spesa, quella sanitaria, all’aumento della tassazione regionale è una maniera sbagliata di porre la questione.

Spiegare come fa Onofrio Introna che “i benefici dell’intervento li potremo vedere solo alla fine del 2008 quando potremo essere certi che se il deficit sarà in fase calante ci potrà consentire di riportare al ribasso le addizionali” è un modo inquietante di porre il problema.

Siamo tutti abbastanza adulti da accettare un programma di risanamento gestionale anche quinquennale, ma vorremmo sapere a marzo del 2008 o a giugno del 2009 a qual punto del programma si è pervenuti. In una gestione amministrativa carente ed inaffidabile nella ordinaria gestione contabile come è stato certificato dalla stessa Ares non è possibile intervenire nel controllo di gestione.
Le risultanze gestionali non sono un evento imponderabile come un terremoto ma la conclusione di un sistematico rilevamento delle poste previsionali e di quelle storiche. Si possono accettare scansioni tra previsto e realizzato ma per farlo ci deve essere un sistema di rilevazione sistematico che non attende le rendicontazioni di fine anno.

La qualità degli interventi di riduzione della spesa ci mandano messaggi di segno opposto. Denunciano l’incapacità strutturale della Regione di controllare la spesa ed in particolare la spesa sanitaria. Limitare l’autonomia di spesa sopra i 400 milioni di Euro dei Direttori Generali, per cui subordinare le spese eccedenti tale cifra all’approvazione della giunta regionale è una falsa soluzione.
A parte l’atteggiamento schizofrenico della Regione che precedentemente aveva bocciato
lo stesso provvedimento che su indicazione del governo nazionale aveva suggerito a 500 milioni di Euro il limite di autonomia dei dirigenti, l’effetto che traspare è il seguente.
• La stessa Regione non ha fiducia nei dirigenti e commissari che ha nominato
• La giunta regionale nella sua totalità dovrebbe avere le competenze aziendali per valutare l’opportunità della spesa.

In un sistema che non prevede per ogni provvedimento la copertura di spesa ed il monitoraggio sistematico per tutto il periodo realizzativo, un organismo pletorico come la giunta non potrà avere i mezzi conoscitivi per approvare o respingere un provvedimento.
Le spese di qualunque cifra possono essere gestionalmente sbagliate o afflitte da interessi privati. In tutti e due i casi non vediamo come una giunta regionale possa decidere meglio dei propri dirigenti.

Diciamocelo, se occorre che si arrivi ad un provvedimento dell’assessore per limitare le spese telefoniche vuol dire che tutto il sistema dirigenziale non è in grado di fare una cosa banalissima come ridurre le spese telefoniche dei propri subordinati .
Se non si è in grado di fare questi interventi banali sulle spese telefoniche, siamo autorizzati a diffidare della intera classe dirigente, della loro capacità decisionale e della loro professionalità. Se poi non riescono neppure a contabilizzare la ordinarietà degli accadimenti amministrativi sarebbe il caso che provvedano ad un mea culpa i dirigenti ma soprattutto coloro che li hanno nominati.

Diciamocelo, non abbiamo ovviamente un quadro esaustivo della gestione della Sanità, ma visto che non lo hanno neppure quelli che istituzionalmente lo dovrebbe avere possiamo riportare alcuni accadimenti gestionali ripresi dalla cronaca.
Assistiamo ancora a lavori di strutturazione di vecchi edifici. E’ patrimonio conoscitivo acclarato che ristrutturare vecchi immobili è un suicido gestionale.
Liste d’attesa.
Quasi sempre le liste di attesa impegnano strutture diagnostiche molto costose con alto indice di obsolescenza per cui l’incidenza del costo del personale è minima rispetto al costo del macchinario.
In Francia è pratica costante far lavorare le strutture mediche costose con più turni di lavoro. Per cui è possibile sottoporsi anche nelle ore notturne a pratiche diagnostiche.
Il maggior costo del lavoro incide in modo marginale rispetto al vantaggio del più veloce ammortamento dei macchinari.
Non ho notizie di Project Financing che in altre realtà anche italiane intervenendo sulla produzione di energia o nella conversione commerciale di strutture collegate al servizio sanitario (centri commerciali, differenziazione di servizi ecc.) sopperiscono con risorse proprie di progetto alla carenza finanziaria pubblica.
Ci sono protocolli di intervento sanitario che, se applicati, limitano il danno da cause civili che rappresentano la mina vagante del nostro sistema sanitario e che per le lungaggini giudiziarie spostano il problema della spesa nel tempo. L’applicazione sistematica di questi protocolli consentirebbe l’omogenizazzione del controllo della qualità.
Non c’è da inventare soluzioni originali, basterebbe copiare da altre realtà.

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Commenti

  • lloped (utente non verificato)

    quanto è difficile copiare le cose ben fatte
    perchè riducono la spesa pubblica
    perchè nel tempo tendono a risanare i bilanci
    perchè limitano o riducono gli spitempi dei direttori di aziende
    e poi queste persone dove vanno a finire?
    come fanno ad acquistare beni strumentali che nel privato costano 450.000 eeuro e nel pubblico 900.000 e li tengono magari anche fermi o sottoutilizzati perchè si accorgono che manca personale per farli funzionare?
    insomma il business poi finisce….