Indagine Sole 24 ore, Bari al 92esimo posto

Antonio Scotti

Migliora di nove posizioni rispetto l’anno passato. Ma insieme con il mezzogiorno d’Italia è in ritardo su reddito pro-capite, disoccupazione e tempi della giustizia

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Come al solito. Per alcuni è mezzo pieno. Per altri è mezzo vuoto. Il bicchiere della soddisfazione è ancora una volta divergente a seconda dei punti di vista. Insomma, anche quest’ anno l’indagine sulla qualità della vita de “Il sole 24 Ore” non manca di dividere l’opinione pubblica. Fatto sta che Bari dalla 101esima posizione sale a quota 92, appaiata insieme a Palermo e Caserta. Prima in classifica, la città di Trento. Seguita da Bolzano, Aosta, Belluno e Sondrio. Sesta Milano e ottava Roma. Perde il primato Siena, che scende alla settima posizione.

Per incontrare la prima città del mezzogiorno occorre scendere fino alla 57esima posizione, occupata da Matera in comproprietà con Ascoli Piceno. Ciò che emerge è uno spaccato d’Italia dove il settentrione guarda dall’alto un sud afflitto da problemi di carattere strutturale, che endemicamente si protraggono nel corso degli anni. Il recupero di nove lunghezze consente di far tirare un sospiro di sollievo soprattutto per ciò che riguarda la produttività, cresciuta nel corso degli anni, ma che nei prossimi mesi dovrà essere necessariamente supportata con interventi mirati sulle infrastrutture e sul miglioramento della competitività.

Poco entusiastici gli indicatori relativi ai servizi per l’ambiente e la salute. All’interno di questo indicatore, Bari si colloca alla 94esima posizione. A pesare ci sono parametri negativi come quelli riguardanti l’assenza di spazi dedicati all’ambiente, oltre che la mobilità esterna ospedaliera. Al 97esimo posto, invece, Bari si colloca per quel che riguarda la popolazione. A determinare un così brutto risultato figurano una densità demografica molto bassa, un negativo trend di natalità, il rapporto giovani-anziani, il numero degli stranieri regolari sulla percentuale della popolazione residente e, infine, l’investimento in formazione. Ultima posizione, invece, per il numero di cause esaurite o ancora pendenti. Meglio per il tempo libero, dove il capoluogo pugliese raggiunge quota 63.

Ma a rappresentare in maniera migliore la grande frattura esistente nel Paese in termini di qualità della vita è soprattutto l’indicatore relativo al reddito pro-capite. Se per Trento è superiore a 25mila euro, al Sud ci si approssima mediamente attorno alla metà. Per non parlare del tasso di disoccupazione, che al Nord è del 3,1% mentre al mezzogiorno è  del 13,3%.  L’83esimo posto spetta a Lecce, che precede Brindisi di due lunghezze. 101esima posizione per Foggia (che perde un posto) mentre Taranto migliora di 4 punti collocandosi al 98esimo posto.

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